[599.] Confrontinsi: Ibn-el-Athîr e Nowairi. Questi, come dicemmo, non dà il nome della strada che tenne Manuele; ma la sola che gli restava, e la più breve delle due praticabili, era quella di Spadafora. Tal conseguenza necessaria è confermata dal fatto della schiera posta su la via di Palermo.

[600.] Ibn-el-Athîr, e Nowairi.

[601.] I compilatori dicono che Ibn-'Ammâr andò incontro a Manuele, senza particolareggiare il luogo dove si combattesse avanti la ritirata nel campo. Ma è evidente che fu nella gola di Spadafora. Ibn-'Ammâr non poteva aspettar nel piano un nemico sì superiore di numero e di cavalli.

[602.] Ibn-el-Athîr, Nowairi ec.

[603.] Cotesti versi, dati dal solo Ibn-el-Athîr, sono di Hosein-Ibn-Homâm della tribù di Morra, e si leggono nell'antologia poetica intitolata Hamasa ossia “della virtù in guerra,” testo arabico pubblicato dal Freytag, p. 92, 93. Hosein visse avanti l'islamismo; il poco che sappiam di lui, si vegga nel Commentario dell'Hamasa, l. c., e in Ibn-Doreid “Libro etimologico,” testo pubblicato a Gottinga dal Wüstenfeld, p. 186. I versi recitati dai combattenti provano che questi fossero Arabi, e però della colonia siciliana; poichè Moezz avea mandato d'Affrica soldatesche berbere. Il giund arabico d'Affrica, se pur ne rimaneva in questo tempo, era ridotto a picciol numero e niente disposto a venire in Sicilia.

[604.] Nowairi scrive: fin dopo la prece del Zohr, che si fa passato mezzodì; Ibn-el-Athîr all'ora dell''Asr, che in quella stagione tornerebbe a ventun'ora e mezza, a modo dei nostri antichi.

[605.] Ritraendosi cotesti particolari dagli Arabi, non v'ha il menomo sospetto di fattura rettorica. Non è al certo in lor annali che gli Arabi dan volo all'immaginazione.

[606.] Si confrontino: Ibn-el-Athîr, Abulfeda, Nowairi, Ibn-Khaldûn. Il Di Gregorio, Rerum Arabicarum, p. 18, tradusse l'ultima parte della leggenda incisa su la spada “multum is sanguinem fadit in manibus Apostoli Dei,” scostandosi dalla versione francese di M. Caussin; il quale (Histoire de Sicile... du Nowairi, pag. 34, in appendice a Riedesel, Voyages en Sicile ec.) gli rimbeccò che la frase arabica “nel mezzo delle mani” significa non già “nelle mani” ma “in presenza.” E ciò è verissimo; quantunque si potrebbe allegare a difesa del Di Gregorio qualche raro esempio ch'egli non conoscea di certo, nel quale la detta frase ha il significato litterale “nelle mani” ovvero “per le mani.” Ma nel caso nostro parmi dubbio essere stata cotesta spada in pugno non che di Maometto, ma d'alcun dei primi guerrieri dell'islamismo. Litteralmente abbiamo: “lungo (è) quanto fu percosso con esso (brando) nel mezzo delle mani ec.;” il che si può intendere in presenza di Maometto, dalla parte sua o dalla parte contraria. E mi appiglierei a quest'ultimo supposto anzi che ai primo, per l'ambiguità che pare studiata, e sopratutto perchè manca la formola (ferì) “nella via di Dio” cioè in difesa della religione. Il peso della spada torna da sette ad ottocento grammi, variando il mithkal secondo i tempi e i luoghi.

[607.] Nowairi. L'appellazione 'Ilg non si dava ordinariamente ai Bizantini (Rûm) nè ai Persiani ('Agem). Il compilatore, o forse il cronista, adoperò la stessa voce 'ilg per designare il Palata alemanno, o piuttosto armeno, di cui nel Libro II, cap. I, p. 247 del primo volume.

[608.] Confrontinsi: Abulfeda, Nowairi, Ibn-Khaldûn. La data della morte si trova soltanto nel primo e nella Cronica di Cambridge, secondo l'uno del mese di dsu-l-ka'da (8 nov. a 8 dic.), secondo l'altra in novembre.