Fra Corrado presso Caruso, Bibl. Sic., p. 48.
Per la data, ho seguìta col Muratori (Annali, 1072), la testimonianza dell’Anonimo barese, la quale si accorda con quella di Amato, che l’assedio cominciasse in agosto e durasse cinque mesi. Il Malaterra attribuisce la stessa data all’assedio e pone la resa nel 1071, poichè egli cominciava il nuovo anno a’ dì 25 marzo.
Il Fazello, Deca IIª, lib. VII, cap. I, contro le testimonianze contemporanee, senza allegare nè anco una tradizione, dice aperta la città da’ prigionieri cristiani. È proprio il caso della occupazione di Tunis successa a’ suoi tempi. D’altronde avendo fatta consegnar Messina da’ Cristiani, il Fazello non seppe negare un onore somigliante alla città di Palermo.
[306]. Amato, lib. VI, cap. XXI, p. 182. Ibn-Khaldûn pone l’anno 464, (28 settembre 1071-15 settembre 1072), come fine della dominazione musulmana in Sicilia, notandovi la dedizione di Mazara, ed erroneamente quella di Trapani, Bibl. Arabo-Sicula, testo, cap. L, § 19, p. 497, 498.
[307]. Dux eam (Palermo) in suam proprietatem retinens et vallem Deminæ, cæteramque omnem Siciliam adquisitam et suo adjutorio, ut promittebat, nec falso, adquirendam, fratri de se habendam concessit...... Nam et medietas totius Siciliæ, ex consensu Ducis et Comitis, suæ sorti (di Serlone) Arisgotique de Poteolis inter se dividenda cesserat, eo quod hic consanguineus eorum erat, uterque autem consilio et armis probissimi viri erant. — Malaterra, lib. II, cap. XLV, XLVI.
Dopo questo attestato d’un partigiano sì caldo del conte Ruggiero, d’un vero storiografo di corte (Quoniam ex ædicto principis tempus scribendi imminet. Lib. III, preambolo), non occorre esaminare quello di Amato, lib. VI, cap. XXI, il quale, seguìto da Leone d’Ostia, lib. II, cap. XVI, dice ritenuta da Roberto la sola metà di Palermo e del Valdemone e ceduto il rimanente dell’isola a Ruggiero. In ciò è un anacronismo dal 1072 al 1091, quando Ruggiero duca di Puglia cedette una metà di Palermo a Ruggiero di Sicilia suo zio. Contuttociò non ho esitato di scrivere su la testimonianza del solo Amato l’assentimento dell’esercito alla concessione in favor di Ruggiero. Et lo comanda que vieingue tout lo excercit et loa lo excercit qu’il lo devisse doner a lo frere. Et adont lo duc donna a son frere ec.
[308]. Il sito, non indicato precisamente dai cronisti, è senza alcun dubbio quello che Edrisi chiama Hagiar-Serlu, “la Pietra di Serlone,” Bibl. Arabo-Sicula, testo p. 60, e presso Di Gregorio, Rerum Arabic., p. 122. Io l’ho notato nella carta comparata della Sicilia.
Il Fazello, Deca Iª, lib. X, cap. I, e Deca IIª lib. VII, cap. I, sbaglia il sito e dà due forme diverse del nome di quella rupe a’ suoi tempi.
[309]. Malaterra, lib. II, cap. XLVI; Anonimo presso Caruso, Bibl. Sic. p. 846, e nella traduzione francese, lib. I, cap. XXIII.
[310]. Si vegga il lib. III, cap. IX, e il lib. IV, cap. V, di quest’opera, Vol. II, p. 180 e 297.