- del 489 presso Marini, I Papiri Diplom., nº XXXII e XXXIII.
- verso il 504 pr. Di Giov., Codex Sic. Diplom., nº XXXVIII, p. 79.
- del 526-527 pr. Di Giov., Codex Sic. Diplom., nº XLI e XLIII, p. 82-84.
- verso il 537 pr. Di Giov., Codex Sic. Diplom., nº LI, p. 91.
Veggansi inoltre: Justiniani, Novellæ, nov. LXVIII; Di Giovanni, op. cit., diss. VI, cap. III, p. 458, seg.; Savigny, Histoire du droit romain, cap. V, § 106-108, p. 227, seg., che cita tra gli altri documenti le epistole di San Gregorio, delle quali ho fatto parola (p. 199, nota 3); e un'altra (della quale credo errata la citazione) scritta al vescovo di Tindaro intorno l'accettazione di certe donazioni, nella quale si ricorda essere bisognevoli a ciò le gesta municipalia.
Intorno i beni delle città, leggasi nel Codex Theodosianus, lib. XV, tit. I, legge 32, il rescritto di Arcadio e Onorio (anno 395) indirizzato ad Eusebio consolare di Sicilia, nel quale, provvedendosi alla conservazione delle città ed oppida dell'isola, è detto: De redditibus fundorum juris reipublicæ tertiam partem publicorum mœnium et thermarum subustioni (corretto da Gotofredo substructioni) deputamus. Fondi appartenenti alla repubblica, secondo il linguaggio legale che prevaleva in quel secolo, non significa que' del patrimonio imperiale, ma appunto beni comunali, come l'ha spiegato il Di Gregorio nel citato Discorso XII.
[336.] Constantinus Porphyrogenitus, De Thematibus, lib. II, them. 10 e 11; De administrando imperio, tomo III, cap. XXVII, p. 58, 118, 121. Non occorre avvertire che la nuova divisione in temi, ancorchè si ritragga dalle opere di Costantino Porfirogenito, risalisce senza dubbio all'ottavo secolo. Ai tempi di quel povero imperatore (911-959) occupata tutta l'isola dagli atei Saraceni, com'ei li chiama, non rimanea del tema siciliano che la Calabria. Ei lo confessa nell'opera De Thematibus, dove prudentemente passa sotto silenzio Napoli e Amalfi ch'eran già repubbliche indipendenti. Nell'altro libro De administrando imperio confonde i temi di Sicilia e di Longobardia, nominando sol questo ultimo, e dicendo che dopo Costantino il Grande vi si mandassero due patrizii, uno dei quali per la Sicilia, Calabria, Napoli e Amalfi, e l'altro che sedendo a Benevento, reggea Pavia, Capua e il rimanente. Soggiugne più innanzi che Napoli era l'antica capitale dei patrizii; e chi comandava Napoli, comandava alla Sicilia; e andato il patrizio a Napoli, il duca di Napoli veniva in Sicilia. Queste parole non provan altro che l'ignoranza dell'augusto compilatore o di chi fece il lavoro per lui. Oltre la discrepanza delle notizie date nell'opera De Thematibus, è evidente qui che si prenda per regola generale qualche fatto particolare, e si faccia uno strano miscuglio dei tre sistemi diversi; cioè quel di Costantino, quello dei temi e quello intermedio adottato da Giustiniano dopo il conquisto di Belisario. Al contrario, il nome del tema, la importanza strategica della Sicilia al tempo in cui si adoperò la novella divisione territoriale, e qualche esempio di comandi dati dal patrizio di Sicilia al duca di Napoli, mostrano che la parte primaria del tema fosse l'isola, e la capitale probabilmente Siracusa. Così anche pensa l'Assemani, Italicæ Historiæ Scriptores, tomo I, p. 356. Ciò è provato infine da una epistola di Adriano Primo a Carlomagno, nella quale dice che i Napoletani, prima di stipulare uno accordo col papa, voleano andare a chiederne il permesso al loro stratego in Sicilia, Codex Carolinus, edizione del Gretser, nº LXIV, edizione del Cenni, nº LXV.
[337.] Varii suggelli di piombo danno i nomi e titoli di alcuni governatori e altri officiali pubblici di Sicilia sotto la dominazione bizantina; donde si vede come sovente variasse il titolo del governatore, o fosse data questa autorità provvisionalmente ad officiali di grado inferiore. Da una faccia del suggello si trova sempre il monogramma:
che significa Κύριε βοήθει τῷ δούλῳ σῷ “Signore aiuta il servo tuo;” e nell'altra faccia si leggono i nomi seguenti:
- Gregorio patrizio e stratego di Sicilia.
- Sergio patrizio e stratego di Sicilia.
- Giovanni patrizio spatario e proconsole.
- Andrea consolare e stratego
- Stefano consolare e spatario.
- Anastasio consolare e spatario.
- Giovanni patrizio e protospatario.
- Teodoro consolare.
- Gregorio consolare e protonotario.
- Teodoro spatario e cartulario.
- Leonzio prefetto.
- Teofilo prefetto imperiale.
- Leone spatario e logoteta del corso (posta).
- Anatolio conte.
- Sergio consolare e luogotenente.
Veggasi Torremuzza (Gabriello L. Castelli), Siciliæ veterum Inscriptionum, p. 212, seg. I cronisti usano sempre i titoli ordinarii di stratego e patrizio. In una epistola di papa Adriano Primo a Carlomagno del 788 (Codex Carolinus, edizione del Gretser, nº XCII; edizione del Cenni, nº XC), si legge: Cum dioecete, quod latine Dispositor Siciliæ dicitur.
[338.] Codex Theodosianus, lib. VII, titoli De Veteranis e De filiis veteranorum.