I supposti documenti si trovano presso il Di Giovanni, Codex Siciliæ Diplomaticus, p. 374, seg., sotto i numeri 11 a 20 e 22, 23, 26, 27, dei diplomi posti in appendice come dubbii o falsi. Il giudizio del Di Giovanni si vegga nelle note ai detti documenti, e segnatamente a p. 378; que' del Baronio e del Pagi negli Annales Ecclesiastici del primo, anno 541, § 27, 28, 29, e § 8 della Critica, an. 669, § 4; quello del Mabillon negli Annales Ordinis Sancti Benedicti, lib. XV, § 73.

[182.] Veggasi qui pag. 121, nota 1.

[183.] Ibn-Khaldûn, MSS. di Parigi, Suppl. Arabe, 742 quinquies, tom. II, fol. 180 recto, dicendo della vera o supposta migrazione delle tribù berbere in Affrica ove dominavano i Romani, e come gli Afârik divennero tributarii dei Berberi, aggiugne “Gli Afârik erano come servitorame e preda dei Romani.” Da ciò si comprende appunto quale popolazione gli Arabi designassero col nome Afârik o Afârika. Il fatto che mutando padroni fossero divenuti vassalli dei Berberi, fu vero in molti luoghi duranti le lotte dei Berberi contro i Romani e i Bizantini. Veggasi anche Ibn-Abd-el-Hakem presso De Slane, Histoire des Berbères par Ibn-Khaldoun, tom. I, p. 301, in appendice; Bekri, Notices et extraits des MSS. etc., tom. XII, p. 511; e il Baiân, p. 23.

[184.] Prova anche questa opinione una favola che leggiamo nel Riadh-en-nofûs, MS., fol. 2 recto, cioè che un Abd-Allah-ibn-Ziâdh-ibn-An'am asseriva aver visto a Cartagine un sepolcro sul quale era scritto in caratteri himiariti: “Io fui Abd-Allah-ibn-Arâsci inviato dall'apostolo di Dio Sâlih al popolo di questa città per chiamarlo alla vera fede: chè io loro arrecava la luce; essi iniquamente mi uccisero; e appartiene a Dio la vendetta.”

[185.] Su la origine dei Berberi e del nome loro mi riferisco alle testimonianze degli autori dell'antichità e arabi, e alle opinioni moderne che si ritraggono dai seguenti libri: Ibn-abi-Dinâr (detto nella versione francese el-Kaïrouani), Histoire de l'Afrique, p. 22, 28, con le pregevoli note di M. Pelletier; Leone Africano, presso Ramusio, Navigatione et Viaggi, p. 2; De Guignes, nella raccolta Notices et extraits des MSS., tom. II, p. 152; Pococke, Specimen historiæ Arabum, p. 56; Gibbon, Decline and fall, cap. LI, nota 162; Reinaud, Invasions des Sarrazins en France, pag. 2, 3, 243; Castiglione, Mémoire géographique et numismatique sur l'Afrikia, p. 83, e 94 e seg.; De Slane, Ibn Khallikan's Biographical Dictionary, tom. I, p. 35; Ibn-Khaldûn, estratti nel Journal Asiatique, série II, tom. II (1828), p. 117, seg., e lo stesso autore nel racconto del primo conquisto di Affrica, MSS. di Parigi, Suppl. arabe, 742 quinquies, tom. II, fog. 180 recto; Caussin, Essai sur l'histoire des Arabes, tom. I, p. 21, 67, 68; Saint-Martin, note a Le Beau, Histoire du Bas Empire, lib. XI, § 29. Si ricordino oltre a ciò i Barbaricini di Sardegna ai tempi di San Gregorio, dei quali si è fatto parola nel cap. I, p. 18, nota 1.

[186.] L'occupazione di Zuâgha, ch'è forse l'antica Sabratha, si ritrae da Tigiani, Journal Asiatique, février-mars 1853, p. 125, con la nota dell'erudito traduttore M. Alphonse Rousseau.

[187.] Il barone Mac-Guckin De Slane, Journal Asiatique, série IV, tom. IV (1844), p. 329, seg. Le autorità da cui si ritraggono le varie narrazioni son citate da lui. Veggansi ancora Ibn-el-Athîr, MS. C., tom. II, fog. 170 recto a 172 verso; Baiân, p. 3, seg., dalle narrazioni dei quali mi persuado che M. De Slane abbia accusato a torto il solo Nowairi ed abbia troppo scemato il merito che torna ad Abd-Allah-ibn-Zobeir.

[188.] Ibn-Abd-Rabbih, MS. di Parigi, tom. II, fol. 161 recto, seg., dà il tenor di questa orazione o Khotba, come la chiamano gli Arabi, in una raccolta di così fatti componimenti; nè veggo alcuna ragione di metterne in forse l'autenticità. Ho aggiunto la vaga parola moneta al numero che scrive l'autore, senza dir se fosse di dirhem, ovvero dinar. Nel primo caso, la taglia posta da' vincitori sarebbe appena arrivata a un milione e mezzo di franchi o lire italiane ragionando il dirhem a 0,60, poichè la somma totale del dividendo torna a 2,500,000. Se poi si trattasse di dinar, contando questa moneta a lire ital. o fr. 14,50 secondo il valore intrinseco dei dinar ben conservati e supposti di oro puro, la somma sarebbe montata a 36 milioni circa. Leggo per conghiettura in questo non buono MS. la parola che ho tradotto “due tanti.” La somma di danaro menzionata nel discorso di Abd-Allah-ibn-Zobeir, sia che si ragioni in dirhem, sia anco in dinar, messa a ragguaglio con le cifre che si danno nel racconto ordinario, presterebbe nuovi argomenti a distrugger ciò che dicono i moderni cronisti. Uno squarcio della detta orazione si legge anche nel Riadh-en-nofûs, MS., fol. 3 verso; ma non arriva che alle parole “fino al tramonto del sole.”

[189.] Nowairi presso De Slane, Histoire des Berbères par Ibn-Khaldoun, tom. I, p. 323 in appendice. I quindici mesi debbono contarsi come principiati nell'anno 26, e terminati nel 27 dell'egira, e però comprendono tutto il 647 dell'era volgare. Ibn-el-Athîr pone il principio dell'impresa nel 26.

[190.] Bekri, nella raccolta Notices et extraits des MSS., tom. XII, p. 500; Tigiani, Journal Asiatique, août-septembre 1852, p. 80.