[1134.] Libro de Agricultura, su autor.... ebn el Awam Sevillano, versione spagnuola di Banqueri, col testo arabico, Madrid, 1802, in folio, tomo II, p. 193 e 231. Si tratta d'una specie di popone, detta in arabico Nefâq, credo quel che in Sicilia si dicono meloni da tavola, ovvero i meloni d'inverno.

[1135.] “Nuara” (in arabico nowâr, secondo Ibn-'Awwâm, tomo II, p. 213) si addimanda l'aja di poponi, zucche, cocomeri; “vaitali” (ar. batîl) il rigagnolo dei giardini: “gebbia” (ar. giâbia), un gran serbatoio d'acqua per irrigare gli orti ec.

[1136.] La malvetta rosata, come la chiamiamo in Sicilia, è il Pelargonium radula roseum dei botanici.

[1137.] Ibn-'Awwâm, op. cit., tomo II, p. 296.

[1138.] Ibn-'Awwâm, op. cit., tomo II, p. 418.

[1139.] Ibn-'Awwâm, op. cit., tomo II, p. 104.

[1140.] Kitab-el-Felaha, d'Aba-abd-Allah-Mohammed-ibn-Hosein, citato da M. Cherbonneau in una Memoria su la Culture arabe au moyen-âge negli Annales de la Colonisation algérienne, giugno 1854.

[1141.] Diploma del 1140, pel quale si concedono alla Chiesa di Catania “duas terras ad bombacea” presso De Grossis, Decacordum, tomo I, p. 77. Edrisi nota che il cotone si coltivava in gran copia a Partinico.

[1142.] Ibn-Sa'id, Kitâb-el-Badi, nella Biblioteca Arabo-Sicula, testo, p. 137, e Mokhtaser Gighrafia, op. cit., p. 134, con la correzione a p. 43 dell'introduzione, ove si tratta di Pantellaria.

[1143.] Fazzello, Deca I, lib. I, cap. 1.