[237.] Ibn-el-Athîr, anno 278, MS. C, tomo IV, fog. 269 verso, dà un lungo ragguaglio su la origine, dottrine e riti dei Karmati; del qual capitolo la parte meno importante fu trascritta dal Nowairi e tradotta dal Sacy, vol. cit., p. 97. Veggasi ancora il Sacy, pag. 126 di esso volume. Il mio giudizio, formato su la tendenza diversa degli Ismaeliani e Karmati, si conferma coi particolari d'Ibn-el-Athîr. Notò anche questa differenza il Taylor nell'opera, The history of Mohammedism and its sects, p. 172, quantunque ei non abbia avuto alle mani tutti i fatti da poterla provare. L'analogia dei Karmati con gli Ismaeliani era stata sostenuta da M. De Sacy, Exposé de la religion des Druses, p. LXIII, seg., e da M. De Hammer, Histoire de l'ordre des Assassins, p. 47, 48, su la fede degli autori musulmani citati da loro. Il Baiân, che allor non si conoscea, contiene a pag. 292, seg., del 1º volume, un racconto sugli Ismaeliani e Karmati; ove si replicano con molti particolari i fatti già noti, e tra gli altri lo scandalo della notte lor festiva detta della Imamîa, e il nome, troppo significativo, di figliuoli della fraternità, dato ai fanciulli che nasceano da que' baccanali.

[238.] Kitâb-el-Fihrist, MS. di Parigi, tomo II, fog. 6 verso.

[239.] Su l'associazione ismaeliana si veggano Sacy, Esposé de la religion des Druses, Introduzione; Quatremère, Mémoires historiques sur les Fatimites, nel Journal Asiatique, agosto 1835, e le autorità musulmane citate da essi. Merita molta attenzione il racconto di Makrizi, presso Sacy, Chrestomathie Arabe, tomo II, p. 140, seg., su gli ordini della setta trionfante nel regno dei Fatemiti.

[240.] Confrontinsi: Warrâk, cronista spagnuolo del X secolo, citato nel Baiân, tomo I, p. 117-118; Makrizi, presso Sacy, Chrestomathie Arabe, tomo II, p. 111, seg.

[241.] Su questo sito si consulti una nota di M. Cherbonneau, Journal Asiatique, décembre 1852, p. 509.

[242.] Confrontinsi: Edrisi, Geografia, versione francese di M. Jaubert, tomo I, p. 246; Ibn-Khaldûn, Storia dei Berberi, versione francese di M. De Slane, tomo I, p. 291; Cronica di Gotha, presso Nicholson, An account of the establishment of the Fatemite Dynasty, p. 88.

[243.] Confrontinsi: Baiân, tomo I, p. 118; Ibn-Khaldûn, Histoire de l'Afrique et de la Sicile, versione di M. Des Vergers, p. 145-147; Makrizi, presso Sacy, Chrestomathie Arabe, tomo II, p. 113, seg.; Ibn-Hammâd, MS. di M. Cherbonneau, fog. 1 verso.

[244.] Credo il 22 rebi' primo del 289 (5 marzo 902) più tosto che a mezzo giugno del medesimo anno. L'una e l'altra data si legge nei medesimi autori: ma forse non è errore, e la prima va intesa dello esercizio del potere supremo, la seconda della solenne inaugurazione per la quale forse si aspettò il diploma del califo abbassida. Veggansi le autorità citate qui sopra a p. 77, e Ibn-Abbâr, MS. della Società Asiatica di Parigi, fog. 33 verso, che porta appunto la data del 22 rebi' primo.

[245.] Il mercoledì ultimo, secondo Ibn-el-Athîr, e penultimo giorno, secondo il Baiân, del mese di sciabân 290. Indi si vede che l'uno segue il calendario astronomico, e l'altro il conto civile, di che si è fatta parola al cap. III del Libro I, pag. 57, del 1º volume.

[246.] Detto Geziret-el-Kerrâth, ossia “Isola dei Porri.” Così fu chiamato dagli Arabi un isolotto a Capo Passaro in Sicilia, che ritien oggi il nome voltato in italiano. Ma credo qui si tratti della Geziret-el-Kerrâth in Affrica, a 12 miglia da Tunis.