[699.] Ghirbâl, “cribrum,” oggi Gabrieli. Il nome arabico potea ben essere il latino del quale ha la significazione.
Fawâra, “polla d'acqua,” oggi La Favara.
Ain-Abi-Sa'îd “fonte di Abu-Sa'îd,” che fu un tempo, al dir d'Ibn-Haukal, governatore del paese. Si vegga il Libro III, cap. VII, p. 157 di questo volume. Il Fazzello trovò nei diplomi Ain-Seitim; oggi Annisinni o Dennisinni.
[700.] Garraffu e Garraffeddu, diminutivo siciliano del primo. Gharrâf è aggettivo “abbondante (d'acqua).” Il sito era laguna o padule al tempo d'Ibn-Haukal, giacendo fuor la punta settentrionale del Kasr. E però queste due fonti, o almen la prima, furono scoperte tra il X secolo e la metà del XII, pria che si cominciasse a dileguare il linguaggio arabico.
[701.] Si potrebbe aggiugnere a questa cagione la mutata o trascurata coltura delle montagne che accresce le piene del torrenti, ma fa menomare le acque perenni. La valle di questo fiume, là dove fa grotta nel sasso, mostra che un tempo il letto dovea essere assai più largo e profondo del presente.
[702.] Ibn-Scebbât, nella Biblioteca Arabo-Sicula, testo, p. 210.
[703.] I fatti delle chiese e moschee di Damasco e di Cordova sono noti a tutti. Sa anche ognuno che nel medio evo principi musulmani onorarono e credettero ecclesiastici cristiani famosi per sapere o pietà o arcana vista dell'avvenire; e similmente principi cristiani i dotti o astrologi musulmani. Secondo l'autorevole testimonianza di Lane, Modern Egyptians, Londra 1837, vol. I, p. 322, i Musulmani e i Giacobiti d'Egitto fan tuttavia fraterno scambio di superstizioni.
[704.] Ibn-Haukal nomina, 1 Bâb-el-Bahr “la porta del mare;” 2 Bâb-es-scefâ “la porta della Medicina” così detta da una fonte vicina; 3 Bâb-Scian-taghâth “la porta di Sant'Agata;” 4 Bab-Rûta “la porta di Rûta” dal nome d'un'altra fonte (Rût in arabico “fiume” dal persiano Rûd e si trova il nome in Spagna); 5 Bab-er-riâdh “la porta dei giardini” fabbricata in vece di quella, 6, detta Bab-ibn-Korhob dal nome del noto ribelle; 7 Bab-el-ebnâ “la porta dei figli;” 8 Bab-el-Hadî “la porta del Ferro;” 9 una porta nuova senza nome. La più parte di cotesti nomi si trova nei diplomi del XII secolo, come ho detto nelle annotazioni ad Ibn-Haukal nel Journal Asiatique e nell'Archivio storico italiano.
[705.] La porta dei Patitelli fa demolita nel 1564, e andò a male la iscrizione che vi si vedea al tempo di Fazzello, il quale errò, credo io, a supporla diversa dalla Bebilbachal (Bab-el-Bahr) di cui avea trovato il nome nelle scritture antiche. La torricciuola vicina che si addimandava di Baich, divenuta, di minaretto di moschea, abitazione d'un cittadino, fu intaccata dal lato occidentale nel 1534 per farvi certe ristaurazioni; e si cominciò allora a dislocare le pietre nelle quali correa l'iscrizione in unica linea al sommo dell'edifizio; se non che Fazzello, accorse, gridò, le fece rimettere, e copiò fedelmente, ma confusi, ed alcun capovolto, i gruppi di tre quattro lettere, ch'erano intagliati in ciascuna pietra. Ei pubblicò il disegno, in picciolo, nella sua Storia, deca I, lib. VIII, cap. I, credendo serbare il testo caldaico scritto poco dopo il Diluvio. Nel 1564, il vicerè spagnuolo che prolungò il Cassaro e gli diè il nome di Toledo, abbattè senza riguardo la torricciuola; ma per le cure dell'erudito Marco Antonio Martinez si trasportò la più parte delle pietre scolpite nel palagio di città, e se ne trassero i disegni: ottantaquattro pietre, delle quali mancavano ventuna. Così rimase la iscrizione, a un di presso ordinata al modo d'un lungo rigo di caratteri da stampa che sian caduti a terra e un analfabeta li abbia rimessi insieme in cinque o sei linee, dopo averne gittate via la quarta parte. Così la pubblicò due secoli appresso, per la prima volta, il Torremuzza (Siciliæ etc. Inscriptionum, 2ª edizione) e indi il Di Gregorio (Rerum Arabicarum) e il Morso (Palermo Antico). L'Assemanni accertò la natura dei caratteri; ma pochi ne lesse. Il Tychsen vi ritrovò una cifra cronologica e il frammento d'un versetto del Corano. Io ve n'ho letto un altro; è il resto M. Reinaud; il quale, com'io lo consultai su la mia lezione, la confermò, e incontanente la proseguì. Ecco la traduzione della data e dei versetti, nella quale il carattere corsivo mostra le parole che si è arrivato ad accozzare. Accenno le linee secondo la copia di Martinez:
Linea 3. Trecento, — Tychsen; aggiugnendo con dubbio trentuno. Mi parrebbe più tosto, ma non lo affermo, sessanta.