[728.] Ibn-el-Athîr, MS. A, tomo II, fog. 120 recto; e MS. di Bibars, fog. 59 recto, anno 267; Baiân, tomo I, p. 111; e Ibn-abi-Dinâr, MS. di Parigi, fog. 21 verso, con lo errore di Iliâs in luogo di Abbâs. Questo nome patronimico è scritto El-Miâs in Ibn-Wuedrân, MS. § 6, versione francese nella Revue de l'Orient, déc. 1853, p. 429.

[729.] Ibn-el-Athîr, l. c.

[730.] Confrontinsi: Chronicon Cantabrigiense, presso Di Gregorio, Rerum Arabicarum, p. 43; e Vita di Santo Elia da Castrogiovanni, presso Gaetani, Vitæ Sanctorum Siculorum, tomo II, p. 68, e presso i Bollandisti, Acta Sanctorum, 17 ag., p. 483. Nella cronica si legge sconfitto a Taormina Barsâs; la Vita di Santo Elia dice Barsamius che mi pare migliore lezione. Infatti il nome di Barsemius, trascrizione del siriaco Barsuma, si trova in Mesopotamia dal secondo al quinto secolo dell'era volgare, com'io l'ho accennato nelle note al Solwân-el-Mota', d'Ibn-Zafer, nota 44 al capitolo V, p. 336. Il Wenrich, lib. I, cap. XI, § 96, dice uccisi 3000 Cristiani; e cita nella nota 144 Ibn-el-Athîr. Così confonde questa fazione con quella che seguì nell'882.

[731.] Ibn-el-Athîr, l. c. Nel MS. si legge chiaramente Bekâra, che parrebbe trascrizione di Biccarum, come troviamo scritto il nome dell'odierna Vicari nei diplomi latini dell'XI secolo; ed è terra lontana 30 miglia da Palermo, e circa la metà dalla spiaggia del Tirreno. Ma in Edrisi il nome di Vicari è trascritto Bikû, che risponde esattamente al Βοικὸς di un diploma greco dell'XI secolo, pubblicato da Buscemi, Giornale Ecclesiastico per la Sicilia, Palermo 1832, tomo I, p. 212 e 213. Dippiù, Edrisi parla di un altro castello, nelle vicinanze al certo di Gangi, terra a 14 miglia da Polizzi, il nome del quale castello nella Geographia Nubiensis è scritto Mekâra, così anche nel MS. di Edrisi d'Oxford, e Nakâra in uno dei MSS. di Parigi; nell'altro, che è il migliore, Bekâra: varianti, tra le quali è da preferirsi Mekâra, supponendosi con fondamento che fosse appunto presso Gangi la Imacara di Plinio e la Megara di Tolomeo. Posto ciò, rimane in dubbio se vada fatta ad Ibn-el-Athîr la stessa correzione di Mekâra, ovvero debba supporsi che la cronica nella quale ei lesse Bekâra, avesse così trascritto, in modo diverso da Edrisi, il nome di Biccarum. È dubbio insignificante ed impossibile a sciorre, poichè entrambi i siti di Vicari e di Gangi poteano essere occupati dai Bizantini in quella impresa. D'altronde i nomi di Biccaro, Vaccaro, Vico, Bica ec., doveano essere frequenti in Sicilia; e tanto più facilmente si poteano confondere, quanto bekkâr in arabico risponde al greco βοιχὸς e all'italiano “boaro” e “vaccaro.”

[732.] Ibn-el-Athîr, MS. A, tomo II, fog. 123 recto; e MS. di Bibars, fog. 62 recto, anno 268.

[733.] “Kalat-abi-Thûr,” in Edrisi; “Calatabutor, Galatabutur, ec.,” nei diplomi latini dell'XI e XII secolo.

[734.] Nicetæ Paphlagonii, Vita Sancti Ignatii, presso il Labbe, Sacrosancta Concilia, tomo VIII, p. 1247.

[735.] Parlando familiarmente, gli Arabi chiamano più tosto del soprannome che del nome o casato.

[736.] Riadh-en-nofûs, MS. di Parigi, fog. 79 verso. La versione mia è fedele, non litterale.

[737.] Egli adopera i due sostantivi, hesced, “ragunata,” e gem', “turba.”