A dì 6 maggio. Documento. XXXIV.
A 7 maggio. Lettere di raccomandazione pei due legati di re Carlo, fog. 200.
Il dì stesso. Al siniscalco di Provenza. Tolga tutti aiuti a Monaco; e a questo effetto mandi un vicario a Nizza, fog. 862.
A dì 8 maggio. A Matteo d’Adria e Landolfo Ayossa legati in Genova. Si parla del recente trattato (certamente quello trascritto nel diploma del 6 maggio) come in romana curia noviter habiti de conscientia domini nostri summi Pontificis. Esaminato l’altro, il re mandava ai legati nuova procura per compiere il trattato. Insieme li forniva di lettere ai castellani delle fortezze da consegnarsi, al siniscalco di Provenza, e agli usciti genovesi in Monaco, per dar la terra, contentandosi a’ patti fermati in lor favore; e se costoro non si pieghino, i legati ne scrivano al cardinal Matteo di santa Maria in Portico. Per la restituzione delle castella staggite presso i Genovesi, facciasi il piacer del papa; cioè non si richieggano statichi, ma solo la fede di Niccolò Spinola, Niccoloso Doria, Albertazzo Spinola e Federigo Doria. I legati assicurino i Genovesi, che se i Grimaldi armeranno in Monaco, non sarà in lor offesa, ma de’ Genovesi militanti per Federigo d’Aragona. Intanto il re sapea che in Genova s’armavano per Federigo due galee da Rosso Doria, due da’ Volta, tre dagli Spinola, due da Francesco Squarciafico, una da Giacomo di Cisterna, e anche dodici dal comune, ma queste sotto specie di servire ad altro. Perciò impedissero questi aiuti, o, nol potendo, non fermassero l’accordo, fog, 195 a t.
Lo stesso dì 8 maggio. Nuove credenziali a’ legati, fog. 196.
Lo stesso dì. Lettere agli usciti genovesi di Monaco, perchè ubbidissero, fog. 200.
Diploma del 22 maggio tredicesima Ind. 1330. Sono i capitoli della pace con Genova, negli stessi termini di que’ del 6 maggio. Ma non vi si legge l’obbligo de’ Genovesi a richiamare gli armati di Sicilia, facendone caso di stato; nè di Carlo a tener siniscalco in Provenza non sospetto a Genova. In vece è detto, che la repubblica non darebbe, nè permetterebbe aiuti a Federigo; e Carlo non vieterebbe l’assedio di Monaco, nè la costruzione di bastioni a questo effetto. Si legge di più, che i Grimaldi e altri usciti possan avere asilo ne’ domini di Carlo, oltre certa distanza da Monaco. I legati sono i due soli primi; e i presenti capitoli si dicono testè mandati dal papa, fog. 410.
A 15 giugno. Nuova procura. Si parla del trattato, maneggiato in Genova per Adria ed Ayossa. Or sono elettr maestro Guglielmo Agrario procuratore a corte di Roma, i detti due primi legati, e Giovanni de Porta da Salerno, perchè ricevan Monaco dalle mani degli usciti genovesi, o insistan presso il sinscalco di Provenza per farsi a costoro viva guerra, e intanto congegnarsi la fortezza di Labegio, fog. 267 a t.
A 17 giugno. Al castellano della torre d’Albegio, per consegnarla a richiesta dei legati, fog. 242.
Lo stesso dì. Al siniscalco in Provenza e Forcalquier. Si dice che il papa avea mandato a re Carlo, Guglielmo Agrario per fargli intender la sua mente sullo affare di Monaco, indi il re aggiunse ai due primi legati, questo Agrario e Giovanni de Porta. E comanda al siniscalco di procacciare la resa di Monaco, con ogni modo di potenza o pazienza, fog. 365.