[339.] Anastasius Bibliothecarius, presso Muratori, Rerum Italicarum Scriptores, tomo III, p. 147.
[340.] Constantini Porphyrogeniti Novellæ Constitutiones, p. 1509. De militaribus fundis.
[341.] Si fa menzione particolare della annata di Sicilia nella epistola di Paolo Primo al re Pipino, Codex Carolinus, edizione del Gretser, nº XV; edizione del Cenni, nº XVIII; e nella epistola XXIV della prima, e XXXVIII della seconda di coteste edizioni.
[342.] Theophanis Chronographia, p. 611, seg.
[343.] Theophanis Chronographia, p. 702 e 705.
[344.] Ibn-el-Athîr, MS. C, tom. IV, fog. 164 recto, an. 178. Il Saint-Martin, nelle note a Le Beau, Histoire du Bas Empire, lib. LXVI, §i 27 e 36, registra due imprese di Elpidio nell'Asia Minore, il 791 e il 794, citando per la prima Abulfaragi, per l'altra Ibn-el-Athîr. Ma probabilmente si tratta di un sol fatto, recato da que' due compilatori sotto date diverse.
[345.] La importanza della popolazione ebraica in Sicilia, alla fine del IV secolo, si vede da due epistole di San Gregorio, presso il Di Giovanni, Codex Siciliæ Diplomaticus, ni CXXVII e CXLVI.
[346.] Gaetani, Vitæ Sanctorum Siculorum, tomo II, p. 5, 28, dà le traduzioni latine dei versi di San Giuseppe Innografo, e di tre diverse compilazioni della vita di San Leone, le quali mi sembrano dell'XI o XII secolo, e si dicono tratte da Manoscritti della Vaticana, del Monastero di Criptaferrata e del Salvatore di Messina. L'Innografo non cita il nome di Eliodoro; ma sol dice arso un che sturbava gli uditori della divina parola, e accenna a varii altri prodigii del Taumaturgo. Gli eruditi non sono stati di accordo su la età in cui visse San Leone: e alcuni, l'han tirato giù fino al 779. Ma non trovandosi tra que' prodigii alcun cenno della eresia iconoclasta, San Leone ed Eliodoro si debbon porre senza dubbio innanzi il 726, com'ha fatto ii Gaetani. Confrontisi D'Amico, Catana Illustrata, parte I, p. 363 a 386. Veggansi ancora queste leggende di San Leone, nella collezione dei Bollandisti, febbraio, tomo III, p. 222, seg. Le due epistole a nome di Lucio governatore di Sicilia, tratte da queste fonti e pubblicate dal Di Giovanni, Codex Siciliæ Diplomaticus, ni CCLXXIV e CCLXXV, sono evidentemente apocrife.
[347.] D'Amico, Catana Illustrata, parte I, p. 363 a 386, parte III, p. 72 a 75, dice chiamato volgarmente il monumento Liodoro. Ma in oggi tal nome si pronunzia Diodoro, e anche Diodro e Diotro. Il Fazello, Deca I, lib. III, cap. I, dà al supposto negromante ambo i nomi: Diodoro e Liodoro. L'innesto dell'obelisco egiziano sull'elefante fu fatto nel 1736, come l'attestano due iscrizioni riferite dal D'Amico, III, p. 386. Quivi si vegga il disegno dell'obelisco, che è dato altresì dal Torremuzza, Siciliæ veterum Inscriptionum, p. 307.
[348.] Theophanes, Chronographia, tomo I, 631.