Moezz ebbe sapienza e genio di amministrazione, di che solea trar vanto. Narrasi che una volta, per sermonare i grandi della vezzeggiata e temuta tribù di Kotama, si fece trovare in farsetto, nel suo studio, tra libri e dispacci: “Ed ecco,” lor disse, “com'io spendo i giorni a far di mia mano il carteggio con l'Oriente e l'Occidente, in vece di sedere a desco profumato di muschio, vestito di sete e pellicce, a sbevazzare al suono di strumenti musicali e canto di belle giovani! Chi mai in questo popolo crederebbe che il principe è serrato in camera a procacciare la sicurezza e prosperità del paese e il trionfo vostro su i nemici?” E finì con ricordar loro, da moralista e da medico, tutte le virtù, anche di star contenti a una moglie; promettendo che, s'e' lo ascoltassero, così conquisterebbero i paesi orientali, com'avean fatto del Ponente.[640] E con ciò a consultare gli astrologi e più sovente le spie; tenere mandatarii con le man piene d'oro nei paesi agognati; e biechi bargelli su le popolazioni arabiche d'Affrica. Ond'ei parrebbe a legger di Filippo secondo di Spagna, se nei costumi di Moezz si notasse fanatismo ed ipocrisia, anzichè un animo generoso e un colto ingegno, vago di poesia, vivace e facondo, pratico in varie lingue; il berbero, il negro e lo slavo.[641] Del rimanente uom di stato non ordinò mai vasto disegno con maggior arte, ch'egli il conquisto d'Egitto. Oltre le dette pratiche, si procacciava séguito nelle due città sante dell'Arabia; si assicurava in Affrica; accumulava tesori; ordinava gli eserciti; e cercava, per mandarli ai conquisto, un gran capitano senz'ambizione.
Lo trovò o lo fece egli stesso: un Siciliano di schiatta cristiana,[642] Giawher, che suona “'gioiello;” se pur questo non è il vocabolo arabico raddolcito dalla nostra pronunzia. Figliuolo d'un Abd-Allah, che pare schiavo rinnegato, Giawher fu comperato da un eunuco affricano, rivenduto a un secondo e da questi a un altro; il quale ne fece dono al califo fatemita Mansûr.[643] Messolo a lavorar coi segretarii, Mansur poi l'affrancò; donde entrava, secondo legge musulmana, nella famiglia. Era giovane di bello aspetto, lodevoli costumi, pronto ingegno, affaticante, vigilante, sennato scrittore e pulito, chè ne resta di lui l'editto della sicurtà data al popolo egiziano; e molto amò la poesia e le lettere, protesse cui le coltivasse, e salito a potenza fu largo coi poeti. Moezz, sperimentatolo in varii oficii pubblici, lo fece vizir; poi si consigliò di mandarlo (958) con un esercito di Berberi a ridurre le province occidentali d'Affrica, di cui alcuna s'accostava agli Omeîadi di Spagna: e Giawher in men di due anni occupava per molti combattimenti l'odierno Stato di Marocco; mandava a Moezz i pesci e le alghe presi nell'Atlantico, e gli recava egli stesso in gabbie di ferro i principi di Segelmessa e di Fez. Però, deliberata, dopo la morte di Kafûr, l'impresa d'Egitto, Moezz la commetteva al liberto siciliano; provvedeva con esso lui ad ogni cosa, fatti financo scavar pozzi nel deserto di Barca su la strada che dovea battere l'esercito da Sort a Faiûm. Giawher s'infermò a morte in questo tempo; e il califo a visitarlo ed assisterlo; e sicuro dicea: “Non morrà, poichè mi dèe conquistare l'Egitto.”[644]
All'entrar di febbraio del novecensessantanove, ragunate le genti nei piani di Rakkâda per muovere all'impresa, apparve più brutta che mai l'uguaglianza del dispotismo. Giawher smontava di sella, baciava la mano di Moezz e l'unghia del pontifical palafreno; e alla sua volta, cavalcando con l'esercito, si vedea camminar dinanzi a piè, per comando del califo, i costui figliuoli e congiunti, non che i grandi del regno. I centomila uomini che gli danno i cronisti, significano che fu possente l'esercito; i cameli carichi d'oro gittato in forma di macine, simboleggiano, a mo' delle Mille ed una notte, il provvedimento necessario a chi andava a combattere in paese affamato, con giunta d'infinite barche stivate di grano che seguivano l'armata alle bocche del Nilo. Nei primi di giugno, non lungi da Fostat, sede del governo, Giawher fermava un accordo coi principali cittadini;[645] concedendo a tutto il popol d'Egitto la sicurtà della vita, sostanze e famiglie, a nome del califo; il quale, mosso a pietà del paese, avea mandato sue armi invitte a liberarli dai ladroni e dagli empii e farvi rifiorir la giustizia. Scendendo alle realtà, promettea di rilasciare le indebite esazioni del fisco su i retaggi; fornir le spese necessarie alle moschee; rispettare le opinioni religiose,[646] e i giudizii secondo l'usanza del paese, non contraria al Corano nè alla sunna; e mantenere i dritti dei dsimmi.