[436.] Abulfeda, Géographie, versione francese, tomo II, p. 199; Tigiani, nel Journal Asiatique, août 1852, p. 104; Ibn-abi-Dinâr, loc. cit.

[437.] Nowairi, presso Di Gregorio, Rerum Arabicarum, p. 4. Ibn-el-Athîr e Ibn-Khaldûn portano la sola data del mese. Nowairi fa cadere il 15 rebi' 1º (16 è errore corso nella versione di M. Caussin e del Di Gregorio) in giorno di sabato. Fu veramente un giovedì. Il Rampoldi fa combattere due battaglie navali in questo passaggio; la origine del quale errore si vegga nel capitolo seguente, p. 287, nota 2.

[438.] Nowairi, loc. cit.

[439.] Riadh-en-nofûs, MS., fog. 28 verso; Ibn-Khaldûn, Histoire de l'Afrique et de la Sicile, pag. 106. M. Des Vergers, secondo il MS. di Parigi ha tradotto questo passo: “Les Arabes se tenaient d'abord (par défiance) a l'écart du chef de l'île et des Grecs de son parti; mais s'étant ensuite réunis, ils mirent en fuite Palata et son armée, dont ils pillèrent tous les bagages.” Ma la lezione del MS. di Parigi è manifestamente erronea, e va corretta con quella di un MS. di Tunis, del quale io ho alcuni estratti. Indi convien tradurre: “Il Palata venne alle mani con gli Arabi; i quali fecero mettere in disparte il capo (Eufemio) e tutti gli altri Greci che (insieme con lui) li avean chiamato in aiuto contro il Palata e sua fazione. Sconfitto il Palata e i suoi, gli Arabi fecero bottino della roba loro, e il Palata fuggissi.”

Ibn-el-Athîr e Nowairi dicon solo del comando dato di mettersi in disparte: e l'ultimo aggiugne che Ased “non volle aiuto da lui.” Questa è la frase che il Di Gregorio, guastando testo e versione francese, rese in latino: eorum etenim fidem expertus non fuerat.

Secondo il Riadh-en-nofûs, la divisa fu un poco di Hascisc, che in generale significa “erba secca,” e anche pianta.

[440.] Soleiman-ibn-Sâlem, presso il Riadh-en-nofûs, loc. cit., con la salvaguardia d'un “si dice.” Replicarono questa esagerazione. Ibn-Rascîk, citato da Ibn-Wuedran e Ibn-abi-Dinâr che lo copia.

[441.] Nowairi, loc. cit. Moltissimi luoghi in Sicilia chiamansi Balata, che è la voce latina platea, guasta dagli Arabi nel suono e nel significato, e in oggi nel dialetto dell'isola significa “pietra da lastrico,” e altresì “pietra viva e liscia, non tolta per anco dal monte.” Pertanto, non sapendosi nè donde venisse il Palata, nè a quanta distanza l'andasse a incontrare Ased, sarebbe difficile determinare il luogo della battaglia, anche supponendo che ritenga tuttavia il nome. Nondimeno v'ha a sei miglia da Mazara un promontorio, detto da Edrisi Râs-el-Belât, e in oggi capo Granitola o punta di Sorello, che si stende in una vastissima pianura in parte paludosa, margiu, come noi diciamo in dialetto. La uscita di Ased da Mazara in ordinanza e la ritirata dell'esercito siciliano verso Castrogiovanni convengono benissimo ad una battaglia data in quella pianura. M. Famin, Histoire des Invasions des Sarrazins en Italie, tomo I, p. 150 in nota, promette dimostrare in appresso che la battaglia si diè a Platani, castello distrutto. Gli argomenti suoi, che non conosciamo per anco, possono esser due: la vicinanza del luogo e la somiglianza del nome. Ma il luogo è lontano da Mazara cinquanta miglia, e secondo Edrisi dovrebbe dirsi 70; il che non si accorda con la marcia in ordinanza. Il nome è diverso; poichè gli Arabi, Nowairi con gli altri, nominando quel castello di Platani che si arrese ai Musulmani l'840, scrivono Iblâtanû, non già Belât.

[442.] Il testo del Nowairi dice che Ased uscì di Mazara 'alâ ta'bia per andare a trovare il Palata nella pianura Palata o Balata. M. Caussin, padre, prese ta'bia per nome di luogo, e tirossi dietro il Di Gregorio, che per giunta soppresse nel testo la preposizione 'alâ, che vuol dire: “sopra, in, in stato di.” Indi tradussero, l'uno: marcha vers Taabia; e l'altro: progressus exinde fuit ex Mazara ad Taabiam. Ma ta'bia significa “schiera, ordinanza, ordine di battaglia;” e il Nowairi un rigo sotto replica il verbo 'aba, dal quale viene tal voce; oltrechè se si trattasse di nome di luogo qualunque arabo gli avrebbe messo innanzi la preposizione ila, “verso, alla volta di,” e non già 'alâ. Ibn-el-Athîr usa anch'egli in altro caso della guerra di Sicilia la voce ta'bia nel senso di schiera, ordinanza. Però non v'ha il menomo dubbio alla correzione che io fo: “Indi Ased cavalcò in ordinanza da Mazara per andare a trovare il Palata, il quale stava in una pianura che ebbe lo stesso nome di lui.”

[443.] Così pare, poichè sappiamo dai Musulmani lo sbarco il 13 giugno, e la Cronica di Cambridge, presso Di Gregorio, Rerum Arabicarum, p. 41, porta la occupazione dell'isola a mezzo luglio 6335, notando, com'è probabile, lo evento più segnalato, che fu questa battaglia.