La risposta d'Alaimo, e le rampogne de' Messinesi al legato quando si ruppe il trattato, l'ho cavato in gran parte da Neocastro e da Malaspina.

[28] Gio. Villani, lib. 7, cap. 66.

[29] Nic. Speciale, lib. 5, cap. 9.

[30] Saba Malaspina, cont., pag. 371.

[31] Bart. de Neocastro, cap. 41.

Saba Malaspina, cont., pag. 371-72-73.

Di questo tempo v'hanno nel r. archivio di Napoli pochi diplomi, com'è ben naturale. Ne noterem tre, i quali se non ispargon molta luce su i fatti che narriamo, servono ad attestare la permanenza di re Carlo nel campo. L'uno è dato in castris in obsidione Messane, a 3 settembre undecima Ind. (1282) per armenti in terraferma; l'altro nello stesso luogo il 10 settembre per alcuni cavalieri mercenari, reg. segnato 1283, E, fog. 1 e 14. Ibid., a fog. 14 si legge un diploma più importante, con la stessa data del campo sotto Messina a 7 settembre. Carlo rifiutava tre galee di Marsiglia che voleano entrare ai suoi soldi, e diceva egli averne pur troppe. Su queste galee la principessa di Salerno sua nuora, era andata da Marsiglia fino alla riviera di Genova, ove sbarcò per venire a Napoli per terra col marito. Le galee erano andate anco a Napoli, e s'offrivano ai servigi del re.

[32] Nic. Speciale, lib. 1, cap. 14.

[33] Stromento da batter le mura, che terminavasi in un capo di gatto, come appo gli antichi l'ariete.

Chiamavasi anche gatto una fortissima tettoia mobile su ruote o altrimenti, di che coprivansi gli assalitori mentre percotean le mura. Era la tettoia di grosse travi a graticcio, coperta di assi, e foderata di cuoio, e talvolta anche sormontata di uno strato di terra, da scemare e sostener l'urto di ciò che gettasser d'in su i muri gli assediati. Vedi d'Esclot, cap. 161 e seg., e Bartolomeo de Neocastro, cap. 110, che ne fanno menzione, l'uno nell'assedio di Girona, l'altro in quel d'Agosta.