[647] Si recò allora in parti la città; chi sdegnava l'accordo uscì a combattere e fu rotto; il vincitore, confermati saviamente i patti, entrava a Fostat nei primi di luglio. Altro non mutò dei riti che il nome del principe nella Khotba, l'appello alle preghiere, e il color delle vestimenta degli oficiali pubblici, di nero in bianco. Provvide all'azienda da uom del mestiere; pose in ogni uficio un egiziano e un affricano; amministrò rettamente la giustizia; e con rara modestia esercitò il pien potere commessogli.[648] Piantato il campo presso Fostat, disegnovvi la novella capitale, la Kâhira, ossia trionfatrice; e diè mano immantinente a edificarla.[649] Quivi innalzò la moschea Azahr, che fu compiuta entro due anni; nella quale il fondatore volle tramandare ai posteri il nome della patria siciliana e dell'oficio ch'era stato principio di sua grandezza.[650] Assicurò il conquisto reprimendo chi si levasse nelle province; e dando una memorabile sconfitta (971) ai Karmati, che vennero ad assalirlo al Cairo.[651]
Intanto il nome di Moezz era gridato alla Mecca e Medina; capitani minori mandati da Giawher gli acquistavano parte di Siria;[652] non ostante i Karmati, o forse per la paura che avean di loro i Musulmani, parea che i popoli da Suez all'Eufrate volesserlo riconoscere signore. Onde Giawher tanto insistè, che il trasse a trasferir la sede in Egitto; il che se non bastò a dare ai Fatemiti l'ambito impero musulmano, fece durar due secoli la dinastia, la quale, rimasa in Affrica, sarebbe stata spiantata di corto. La prodigiosa fertilità dell'Egitto; la postura che ne fa scala del commercio tra l'Oriente e l'Occidente; la popolazione gran parte cristiana, docile o servile e attaccata al suolo, offrian salda base a una dominazione reggentesi sugli ordini dell'azienda, d'una setta e d'una tribù berbera, non su popolo ed armi di sua propria nazione: oltrechè i padroni d'Egitto, per necessità geografica, comandaron sempre alla Siria e tennero le chiavi dell'Arabia occidentale. In Affrica, al contrario, i Fatemiti non avean potuto vincere la nimistà dei cittadini arabi in sessant'anni di terrore e di sferza,[653] non spegnere l'antagonismo del sangue berbero racceso dalle sètte kharegite; e mentre e' conquistavan l'Egitto, erano necessitati raccomandarsi alla tribù di Sanhâgia per reprimere un altro ribelle che seguía le orme di Abu-Iezîd.[654] Nè Sanhâgia, condotta dalla famiglia zîrita, lor prestava le armi con sì cieca lealtà da far serva sè stessa. Nè i Kotamii soffrivano che il califo comandasse in casa loro:[655] nè d'altronde bastavano a tener l'Affrica, facendo insieme da pretoriani in Egitto e un pugno anco in Sicilia.
Moezz si deliberò dunque a sgomberare d'Affrica per sempre, recando seco arredi, tesori, armerie e fin le ossa degli avi. Partì d'agosto novecensettantadue; sostato alquanto a Sardegna, villa d'Affrica che par abbia preso il nome dai Sardi che vi soggiornarono,[656] con magnifica lentezza entrò al Cairo di giugno novecensettantatrè; assestò le cose pubbliche con Giawher; poi messe da canto l'illustre liberto, il quale morì il novantadue; e il suo figliuolo Hosein, generalissimo del nipote di Moezz, fu ucciso da quello a tradimento.[657]
Di rado ci occorrerà ormai di tornare alla storia dell'Egitto; e di Moezz, basterà aggiugnere gli ordini politici lasciati nelle antiche province. Presto ei depose, se pur l'ebbe mai, il pensiero di commettere l'Affrica a un Arabo di nobil sangue, il quale, non sarebbe stato contento a picciola autorità; nè bastante a tenere il paese coi coloni arabi contumaci.[658] Si volse pertanto ai Berberi, alla tribù di Sanhâgia, alla famiglia zîrita, al capo Bolukkîn, e, per arabizzarlo, gli diè nome di Iûsuf-abu-l-Fotûh e titolo di Seif-ed-dawla, ossia Spada dell'impero. Il quale gli avea prestato mano forte contro i ribelli, come il padre al padre di lui; e sapea bene Moezz, che, non lasciandolo governatore, quei si potea far principe.[659] Bolukkîn, che il sapeva anco, non si dolse che gli scemassero l'impaccio del governo civile: che Moezz eleggesse i cadi, e qualche capo di milizia;[660] che un consiglio degli oficiali pubblici trattasse la somma degli affari ed egli facesse eseguire le deliberazioni.[661] Assentì anco a più duro taglio: che fosse posto da Moezz un direttore sul kharâg, ed un su le tasse diverse, entrambi mezzo independenti dal governo d'Affrica;[662] i quali lungo tempo mandarono moneta in Egitto.[663] Ond'era proprio quel governo bipartito che la dinastia volle porre in Sicilia e non le venne fatto. Nè Moezz si promettea di perpetua obbedienza da Bolukkîn;[664] ma, come fan sovente gli uomini di stato, fruiva del comodo oggi e rimetteva al domani le cure del pericolo che non si potea cansare.
