Erasmo Darwin ha pur esso in certo grado quella bella qualità che ha in grado altissimo il suo sommo nipote, di farsi amare nei suoi scritti.

Nelle note ai quattro canti del suo poema Erasmo Darwin appare, siccome ho già detto, botanico eruditissimo, medico valente, filosofo osservatore, uomo di cuore. Sono nobilissime alcune sue parole intorno all'abuso degli alcoolici in Inghilterra. Certi tocchi intorno ai caratteri delle piante, alla loro vita, al legame loro cogli animali, alla eredità e allo ibridismo colpiscono per lo stretto rapporto che hanno col concetto delle variabilità delle specie.

Ma questo concetto egli lo doveva esprimere poi più chiaramente nella zoonomia, che veramente è un'opera meritevole della maggiore attenzione.

La zoonomia di Erasmo Darwin venne pubblicata in Inghilterra nel 1794 e poco dopo tradotta in tedesco dal Brandis. Fu anche tradotta in italiano, e ne fu traduttore un medico che ebbe gran fama ai suoi tempi ed ebbe pure nobile cuore di patriota, Giovanni Rasori. Il Rasori dava tanta importanza alla zoonomia di Erasmo Darwin che volle che fosse conosciuta nella nostra lingua prima di pubblicare la sua teoria del controstimolo e, non facendo altri la traduzione, si accinse a farla e la compì egli stesso. La prefazione che egli mise in capo a questa sua traduzione ha la data del 3 gennaio 1803. Il primo volume fu pubblicato in Milano, dai signori Pirotta e Maspero, stampatori librai in Santa Margherita, in quell'anno 1803, l'ultimo nel 1805.

Erasmo Darwin aveva compiuto già da oltre vent'anni la maggior parte del suo lavoro quando si accinse a pubblicarlo. Questo lavoro è diviso in tre parti; la prima e più lunga contiene una serie di considerazioni tanto svariate quanto importanti intorno ai viventi; la seconda si riferisce alle malattie, alla loro enumerazione, alla loro classificazione, alla loro cura; la terza parla dei medicamenti e della loro azione.

Naturalmente, la prima parte soltanto è quella di cui qui mi devo occupare.

Un capitolo notevolissimo tratta della vita delle piante, della affinità tra le piante e gli animali, stimando che le piante si devono tenere in conto come di animali inferiori; dimostrasi come un albero dicotiledone si deve tenere in conto di un complesso di individui piuttostochè di un individuo solo, e come ciò si deva dire di molti animali marini, che in quel tempo venivan giudicati individui e sono invece realmente un complesso d'individui collegati. Tratta a lungo dei movimenti delle piante, della loro irritabilità, le crede suscettive di sensazioni, e si ferma su certi fenomeni speciali e fra gli altri su quelli presentati dalla Drosera. Questo capitolo è intitolato della Animazione vegetabile. Che cosa poi egli intenda per animazione, l'autore dice più tardi in un altro capitolo dove tratta della produzione delle idee:

«Colla denominazione di spirito di animazione o potenza sensoria, io intendo soltanto quella vita animale che l'uomo possiede in comune coi bruti, ed alcun poco persino coi vegetabili; e abbandono la porzione immortale di lui, oggetto di religione, all'indagine di quelli che trattano della rivelazione.»

Un capitolo importantissimo della zoonomia di Erasmo Darwin è consacrato all'istinto; in questo capitolo splende la vastissima erudizione di quel grande naturalista, come lo acume della sua osservazione e la finezza del suo criterio. Egli dice sostanzialmente che nello istinto non v'ha nulla di cieco e di fatalmente necessario, ma che gli atti che si chiamano istintivi si modificano e si mutano a norma delle circostanze. Passa in rassegna gli atti della vita di tutti gli animali, ma si ferma principalmente su quelli degli animali superiori e parla a lungo delle migrazioni degli uccelli e del loro nidificare, e di certe circostanze speciali in cui tanto le migrazioni quanto le costruzioni dei nidi si sono modificate e si vanno modificando; parla degli animali domestici e di parecchi atti della vita tanto degli animali domestici quanto dei selvatici, che rivelano un ammaestramento attuale ed ereditario. Questo capitolo finisce così: