[194.] Riscontrinsi: Ibn-el-Athîr, anno 261, MS. A, tomo II, fog. 92, seg.; MS. C, tomo IV, fog. 246 verso; e MS. di Bibars; Baiân, tomo I, p. 126; Ibn-Abbâr, MS. della Società Asiatica di Parigi, fog. 33 verso; Nowairi, Storia d'Affrica, MS. di Parigi, 702, A, fog. 53 verso e 54 recto; e la traduzione francese presso De Slane, op. cit., tomo I, p. 433, 434; Ibn-Khaldûn, Histoire de l'Afrique et de la Sicile, p. 143, 144; Ibn-Wuedrân, § 6; e versione di M. Cherbonneau, nella Revue de l'Orient, décembre 1853, p. 429; Ibn-Abi-Dinâr (El-Kaïrouani), MS. di Parigi, fog. 21 verso; e traduzione francese, p. 86; Abulfeda, Annales Moslemici, anno 261; Johannes Diaconus, Translatio etc, presso Gaetani, Vitæ Sanctorum Siculorum, tomo II, p. 62; Chronicon Barense anno 902, presso Muratori, Antiquitates Italica Medii Ævi, tomo I, pag. 31; e presso Pertz, Scriptores, tomo V, p. 52; MS. di Bamberg citato nella raccolta stessa di Pertz, Scriptores, tomo III, p. 548, in nota.

La data della morte, non scritta precisamente dall'accurato e contemporaneo Giovanni Diacono, si ritrae dai Musulmani. La recan tutti nel mese dsu-l-ka'da del 289, ma v'ha divario nel giorno: secondo il Baiân, il lunedì 17; secondo Nowairi, il sabato 18; e secondo Ibn-el-Athîr, Ibn-Wuedrân, e Abulfeda, il sabato diciannove: che tornano ai 23, 24 e 25 ottobre 902. Or poichè i giorni della settimana coincidono nel nostro calendario e nel musulmano, e il 17 dsu-l-ka'da 289 cominciò al tramonto del 22 e finì al tramonto del 23 ottobre, giorno di sabato, è evidente un lieve sbaglio in tutte quelle date. Qual che fosse stata la cagione dell'errore, mi è parso di ritenere la data del sabato 23 ottobre.

Nella versione del Nowairi, M. De Slane ha detto “quand la maladie interne dont Ibrahim souffrait, etc.;” ma confrontando con Ibn-el-Athîr e Ibn-Abi-Dinâr son certo che si debba sostituire “malattia viscerale.”

[195.] Johannes Diaconus, op. cit., presso Gaetani, Vitæ Sanctorum Siculorum, tomo II, p. 62; e presso Muratori, Rerum Italicarum Scriptores, tomo I, parte IIª, p. 273.

[196.] Vita Sancti Eliæ Junioris, presso Gaetani, Vita Sanctorum Siculorum, tomo II, p. 74.

[197.] Chronicon Barense, anno 902, presso Muratori, Antiquitates Italicæ Medit Ævi, tomo I, p. 31; Vita di San Bertario citata quivi in nota dal Muratori; Lupi, Protospatæ (Protospatarii) Chronicon, anno 901, presso Muratori, Rerum Italicarum Scriptores, tomo V; presso Pratilli, Historia Princ. Langob., tomo IV, p. 20; e presso Pertz, Scriptores, tomo V, p. 53; Romualdi Salernitani, Chronicon, anno 902, presso Muratori, Rerum Italicarum Scriptores, tomo V.

Non cito la Cronica della Cava, e la Cronica di Calabria pubblicata nella stessa raccolta di Pratilli, tomo III e tomo IV, perchè la prima è interpolata, la seconda apocrifa del tutto.

Il Martorana, Notizie Storiche, tomo I, cap. II, p. 60, pensò di impastare in uno tutti i racconti delle croniche. Scrisse che “annottando l'emiro Ibrahim intorno all'assedio, e accaduto un gran temporale con frequenti detonazioni, vi fu colpito si malamente da un fulmine elettrico, che dovè levarsi tosto dall'ossidione; poi morì di sfracello tra mille dolori entro al suo palazzo, nella città di Palermo.”

[198.] Per cotesti fatti notissimi non occorrono citazioni. I particolari si possono vedere in Sciarestani e nelle altre opere che mi occorrerà in breve di ricordare.

[199.] Questo fatto mi è occorso per la prima volta nel Kitâb-el-Fihrist, MS. di Parigi, tomo II, fog. 75 verso. Molti di quei libri trattavano di veterinaria; e forse l'amor dei cavalli fu la prima cagione che conducesse gli Arabi nel santuario delle scienze greche.