[710.] Il Gaetani, non trovando altra memoria di loro, chè la Cronica di Cambridge per anco non si conoscea, e volendo accrescere il catalogo dei martiri siciliani, suppone che Sofronio e i compagni fossero morti per la Fede.

[711.] Baiân, tomo I, p. 110. Quivi non leggonsi i gradi della parentela con Ibrahîm-ibn-Ahmed, ma si argomentan dai nomi. Traduco a caso il soprannome, ch'è scritto senza vocali, onde si potrebbe leggere Kherg-er-ro'ûna, “Nugolo di pazzia.” ed è suscettivo d'altre lezioni e interpretazioni. Nel Baiân quest'omicidio è scritto dopo la presa di Siracusa. Ma ciò non prova che accadesse dopo: e le conseguenze del misfatto, riferite dal Baiân tutte nello stesso anno, fan supporre o ammazzato Gia'far nei principii, ovvero che l'autore non osservi rigorosamente la cronologia.

[712.] Baiân, l. c. Quivi si legge Hosein-ibn-Riiâh. Correggo Ribâh per essere famiglia illustre della colonia, e per trovarsi appo Nowairi un Hosein-ibn-Ribâh governatore della Sicilia nell'872, come si è detto a p. 391.

[713.] Baiân, tomo I, p. 110.

[714.] Chronicon Cantabrigiense, presso Di Gregorio, Rerum Arabicarum, p. 15. Il nome nel MS. si trova senza punti diacritici, fuorchè su l'ultima lettera; ma credo che gli editori si fossero bene apposti nel supplire i punti che mancano. Va trascritto Khrîsâf. Il diploma del XII secolo al quale alludo, si legge in Pirro, Sicilia Sacra, p. 390. Nata contesa intorno i confini di un podere nel territorio di Cagliano, re Ruggiero, il 1142, deputò a deciderla un conte Simone e il famoso Giorgio di Antiochia; i quali intesero varii notabili, e tra gli altri un Crisafi di Troina. Fa anco menzione di questa famiglia il Bonfiglio, autore messinese del XVII secolo, e dà lo stemma gentilizio di quella, presso Burmanno, Thesaurus Antiquit. Siciliæ, tomo IX, p. 117. Un marchese Crisafi e un suo fratello, cavaliere gerosolimitano, usciti di Messina per cagion della rivoluzione contro gli Spagnuoli e rifuggiti in Francia, segnalaronsi dopo il 1691, sotto le bandiere francesi, nell'America settentrionale. Dei quali il cavaliere, audace uom di guerra e di stato, si dice sia morto di crepacuore non vedendosi punto rimeritato dalla corte di Francia; e l'altro governò il distretto delle Trois Rivières, come si legge in Charlevoix, Histoire de la nouvelle France, tomo II, p. 95 seg. Questa famiglia, dopo mille anni di nobiltà, si è estinta in Messina, come mi si dice, verso il 1840.

[715.] L'autore è anonimo. La leggenda fu tradotta dal gesuita siciliano Fiorito, sopra un MS. greco del monastero del Salvatore di Messina. Pubblicò questa versione il Gaetani, Vitæ Sanctorum Siculorum, tomo II, p. 63, seg., e l'hanno ristampato i Bollandisti, Acta Sanctorum, 17 agosto.

[716.] Epistola di Giovanni VIII papa, di nº CCXL, data il 19 nov. 879, presso Labbe, Sacrosanta Concilia, tomo IX, p. 184. Il Muratori, Annali, an. 880, confonde questa vittoria con l'altra che siamo per narrare, significata da papa Giovanni a Carlo il Calvo per una epistola del 30 ottobre 880, nº CCLV (stampato per errore CCXLV).

[717.] Theophanes continuatus, lib. V, cap. LIX-LX-LXI, p. 298, seg. Queste fazioni e le altre dell'armata bizantina in Sicilia e Calabria son riferite innanzi la espugnazione di Siracusa. Ma l'anonimo compilatore confessa (cap. LXXI, p. 313) non esser punto certo della cronologia. Io l'ho corretto con la scorta delle autorità musulmane e italiane che citerò nelle note seguenti.

[718.] Theophanes continuatus, lib. V, cap. LXII, p. 303. Che sia la stessa armata veduta da Elia nel porto di Palermo mi par supposizione necessaria.

[719.] Baiân, tomo I, p. 110.