[951.] Erroneamente si è inferita la occupazione di Palermo dal verso di Guglielmo di Puglia, lib. I, Premia militibus Regina solveret urbe. Il cronista vuol dire Reggio, non “la città regia.”

[952.] Annali di Bari, l. c.

[953.] Cedreno, tomo II, p. 523.

[954.] Si confrontino gli Annali di Bari, e Lupo Protospatario presso Pertz, Scriptores, tomo V, p. 54, 58, con Cedreno, tomo II, p. 525.

[955.] Κεκαμένος.

[956.] Cedreno, solo autore di questa tradizione, dice aggiunti rinforzi cartaginesi alla leva in massa di Sicilia e capitanata l'oste dall'emiro Apolofar. Mi sembrano sbagli di parole: che ignorando la morte di Akhal e sapendo lì l'emir di Sicilia, i Bizantini abbiano scritto il nome di Apolofar; vedendo i disertori berberi, li abbiano deffinito ausiliarii cartaginesi. Leggeransi nel cap. XII i fatti seguíti tra i Musulmani dal 1040 al 1042, pei quali credo si possa accettare dalla tradizione di Cedreno la qualità del capitano emir di Sicilia, mutare la persona e sopprimere la uccisione. Il Martorana, tomo I, p. 141, ben s'appose al nome di Simsâm; se non che lo fece andare in Egitto e tornare con rinforzi del califo fatemita, che sono sogni del Rampoldi, Annali Musulmani, 1040.

[957.] Cedreno scrive positivamente la Pentecoste; ma voltata qualche pagina (tomo II, p. 538), lo dimentica, narrando che Catacalone portò egli stesso a Costantinopoli il nunzio della vittoria di Messina, nell'atto che il popol s'era levato a romore contro il nuovo imperatore Michele Calafato. Or, secondo lo stesso Cedreno, la sedizione che tolse il trono al Calafato, cominciò il lunedì della seconda settimana dopo Pasqua del 1042, e però innanzi la Pentecoste. Della Pentecoste del 1041 non si può ragionare al certo, la quale cadde il 10 maggio, cioè quando non eran partite per anco di Sicilia le schiere dei Macedoni, Pauliciani e Calabresi. D'altronde l'annunzio della vittoria sarebbe stato un po' tardo. Perciò suppongo sbagliata la festa e che debba dir la domenica delle Palme o altra.

[958.] Cedreno, tomo II, p. 523, 524. Lascio da canto Apollofar, ucciso nella tenda in mezzo al vino; i soldati che non si reggeano in piè dall'ebrezza; le valli e i letti dei fiumi pieni di cadaveri; l'oro, argento, perle e altre gemme che si trovarono nel campo musulmano, divise a moggia (μεδίμνοις) tra i vincitori.

[959.] Cedreno, tomo II, p. 546, dice di cotesti aiuti degli Italiani della regione tra il Po e le Alpi.

[960.] Si confrontino: Cedreno, tomo II, p. 541, 547 a 549; Michele Attallota, Historia, pubblicata da M. Brunet-de-Presle, p. 11, 18, 19; Guglielmo di Puglia, lib. I, Interea magno Danaum etc., sino alla fine del libro; Annali di Bari e Lupo Protospatario, presso Pertz, Scriptores, tomo V, p. 54, 58, anni 1042, 1043; Chronicon Breve Northman., presso Muratori, Rerum Italicarum Scriptores, tomo V, p. 278, anni 1042, 1043. Cedreno dà ad intendere che Maniace ripigliò sopra i Normanni tutta l'Italia all'infuori di poche città, il che è falso.