[378.] Fazzello, Deca II, lib. VI, cap. I.

[379.] Questa è la giusta ortografia al modo nostro di trascrivere l'alfabeto arabico.

[380.] M. Reinaud ha notato ciò nella versione francese della Geografia d'Abulfeda, tom. II, pag. 179. Aggiungo che tra gli strafalcioni di Leone ve n'ha uno, il quale prova non solo che scrivesse di memoria, ma ancora che non avesse buona memoria. Ed è che un califo fatimita d'Egitto abbia mandato Giawher a conquistare la Barbaria; e che, ribellatosi il governatore di questa provincia, il califo El-Kaim abbia scatenato sopra quella gli Arabi d'Egitto. Sarebbe lo stesso a dire che Giustiniano da Roma mandò Belisario ad occupare Costantinopoli; e che Roma fu saccheggiata dalle genti del Bastardo di Borbone per comando di Filippo il Bello.

[381.] Ecco questo squarcio dell'opera geografica di Leone Africano sottoscritta di Roma, il 10 marzo 1526, ch'io copio su la edizione del Ramusio, tom. I, p. 69 verso. Detto che sotto la dinastia degli Aghlabiti Kairewân crebbe di grandezza e di popolo, Leone aggiunge che il signore del paese “fece fabbricare appresso un'altra città cui pose nome Recheda, nella quale habitava egli e i primieri della sua corte. In questo tempo fu presa Sicilia dalli suoi eserciti mandativi per mare con un capitano detto Halcama, il quale nella detta isola edificò una piccola città per fortezza et sicurtà della sua persona, chiamandola dal suo nome, la quale vi è sin oggi chiamata dai Siciliani Halcama. Dapoi quest'Halcama fu quasi assediata dalli esserciti che vennero in soccorso di Sicilia; allora il signore di Cairoan mandò un altro essercito più grande con un valente capitano chiamato Ased, il quale rinfrescò Halcama, et tutti si ridussero insieme et occuparono il resto delle terre che rimaseno.” E Leone non ne dice altro.

[382.] Veggasi la notizia biografica che dà Leone Affricano dello Esseriph Essachali, com'ei chiama Edrisi. Presso Fabricio, Bibliotheca Græca, tom. XIII, p. 278.

[383.] Belgia in arabico vuol dir crepuscolo sia mattutino sia vespertino. Su i nomi geografici ai quali accenno, si vegga il capo I del lib. III.

[384.] Questi due righi e la esposizione delle testimonianze storiche eran già scritti, quando si pubblicò, il 1845, il lavoro del Wenrich, dove si trova (lib. I, cap. IV, § 52) una frase che a prima vista pare poco diversa e un metodo d'esamina somigliante al mio, ancorchè con altri fatti e altri risultamenti. Non essendo uso a rubare gli altrui lavori, mi basta avvertire il lettore, e lascio la forma del mio scritto com'ella stava.

[385.] Veggasi la prefazione del Muratori, Rerum Italicarum Scriptores, tom. I, parte II, p. 287 a 289. La cronica pare scritta verso l'872, e l'autore allude a quella come ad opera giovanile in altri opuscoli assai meno importanti ch'ei dettò verso il 902.

[386.] El-Kadhi: il cadi Ased-ibn-Forât.

[387.] Johannes diaconus, Chronicon etc., presso il Muratori, Rerum Italicarum Scriptores, tom. I, parte II, p. 313.