[388.] Anonymi Salernitani, Paralipomena, presso Muratori, Rerum Italicarum Scriptores, tom. II, parte II, cap. XLV, p. 163, seg.; presso Pratillo, tom. II, cap. LI, p. 119 (che varia il numero dei capitoli), e meglio presso Pertz, Scriptores, tomo III, cap. LX, p. 498. Su l'autore veggansi le prefazioni del Muratori e del Pertz. Il Muratori crede che il nome di lui sia stato Arderico.

[389.] Le stesse croniche bizantine denotano Teognosto come autore dei canoni grammaticali: la sola opera che ci rimane di lui, Θεογνοστου κάνονες, presso Cramer, Anecdota Græca, tom. II, Oxford 1835.

[390.] Theophanes continuatus, p. 3, in fine del titolo. A p. 81, § 26, di Michele il Balbo, in fin della impresa di Orifa in Creta si legge: “ed ei ci lasciò la briga di liberare l'isola dagli Agareni. Rimettasi ciò nelle mani di Dio: ma anche noi dobbiamo darcene pensiero; e dì e notte l'animo nostro se ne travaglia.” Queste parole non poteano esser dettate che dallo imperatore.

[391.] Veggasi Ducange, Glossarium mediæ et infimæ latinitatis, alla parola Magister, e Glossarium mediæ et infimæ græcitatis, alla voce Μαγίστερ

[392.] ..... λαβόντος ἀρχὴν ἄρτι πρῶτον λαοῦ άμαρτίας. κ. τ. λ.

[393.] Symeon Magister, nel volume Theophanes continuatus, p. 621, 622, § III, del regno di Michele il Balbo. Su l'autore veggasi Fabricius, Bibliotheca Græca, tom. VII, lib. V, cap. I, § 10.

[394.] Τουρμάρχης τελῶν. Τέλος, che ho tradotto milizia, è voce generica e vaga. Non così turmarca, che risponde, negli ordini militari d'oggi, a generale di brigata. Comandava una turma o μὲρος, composta di tre drungæ, o μοῖραι, ciascuna delle quali, a un di presso come i nostri reggimenti, variava da 1000 a 2000 uomini. Sopra il turmarca o merarca non era che il generale in capo o stratego: sotto venivano i drungarii o chiliarchi. Veggasi la Tattica dell'imperatore Leone, detto il Sapiente, cap. IV del testo greco, e nella versione francese del Maizeroi, p. 33. Veggasi anche Ducange, Glossarium mediæ et infimæ græcitatis, alle voci τουρμάρχης, τοῦρμα, μοῖραι.

Al tempo di Leone, drungario e turmarca eran titoli di capitani nelle armatette provinciali, non già nel navilio imperiale; op. cit., versione del Maizeroi, p, 146. Il Cedreno dà ad Eufemio il vago titolo di Ἑξηγούμενος.

[395.] La versione latina del padre Combefis, ristampata nella edizione del Niebuhr, non è molto esatta in questo luogo, nè in parecchi altri. Oso correggerla, afforzandomi dell'autorità di M. Hase, il quale, cortese quanto egli è sapiente ed erudito, si è piaciuto rivedere e postillare la versione mia.

[396.] In fatti si trova minacciato questo supplizio nelle Basiliche (Βασιλικῶν, lib. LX, titolo XXXVII, cap. LXXI, LXXIV, LXXV, e Liber Leonis et Constantini AA., tit. XXVIII, cap. X, XI, XII), non solo ai seduttori delle monache, ma sì a chi viziasse l'altrui fidanzata, o sposasse la propria comare. Indi si vede la confusione che portavano già nella morale le ubbíe religiose, e come, tra quelle e il dispotismo, si guastava la legge romana.