«Si poteva ancora scorgere la disposizione quadrangolare delle città spagnuole, ma le strade e la piazza erano ricoperte di una bella erba verde sulla quale brucavano le pecore. La chiesa che sta nel mezzo è al tutto fabbricata di legno, ed ha un aspetto piuttosto pittoresco e venerabile. Si può immaginare la povertà di quel luogo da questo fatto, che quantunque contenga alcune centinaia di abitanti, uno della nostra brigata non riuscì in nessun luogo a trovar da comperare una libbra di zucchero o un coltello comune. Nessun individuo possedeva un oriuolo, ed un vecchio, il quale si supponeva avesse un'idea giusta del tempo, era incaricato di suonare la campana della chiesa così a caso.»
Nell'isola di Lemuy gli abitanti furono meravigliatissimi di veder arrivare gli inglesi, e compresero allora perchè poco prima avessero veduto un gran numero di pappagalli e perchè il Cheucau, un uccellino del petto rosso, mandasse con tanta insistenza un certo grido con cui suole destare la loro attenzione nei casi più straordinarii. Quegli abitanti
«Furono subito molto volonterosi di fare cambi. Il danaro non valeva quasi nulla, ma la loro avidità pel tabacco aveva qualche cosa di straordinario. Dopo il tabacco veniva subito l'indaco, poi il capsicum, le vecchie vestimenta e la polvere da schioppo. Quest'ultimo articolo era richiesto per uno scopo innocentissimo; ogni parrocchia ha un moschetto pubblico, ed hanno bisogno della polvere per far rumore il giorno della festa del santo o di altre feste.»
Quella gente sa contentarsi. A Castro
«A notte cominciò a piovere dirottamente, ciò che bastò appena ad allontanare dalle nostre tende la folla dei curiosi. Una famiglia indiana, che era venuta per trafficare in una barca da Caylen, bivaccava accanto a noi. Non avevano nulla che li riparasse dalla pioggia. Al mattino domandai ad un giovane indiano, bagnato fino alle ossa, come avesse passata la notte. Pareva di buonissimo umore e rispose:—Muy bien, señor.—
Il giorno 20 febbraio 1835, a Valdivia, mentre il Darwin s'era sdraiato nella foresta sulla spiaggia del mare per riposarsi, sentì una scossa, per cui balzato in piedi provò l'effetto del mal di mare in un grado leggero, come quando il bastimento non fa che dondolarsi. Era un terremoto che il Darwin descrive in alcune pagine che sono fra le più dotte e belle del suo dottissimo e bellissimo libro.
Il Chilì è terra classica pei terremoti, e in tutti i libri di geologia si citano gli effetti prodotti in quella contrada dal terremoto del 1822. Questi effetti ebbe campo ad esplorare il Darwin nelle sue ricerche geologiche, che lo spinsero ad attraversare le Ande partendo da Santiago e scendendo da Mendoza, pel passo del Patille all'andata e per quello Acomagne o Uspallate al ritorno. Egli spese ventiquattro giorni in quelle gite e dice che non aveva mai provato tanta soddisfazione in tale spazio di tempo. Si può soggiungere che difficilmente il lettore può ricavare da una lettura tanto ammaestramento quanto è quello che si ricava dalle poche pagine in cui egli descrive la sua gita.
Nelle numerose e lunghe sue escursioni al Chilì il Darwin si occupò pure delle miniere, anche dal punto di vista applicato. Egli parla così di quei minatori:
«I minatori chiliani sono pei loro costumi una singolare razza di uomini. Vivendo per alcune settimane nei luoghi più deserti, quando i giorni di festa scendono nei villaggi, non v'ha eccesso o stravaganza cui non si abbandonino. Talora guadagnano una grossa somma, ed allora, come fanno i marinai del loro danaro, essi cercano il mezzo più spiccio per poterla scialacquare. Bevono all'eccesso, comprano un numero sterminato di vestiti, ed in pochi giorni tornano senza un soldo nei loro miserabili tugurii, per lavorare peggio di animali da soma. Questa spiensieratezza, come quella dei marinai, è evidentemente l'effetto di un consimile tenore di vita. Il loro cibo giornaliero è assicurato, e non acquistano nessuna abitudine di risparmio; inoltre, la tentazione e le occasioni per cedere sono nello stesso tempo in loro potere.»