Assestata così l'Affrica fatemita con un vicerè che comandasse dalle rive occidentali del golfo di Cabès fin dove potesse verso l'Atlantico, il cauto Moezz eccettuò Tripoli, Adgâbîa e Sort a mezzogiorno del golfo; commettendole ad altre mani, per aver libero il passaggio dall'Egitto, se mai venisse in capo a Bolukkîn di tentar novità. Eccettuò anche la Sicilia, data da tanti anni e testè confermata ai Beni-abi-Hosein di Kelb.[665]
CAPITOLO V.
Moezz volle anco far prova a raccogliersi in mano il fren della Sicilia. Del trecencinquantotto (24 nov. 968, 12 nov. 969), mentre Giawher era in su le mosse per l'Egitto, si notò che, giunto in Mehdia un oratore bizantino con ricchi presenti, il califo comandava di smantellare Taormina e Rametta, ristorate poc'anzi. Il che fu sì grave ai Musulmani dell'isola[666] che l'appiccarono a consiglio degli Infedeli: come l'odio pubblico lascia sovente le giuste accuse, e va a trovare le più assurde. L'emiro Ahmed, temendo peggio che parole, mandovvi con genti il fratello Abu-l-Kasem e lo zio Gia'far; i quali, accampatisi tra le due città, le fecero diroccare ed ardere.[667] Era il preludio d'un colpo di stato; perchè Moezz lo stesso anno richiamò in Affrica Ahmed con tutti i suoi,[668] il quale volentieri ubbidì. Ei fu preposto al navilio,[669] ed il cugino Ibn-'Ammâr ad una schiera che si dovea mandare di rinforzo a Giawher;[670] Mohammed, fratello d'Ahmed, rimase a corte finch'ei visse, fidato e caro a Moezz sopra ogni altro amico.[671] Manifesto egli è dunque che ai Beni-abi-Hosein fu promesso alto stato appo il califo in Affrica o in Egitto; e che Taormina e Rametta furono spiantate perchè le tenean gli Arabi Siciliani, i quali era mestieri disarmare pria di offenderli. Ahmed se ne andava dopo sedici anni e nove mesi di governo, in su la fine del trecencinquattotto (ottobre o nov. 969). Fece uno sgombero di casa: figliuoli, fratelli, congiunti, famigliari, clientela, ricchezze, arredi, quanto si potea portar via; caricatone trenta navi salpò l'emiro per Mehdia. Lasciò un solo liberto del padre, per nome Ia'isc; al quale Moezz commise il reggimento della Sicilia.[672]
Ma le tribù, leggiamo, assembrate nell'arsenale vennero a contesa coi liberti di Kotama, li combatterono e ne fecero strage.[673] Le tribù di certo significano i corpi del giund d'arabi siciliani, ordinati secondo loro schiatte. Liberti di Kotama, di certo gli stranieri Negri, Slavi, Berberi e d'altre tribù, e fors'anco rinnegati cristiani di Sicilia o di Terraferma, che i capi di Kotama aveano manomessi ed armati per rinforzar loro squadre, troppo poche ormai ai bisogni della dinastia. Nè parmi abusare il dritto d'interpretazione se aggiungo che il giund siciliano sì fieramente nimicasse i liberti di Kotama per cagione del fei, creduto suo proprio retaggio, del quale vedea partecipare quegli usciti di schiavitù; e forse lor erano stati concessi gli stipendii ricaduti per la partenza dei Kelbiti. Il tumulto par che fosse seguíto allo scorcio del novecensessantanove.[674] L'arsenal di Palermo sendo posto nella Khalesa,[675] e' si vede che Ia'isc, perduti i suoi sgherri entro la stessa cittadella, non ebbe difesa contro i sollevati.