[747.] Ibn-Abbâr, MS. della Società Asiatica di Parigi, fog. 36 recto.

[748.] In miglia siciliane secondo la carta geografica. È notevole che Edrisi dà appunto la stessa distanza in miglia arabiche che rispondono alle siciliane. Nel secolo passato, la distanza si ragionava 13 miglia, certamente per altra strada meno malagevole. In oggi, la strada del corriere, che passa per Spadafora facendo un lungo giro, è di 24 miglia.

[749.] Ibrahîm suo padre era fratello di Khafâgia emiro di Sicilia, del quale si è detto. Sofiân, ceppo di questa famiglia, era fratello di quell'Aghlab da cui prese nome la dinastia.

[750.] Ibn-Abbâr, MS. della Società Asiatica di Parigi, l. c. Il nome dello ammiraglio greco si trova nella Vita di Santo Elia da Castrogiovanni, presso il Gaetani, Vitæ Sanctorum Siculorum, tomo II, p. 72, se pur la vittoria dell'ammiraglio Michele fu riportata nello stesso scontro in cui presero Mogber. Il Conde, Historia de la Dominacion de los Árabes en España, parte II, cap. LXXV, senza citare Ibn-Abbâr, ha dato una versione poco esatta dell'articolo biografico sopra Mogber.

[751.] Baiân, tomo I, p. 115, anno 276.

[752.] Chronicon Cantabrigiense, presso Di Gregorio, Rerum Arabicarum, p. 43. Questa cronica non indica al certo col nome di Siciliani i Cristiani, i quali chiama sempre Rûm, ma sì bene i coloni di Sicilia; come tutti gli scrittori arabi dicono Sirii, Egiziani, Spagnuoli ec., i coloni di lor gente in que' varii paesi.

[753.] Si conferma questo significato della voce “Affricani” dal seguente passo della Cronica di Cambridge, presso Di Gregorio, Rerum Arabicarum, p. 43: “L'anno 6406 i Berberi assaltarono il giund, e consegnarono agli Affricani Abu-Hosein e i suoi figliuoli.” Gli Affricani dunque non erano nè i Berberi nè gli Arabi d'Affrica venuti in Sicilia al conquisto, e scritti nei giund, ma le soldatesche mandate da Ibrahim-ibn-Ahmed.

[754.] Baiân, tomo I, p. 116, anni 278 e 279.

[755.] Questo fatto è riferito dal solo Nowairi, nella Conquête d'Afrique, ec., pubblicata da M. De Slane, in appendice alla Histoire des Berbères par Ibn-Khaldoun, tomo I, p. 428. Quivi, dopo il supplizio dello hâgib Ibn-Semsâma, si legge: “L'officier qui le remplaça, et qui se nommait El-Hacen-ibn-Naked, avait exercé d'autres charges, dont l'une était le gouvernement de l'île de Sicile.” Ma il testo arabico veramente dice: “E pose in sua vece Hasan-ibn-Nâkid, e unì in persona di costui parecchi oficii, tra i quali lo emirato di Sicilia.” La frase che rendo “unì in persona di costui” non lascia luogo a dubbio; poichè si compone del verbo dhâf alla quarta forma, costruito con la preposizione ila; onde significa “aggregare, congiungere.” Al par di me lo aveva interpretato M. Des Vergers, dando questo squarcio in nota a Ibn-Khaldûn, Histoire de l'Afrique et de la Sicile, p. 130. M. De Slane, ch'è padrone della lingua arabica e che spesso è necessitato a correggere le espressioni inesatte di quegli scrittori, si è ingannato nel presente caso da uomo erudito; sapendo che non si poteano esercitare a un tempo un oficio in Affrica e il governo di Sicilia. Ma in questo appunto consistea lo abuso di autorità narrato dal Nowairi, o piuttosto da alcun antico cronista ch'ei copiava. Egli è evidente che Ibrahim-ibn-Ahmed voleva accentrare l'autorità in persona del suo primo ministro; al quale dava la missione di domare la rivoluzione scoppiata in Affrica, e sempre desta in Sicilia.

[756.] Chronic. Cantabrigiense, l. c. Leggiamo qui la data del 6404 (1º settembre 895 a 31 agosto 896), e nel Baiân, tomo I, p. 123, del 282 (1º marzo 885 a 17 febbraio 896). Così il fatto è limitato ai sei mesi che corsero dal 1º settembre al 17 febbraio.