[738.] Ibn-el-Athîr, l. c. Il Baiân, tomo I, p, 111, sotto l'anno 268, accenna solo lo scambio del governatore, dando esattamente gli stessi nomi del deposto e dello eletto. La Impresa di Mohammed-ibn-Fadhl si dee riferire all'882, poichè il guasto delle mèssi determina la stagione.

[739.] Ibn-el-Athîr, MS. A, tomo II, fog. 135 verso, anno 269; e MS. di Bibars, fog. 72 recto. Questo capitoletto con alcuni altri è stato dato da M. Des Vergers, in nota nell'Histoire de l'Afrique et de la Sicile par Ibn-Khaldoun, p. 132, seg. Vi si sostituisca Rametta a Rita su l'autorità del MS. di Bibars. Così ancora nel capitoletto del 271.

[740.] Ibn-el-Athîr, con frase vaga o mutilata dai copisti, scrive: “Mosse con grande esercito verso la città di Catania, e distrusse quanto era in quella.”

[741.] Il Baiân, tomo I, p. 113, dà i soli nomi del governatore morto e del rifatto; Ibn-el-Athîr, MS. A, tomo II, fog. 140 recto, e MS. Bibars, fog. 83 recto, anno 271, narra le fazioni di guerra e lo accordo; il Chronicon Cantabrigiense, presso Di Gregorio, Rerum Arabicarum, p. 43, dice del solo accordo. Ecco le parole delle due croniche. In Ibn-el-Athîr leggiamo: “.... e incalzava la città, quando vennero a trovarlo oratori del patrizio dei Rûm, chiedendogli la tregua e lo scambio dei prigioni, ec.” La Cronica di Cambridge ha: “Il ûi ti recò il riscatto, e fe' uscire i prigioni di Siracusa;” come va corretta la versione latina. Quel nome, ove mancano i punti diacritici di due lettere, è stato letto Buliti, e il Di Gregorio sagacemente ha riconosciuto in questa voce la greca Βουλευτίς (o meglio Βουλευτὴς), che si pronunziava Vulevtis; dandosi dai Greci il medesimo valore della nostra v alla β e alla υ. Perciò nel supplire i punti diacritici al testo correggo Bûlebtî. Parmi sia questo il plurale Βουλευταὶ, che nella lingua dei mezzi tempi significava Decurioni, ossia, collettivamente, la Curia.

Parmi che gli annali musulmani abbian mutato cotesti magistrati municipali in oratori del capitano bizantino. Potrebbe essere ancora che il capitano del presidio abbia fermato l'accordo, e alcuni decurioni siansi recati poi in Palermo a togliere i prigioni cristiani, recando i musulmani, che forse non erano a Taormina. In ogni modo, il fatto, e la voce usata da Ibn-el-Athîr, mostrano che si trattasse di scambio, e non di mero riscatto di Cristiani.

[742.] Confrontinsi: Ibn-el-Athîr, MS. A, tomo II, fog. 161 verso; MS. di Bibars, fog. 85 verso, anno 272; Baiân, tomo I, p. 113.

[743.] Ibn-el-Athîr e Baiân, ll. cc.

[744.] La guerra civile tra i Berberi e il giund, ossia le milizie arabe, si legge nella Cronica di Cambridge, presso Di Gregorio, Rerum Arabicarum, p. 43; il rimanente nel Baiân, tomo I, p. 114. In quest'ultimo, con la data del 273 (7 giugno 886 a 26 maggio 887); nella Cronica di Cambridge, del 6395 (1 settembre 886 a 31 agosto 887). Nel Rampoldi, Annali Musulmani, anno 887, si legge: “L'autore del Nighiaristan, dice che in Sicilia ebbero luogo forti combattimenti tra quei Cristiani e i Musulmani, con riportarne a vicenda qualche vantaggio.” Non sarebbe impossibile che il compilatore persiano, o lo italiano, abbia così interpretato i casi della guerra civile; o che il Rampoldi, per errore, abbia tolto questa notizia dalla Cronica di Cambridge, e citato il Nigâristân.

[745.] Così lo chiama Erchemperto.

[746.] Il Baiân, tomo I, p. 114, sotto l'anno 275, dice della “tremenda battaglia” vinta dai Siciliani, e che perissero dei nemici più di 7000 ammazzati, e da 5000 annegati. Forse il compilatore lesse male i testi, che riferissero due tradizioni diverse, ovvero portassero il numero dei morti in battaglia, e poi il totale, compresivi i prigioni; o che so io. Si accenna inoltre la fuga dei Cristiani dalle terre vicine ai Musulmani, che si deve intendere delle Calabrie, e sopratutto di Reggio, secondo le testimonianze della Cronica di Cambridge e di Erchemperto. Chronicon Cantabrigiense, presso Di Gregorio, Rerum Arabicarum, p. 43; ove si porta a 5000 il numero degli uccisi, la battaglia a Milazzo e la data del 6397 (1 settembre 888 a 31 agosto 889). Similmente, Ibn-Abbâr, nello squarcio di cui si farà menzione nella nota seguente, parla della “battaglia di Milazzo.” Erchemperto, Historia, cap. LXXXI, la suppone nello stretto di Messina. Il Rampoldi, Annali Musulmani, anno 888, scrive così: “Terminò i suoi giorni in Palermo l'emir Iakoub figliuolo di Ahmed, della casa di Aghlab, uno dei comandanti generali in Sicilia, e governatore di Messina. Aaroun el Khams gli succedette nel governo dei Musulmani di quella città.” Ignoro donde egli abbia potuto trarre questa seconda notizia. La prima mi pare arbitraria correzione di ciò che scrisse erroneamente il Nowairi.