[1105.] Iakut non ne fa parola, nè Edrisi. Il primo che li accenni è Ibn-Scebbât, Biblioteca Arabo Sicula, testo, p. 210, negli estratti non già di Bekri, ma del continuatore per nome Ibn-Ghalanda.

[1106.] Mo'gem, op. cit., p. 115.

[1107.] I fiumi di Lentini, Ragusa e Mazara.

[1108.] I diplomi dell'XI e XII secolo dicono di foreste e boschi or distrutti, come la foresta del monte Linario presso Messina, il bosco Adrano tra Prizzi e Bivona ec. L'Etna perde molto dei suoi da un secolo in qua. Il Monte Pellegrino di Palermo fu terreno boschivo fino al XV secolo. Edrisi dice della Benît (Pineta) a ponente di Buccheri ec.

[1109.] Mo'gem, op. cit., p. 111.

[1110.] Vita di San Filareto, l. c.

[1111.] Squarcio dato da Ibn-Scebbât, Biblioteca Arabo-Sicula, testo, p. 210.

[1112.] Mo'gem, op. cit., p. 116.

[1113.] Si vegga il cap. V di questo Libro, p. 295 del volume, e un altro squarcio d'Ibn-Haukal trascritto nel Mo'gem, op. cit., p. 119, ove leggiamo “La più parte del terreno di Sicilia è da seminato.”

[1114.] Mo'gem, op. cit., p. 116. Il testo dice: “e la terra di Sicilia produce lo zafferano.” Tutto questo squarcio par si debba attribuire ad Abu-Ali.