[1154.] Si vegga il fine del presente capitolo.

[1155.] Presso Gaetani, Sanctorum Siculorum, tomo II, p. 113, e presso i Bollandisti, tomo I, d'aprile, p, 607.

[1156.] Presso Pirro, Sicilia Sacra, p. 842.

[1157.] Io pubblicai questa iscrizione nella Revue Archéologique di Parigi, del 1851, p. 669, seg. Alcuni eruditi palermitani vorrebbero mantenere alla Cuba un altro secolo o due d'antichità, supponendo l'iscrizione più moderna dell'edifizio. Ma non riflettono che la non è incisa in lapide, ma proprio scolpita in giro delle mura, senza vestigie di racconciamenti.

[1158.] Girault de Prangey, Essai sur l'architecture arabe, Paris 1841, tavola XIII, nº 3, 4.

[1159.] In una colonna della cattedrale di Palermo, presso il Di Gregorio, Rerum Arabicarum, p. 137.

[1160.] In due iscrizioni sepolcrali presso Di Gregorio, op. cit., p. 146, 152.

[1161.] V'ha l'eccezione delle effigie d'uomini e animali in qualche monumento, come i lioni dell'Alhambra ec. Ma in Sicilia non se ne vede alcun esempio. I mosaici d'animali nella sala della Zisa in Palermo, appartengono ai tempi normanni.

[1162.] Si vegga il cap. V di questo Libro, p. 302, seg., del volume.

[1163.] Si vegga il cap. IV di questo Libro, p. 274.