[227.] Abulfeda, Annales Moslemici, an. 166.
[228.] Questo soprannome, al dire d'Ibn-el-Athîr, significa “L'Eterno.” Il nome patronimico era Ibn-Sahl.
[229.] Così nel Merâsid-el-Ittila'. I cronisti la scrivono con l'articolo. Dando alla lettera dsal il valore di semplice d si pronunzierebbe Bedd, o El-Bedd.
[230.] Confrontinsi: Kitâb-el-Fihrist, MS. di Parigi, tomo II, fog. 217 recto, seg.; Ibn-el-Athîr, anni 201, 220, 221, MS. C, tomo IV, fog. 191 recto, 203 verso, 205 recto, seg.; Abulfeda, Annales Moslemici, anno 226.
[231.] Questo nome si trova nel solo Kitâb-el-Fihrist, nè son certo della lezione di quel mediocrissimo manoscritto.
[232.] Così il Kitâb-el-Fihrist, che toglie ogni dubbio. Makrizi, credendo patronimico il nome di Deisâni, scrisse Meimûn figlio di Deisân; e M. De Sacy sospettò qualche errore nel noto Bardesane; ma nol chiarì. Veggasi la sua Chrestomathie Arabe, tomo II, p. 88 e 94. Ho detto della setta deisanita a pag. 109.
[233.] Nel Kitâb-el-Fihrist si legge Sce'âbîds, che significherebbe “giochi di mano” o di prestidigitation, come dicono i Francesi. Mi par che qui si debba prendere in senso più generale.
[234.] I varii racconti che correano su la origine della setta ismaeliana si leggono, più distintamente che altrove, nel Kitâb-el-Fihrist, MS. di Parigi, tomo II, fog. 5 verso a 9 verso, dove l'autore cita un trattato speciale sopra questa setta, scritto per combatterla, da Abu-Abd-Allah-ibn-Zorâm (o Rizâm). Non ostante la diversità delle tradizioni, date come dubbie nel Kitâb-el-Fihrist, mi par che molto ben si connettano insieme e che si possa accettare il grosso di tutti que' fatti. Si veggano altresì Makrizi, presso Sacy, Chrestomathie Arabe, tomo II, p. 88; Sacy stesso, Exposé de la religion des Druses, tomo I, p. LXIII e LXX, seg. — Makrizi sostiene, e M. de Sacy ripete con incredibile semplicità, che Abd-Allah-ibn-Meimûn fabbricasse questa gran macchina, non ad altro fine che di propagare l'ateismo e il libertinaggio!
[235.] Senza moltiplicare le citazioni mi riferirò al solo Sciarestani, op. cit., testo arabico, p. 15, 16, 127.
[236.] Kitâb-el-Fihrist, volume citato, fog. 6 recto e verso. Il nome proprio Hamdan è dato da Ibn-el-Athîr. La pronunzia di Kirmit è determinata da Sefedi, Dizionario biografico, MS. di Parigi, Suppl. Ar., 706, articolo sopra Soleiman-ibn-Hasan. Varie etimologie si danno di questo soprannome che al dir del Kitâb-el-Fihrist si riferisce a un castello. Su i fatti si vegga anche Makrizi, presso Sacy, Chrestomathie Arabe, tomo II, p. 89.