[832.] Erchemperto, cap. LXXVI; Anonimo Salernitano, edizione di Pratilli, cap. CXLVII.

[833.] Questo fatto si legge nello Anonimo Salernitano, cap. CLVI, ediz. di Pratilli.

[834.] Così penso, perchè al tempo di Edrisi (1154) il Val Demone arrivava a Caronia; il qual confine va attribuito a cagione politica più tosto che a necessità di geografia fisica. Nel XIV secolo il Val Demone fu esteso verso ponente; assegnatogli un confine naturale, cioè l'Imera settentrionale, detto altrimenti Fiume Grande.

[835.] Veggansi questi ricordi qui appresso p. 468, nota 4.

[836.] Le autorità citate dal Di Gregorio, Considerazioni su la Storia di Sicilia, lib. II, cap. II, note 24, 25, 26, fanno menzione del Val di Milazzo, Val di Mazara, Val di Noto e Val di Agrigento, oltre il Val Demone. Il Di Gregorio, che non vide chiaro negli ordini anteriori ai Normanni, supponea che la divisione in tante valli “ch'era forse solamente geografica” fosse stata adottata da re Ruggiero come divisione politica. Pochi righi appresso si contraddice, affermando che re Ruggiero istituiva i tre giustizierati di Val Demone, Val di Noto, e Val di Mazara; il che mostrerebbe che le province di Milazzo e Agrigento non fossero entrate nella divisione politica. A me la spiegazione più semplice pare, che la voce vallis debba intendersi nei detti diplomi col significato indistinto di territorio, da potersi adattare a città o distretto o provincia; come appunto la voce arabica iklîm, che probabilmente si leggea nei registri dell'azienda pubblica, e fu tradotta bene o male vallis. Può anche darsi che la divisione in tre province fosse stata adoperata dagli Arabi in alcuni rami di amministrazione, e in altri rami un'altra. Per esempio, nulla toglie che gli iklîm di Milazzo e Agrigento fossero stati due circoscrizioni di beneficii militari, assegnate ciascuna ad un giund.

[837.] È bene qui ricordare che nella prima metà del XIII secolo, Federigo imperatore tornò alla divisione romana in due province; la quale durò almeno fino alla rivoluzione del Vespro. Poi veggiamo ricomparire i giustizieri delle valli di Milazzo, Castrogiovanni e Demona. (Diploma del 1302, presso Pirro, Sicilia Sacra, p. 410.) Nei principii del XV secolo la Sicilia fu divisa in quattro valli: Demona, Noto, Castrogiovanni, e Girgenti. (Censo feudale del 1408, presso Di Gregorio, Bibliot. Aragon., tomo II, p. 490.) In fine si tornò alle tre valli.

[838.] La mutazione del nome di Lilibeo in Porto di Ali, fa supporre che quella città fosse stata distrutta al tempo del conquisto musulmano, o forse prima. Le città non abbandonate, assai di rado presero novelli nomi.

[839.] Theophanes continuatus, lib. V, cap. LVIII, p. 297. Καὶ τὸ ὰπὸ τούτου διέμειναν πιστοὶ βασιλεῖ τοιοὺτων έξηγούμενοι κάστρων. Questa voce si trova anche nel Nuovo Testamento, Luca, XXII, 28.

[840.] Il participio presente del verbo διαμένω (permaneo, perduro) al genitivo plurale farebbe τῶν διαμενόντων, che l'uso volgare forse contrasse in Ton Demenon.

[841.] L'arabico welâia significa territorio, giurisdizione o uficio di wâli; e wâli si dice di varii magistrati preposti a province, ovvero a rami speciali di amministrazione pubblica.