A queste 77 monete sono da aggiugnere le seguenti:
| Oro, | anno | 343 | (954-5) | di grammi | 1,05 | nel Museo di Parigi. |
| id. | ” | 344 | (955-6) | ” | 1,05 | ibid. |
| id. | ” | 1,05 | ibid. senza data, col nome del califo Moezz. | |||
| id. | ” | 1,05 | ||||
| id. | ” | 1,05 | ||||
| id. | ” | 396 | (1005-6) | indicata come quarto di dinâr da M. Soret, Lettre à S. E. etc. de Fraehn, Saint-Pétersbourg, 1851, p. 50 nº 121. | ||
| id. | ” | 414 | (1023-4, ovv. 424) | ” | 1,00 | nel Museo di Parigi. |
| id. | ” | 421 | (1030) | ” | 1,00 | ibid. |
| id. | ” | 422 | (1031) | ” | 1,00 | |
| id. | ” | 423 | (1031-2) | ” | 1,00 | |
| id. | Altre otto senza nome nè data | ” | 1,00 | ibid. | ||
| id. | ” | 422 | indicata come triens da M. Soret, p. 50, nº 122. | |||
| id. | ” | 437 | (1045-6) | id. p. 51, nº 124. | ||
| id. | ” | 445 | (1053-4) | id. p. 51, nº 125. | ||
[1181.] Il Mortillaro, vol. cit., p. 176, seg., 339, 340, citando il Tychsen ed altri, ha sostenuto quest'uso dei vetri improntati; e mi par s'apponga al vero. Ei nota, anche a ragione, la mancanza assoluta di monete arabiche di rame battute in Sicilia; alla quale non credo si possa opporre la moneta pubblicata dal principe di San Giorgio Spinelli, Monete cufiche dei principi longobardi ec., p. 31, nº CXXX. Prima, perchè non v'ha data di anno nè di luogo; e secondo, per essere molto dubbia la leggenda Emir-el-Mumenîn che l'autore credè scoprirvi. Resta a trovare il paese e l'età in che fu coniata questa e altre monete di rame, certamente musulmane, che il principe di San Giorgio dà nella tavola IV.
[1182.] Nei varii MSS. questa voce è scritta senza mozioni. È da leggere o la prima vocale, come in aggettivo numerale distributivo che nel nostro caso significa “di quei che vanno a quattro” (in un dinâr) proprio il latino quaterni. Ho fatto già parola di questa sorta di moneta siciliana, nel cap. VII del presente libro, p. 334 del volume. Le autorità sono, in ordine cronologico: 1º Ibn-Haukal, Geografia, nella Biblioteca Arabo-Sicula, testo, p. 11, secolo X; 2º Ibn-Khallikân nel luogo che cito al cap. VIII, p. 334, il qual autore trascrive le parole d'Ibn-Rescik, che visse nell'XI secolo, ma riferiva un fatto del X; 3º Ibn-Giobair, stessa citazione, XII secolo; 4º diploma arabico di Sicilia del 1190 presso Di Gregorio, De supputandis apud arabes temporibus, p. 40, 42.
Una trentina di dinâr d'oro, tra omeiadi e abbassidi, che ho pesati nel Museo di Parigi, sono per lo più di 4 grammi traboccanti. Dieci dinâr fatemiti d'Egitto mi han dato lo stesso risultamento: il migliore arriva a grammi 4,35, e il più scadente a grammi 3,45.
[1183.] Ne diremo più distesamente nel sesto Libro.
[1184.] Il singolare nei detti diplomi è tare.
[1185.] Regii Neapolitani Archivii Monumenta, Napoli, 1845, seg., in 4º. Il tari vi occorre per la prima volta in un diploma di Gaeta del 909, tomo I, parte I, p. 9, dove si vegga l'erudita nota degli editori. Poi negli atti privati stipolati a Napoli infino al mille, i prezzi son pagati per lo più in tari d'oro. Nel documento CCXL, anno 996, dato di Napoli, tomo II, p. 143, si legge “auri solidos XIII de tari ana quadtuor tari per unoquoque solidos,” la quale proporzione è replicata, con più o meno errori di grammatica, nei documenti CCXXXIII, anno 993, p. 129, e CCLV, anno 977, seg., 178. Si vegga anche il diploma del 1076 dell'Archivio della Cava, citato da M. Huillard-Breholles, nelle Recherches sur les Monuments et l'histoire des Normands etc. dans l'Italie Méridionale, publiées par les soins de M. le duc de Luynes, p. 166, dove si fa menzione di soldi d'oro, ciascun dei quali tornava a quattro tari di moneta d'Amalfi.
[1186.] Monete cufiche battute dai principi longobardi ec. interpretate.... dal principe di San Giorgio Domenico Spinelli. Nella prefazione dell'erudito signor Michele Tafuri, p. XXII, seg., si accenna la lega inferiore a quella di Sicilia; e in una nota, p. 227, la differenza dei caratteri. Le monete di cui trattiamo son le prime trenta della raccolta. Il peso varia da 18 a 23 acini di Napoli, cioè da 0,80 ad un grammo. Debbo aggiugnere che, accettando le conchiusioni generali dei dotti editori, non son d'accordo in tutti i particolari. Per esempio, varie leggende non mi sembrano ben trascritte; non tengo punto provata la cronologia che distribuisce coteste monete ai principi di Salerno; nè che tutte sieno state coniate in Salerno. Ve n'ha forse d'Amalfi; e forse è di Napoli il nº XXVII.
[1187.] Il dal arabico è suono partecipante della d e della t; e trascrivendolo in latino o greco, si rendea sempre con la t: per esempio da dâr-es-sen'a, “tarsianatus,” donde noi abbiam fatto “arzana' e arsenale.”