[185.] Cento libbre d'oro secondo Giorgio Monaco, la Continuazione di Teofane, e Symeon Magister, ll. cc. Giovanni Cameniata accenna prima vagamente una grossa somma di danaro, e poi due talenti d'oro, op. cit., § 59, p. 569. Il secondo aggiugne che il danaro servisse agli stipendii e spese dell'esercito in Sicilia (τοῦ κατὰ Σικελίαν στρατοῦ), ma si deve intendere di quello che si pensava far passare di Calabria in Sicilia. Symeon Magister dice che le cento libbre d'oro eran chiuse in un cestellino (κανίσκιος) per recarle ai Franchi. Senza dubbio si tratta degli stessi Franchi di cui fa menzione Ibn-Khaldûn nel 901; e probabilmente erano i duchi di Spoleto e Camerino, che nel IX e X secolo fecero un po' i capitani di ventura. Si vegga sopra a pag. 72, 74.

[186.] Johannes Cameniata, op. cit., § 39 e 64, p. 569 e 576; Theophanes continuatus, lib. VI, cap. XX, XXI, p. 366, seg.; Symeon Magister, De Leone Basilii filio, § 13, 14, p. 705, seg.; Georgius Monachus, De Leone Basilii filio, § 29, 30, p. 862, seg.; Leo Grammaticus, p. 277. Veggasi anche Le Beau, Histoire du Bas Empire, lib. LXXII, § 32, seg.

[187.] Ibn-el-Athîr, l. c.; Nowairi, Storia d'Affrica, MS. di Parigi, 702, A, fog. 53 verso; e la traduzione francese presso M. De Slane, op. cit., p. 433; Ibn-Khaldûn, Histoire de l'Afrique et de la Sicile, p. 143, dice Ibrahim tornato in Sicilia, e morto all'assedio di Cosenza ch'ei non sapeva essere in Calabria. Il detto ritorno è evidente sbaglio nato dal confondere questa impresa di Ibrahim con quella del figliuolo l'anno innanzi.

[188.] Giovanni Diacono, testimone oculare ed autor di questo racconto, dice che la demolizione del castello Lucullano fu compiuta il 12 (quarto idus) d'ottobre; il corpo di San Severino recato a Napoli il dì appresso; e le stelle cadenti viste dopo sei dì, che tornerebbe al 18 o al 19. Il Baiân, tomo I, p. 126 e 127, riferisce questo fenomeno al 22 del mese di dsu-l-k'ada, cioè dal tramonto del 27 al tramonto del 28 ottobre: e merita maggior fede, non solo per la solita diligenza di cotesta compilazione, ma anco per l'uso degli Arabi di scrivere i numeri alla distesa, più tosto che in cifre. D'altronde potrebbe supporsi che il copista di Giovanni Diacono avesse notato VI in luogo di XVI o di XV i giorni corsi dal ritrovamento delle ossa di San Severino alle stelle cadenti. Ibn-Abbâr, MS. della Società Asiatica di Parigi, fog. 33 verso, ci conduce ad ammettere l'una e l'altra data, poichè fa supporre replicato il fenomeno più o meno per molte sere, dicendo: “In dsu-l-ka'da di quest'anno morì Ibrahim-ibn-Ahmed; e da quel momento furon viste stelle cadenti sparnazzantisi come pioggia a destra e a sinistra; onde fu chiamato l'anno delle stelle.” Questo squarcio è stato tradotto inesattamente da Conde, Dominacion de los Arabes en España, parte IIª, cap. 75.

Io mi sono intrattenuto sì lungamente ad esaminare questa data, poichè gli scienziati osservano un periodo annuale in tal fenomeno, e che sia più notabile verso il dieci agosto e in novembre. Col medesimo intento il barone De Hammer ha raccolto nel Journal Asiatique, serie IIIª, tomo III (1837), p. 391, alcuni ricordi d'autori arabi in fatto di stelle cadenti; e il baron De Slane vi ha fatto qualche correzione nel tomo IV della medesima serie, p. 291.

[189.] Evangelium secundum Lucam, XXI, 25. Questa riflessione è dell'anonimo autore d'un MS. dell'XI secolo, posseduto dalla Biblioteca di Bamberg, e citato nella raccolta di Pertz, Scriptores, tomo III, p. 548, in nota alla Cronica Salernitana. L'anonimo evidentemente ebbe alle mani la narrazione di Giovanni Diacono, ch'ei compendia e guasta.

[190.] Corano, Sura XV, verso 18; Sura XXXVII, verso 8, seg.

[191.] Così lo chiama Giovanni Diacono.

[192.] Il Nowairi dice il fiume. Potrebbero esser due, poichè il Busento confluisce col Crati sotto Cosenza.

[193.] Gli altri particolari della malattia d'Ibrahim si cavano dai cronisti musulmani. Giovanni Diacono dice Ibrahim morto nella chiesa di San Michele. In quella di San Pancrazio afferma la Cronica di Bari presso il Muratori, Antiquitates Italicæ Medii Ævi, tomo I, p. 31; e il Muratori vuol correggere chiesa di San Bertario.