[1115.] Mo'gem, op. cit., p. 110.

[1116.] Ibn-Haukal dice del cotone coltivato a Cartagine ed a Msila. Descrizione dell'Affrica, versione di M. De Slane, nel Journal Asiatique, serie III, tomo XIII.

[1117.] Si vegga sopra, cap. V del presente Libro, p. 299 a 307.

[1118.] Si vegga il Lib. I, cap. IX, p. 206 del volume I, nota 2; e il Lib. II, cap. X, p. 415 dello stesso volume. Per l'XI secolo l'attesta Bekri; pel XII i diplomi.

[1119.] Le poesie arabiche a lode del re Ruggiero, delle quali si tratterà a suo luogo, descrivono le piantagioni di agrumi nella villa regia di Favara o Maredolce presso Palermo. Un diploma del 1094 presso Pirro, Sicilia Sacra, p. 770, dice di una Via de Arangeriis presso Patti.

Da un'altra mano si sa che varie sorta di melarance vennero dall'India in Siria ed Egitto dopo il principio del quarto secolo dell'egira e decimo dell'era cristiana. Veggasi una nota di M. de Sacy all'Abdallatif, Relation de l'Egypte, p. 117. Probabilmente la Sicilia, la Spagna, e con esse gli altri paesi in sul bacino occidentale del Mediterraneo ebbero gli aranci e i cedri in questo medesimo tempo dalla Siria e dall'Egitto.

[1120.] La canna da zucchero, secondo Ibn-Haukal, e però nel X secolo, si coltivava in Affrica (versione di M. De Slane, nel Journal Asiatique, III serie, tomo XIII); secondo Ibn-Awwâm, e però nell'XI, era notissima in Spagna; un diploma del 1176, parla di un molino da cannamele in Palermo; e però non è dubbio che cotesta industria risalisse in Sicilia all'XI o anche al X secolo.

[1121.] La piantagione di datteri a San Giovanni dei Leprosi fuori Palermo, posta accanto a un oliveto, è ricordata in un diploma del 1249 presso Mongitore, Sacræ domus Mansionis... Monumenta, cap. IV. Fu tagliata nel XIV secolo dall'esercito angioino che assediò Palermo.

[1122.] Edrisi dà il nome di Nahr-Tût “fiume Gelso” al fiume detto oggi Arena a mezzogiorno di Mazara, e dice dell'abbondanza della seta prodotta a San Marco in Val Demone.

[1123.] Si scorge da due diplomi del 1284, e dalla Cronica di D'Esclot, cap. CX, dei quali ho fatto cenno nella Guerra del Vespro Siciliano, edizione di Firenze, 1851, cap. X, p. 209.