«Aristotile (Physicae auscultationes, libro II, cap. 8) osserva che la pioggia non cade per far nascere il grano, come non cade per guastarlo quando viene trebbiato a cielo scoperto, ed applica lo stesso ragionamento agli organismi. E soggiunge (fu il signor Clair Grece che mi additò questo passo): «Che cosa impedisce che anche le parti (del corpo) in natura si comportino (a caso) nella stessa guisa, che, per esempio, i denti crescano per necessità, e cioè gli anteriori taglienti ed atti a fendere, al contrario i molari larghi e atti a triturare il nutrimento, poichè non diventano tali a siffatto scopo, ma questo si raggiunge in modo accidentale. Altrettanto avviene nelle altre parti, nelle quali sembra sussistere un adattamento ad uno scopo. Ora le cose, nelle quali ogni singola parte si forma come se fosse fatta per uno scopo speciale, mentre si sono costituite spontaneamente in modo adattato, si conservano, e quelle invece perirono e periscono, in cui la stessa cosa non successe.» Noi troviamo qui un oscuro cenno al principio della selezione naturale, ma quanto Aristotile fosse lontano dal comprenderla pienamente ce lo insegnano i suoi asserti sulla formazione dei denti.» (Sulla origine della specie, traduzione italiana sulla sesta edizione inglese, per cura di Giovanni Canestrini. Torino, Unione tipografica editrice, 1875).
Recentemente il signor Ernesto Haeckel, in un suo discorso al Congresso dei fisici e naturalisti tedeschi in Eisenach, parlò dei filosofi dell'antichità che sostennero il principio della derivazione dei viventi dalla materia inorganica e del succedersi di essi trasformandosi a mano a mano.
Anassimandro sostenne che la infinita materia eternamente in moto ha dato origine ai corpi celesti condensandosi a mano a mano i fluidi in materia salda e che la terra è uno di tali corpi. I primi viventi si generano nell'acqua per l'azione del sole, poi passano, piante e animali, a vivere sulla terra asciutta. L'uomo deriva per una serie graduata di trasformazioni dagli animali, e probabilmente da animali acquatici pesciformi. Eraclito di Efeso è anche più esplicito. Un grande e non mai interrotto processo di sviluppo domina il mondo intero, tutte le forme sono travolte in una corrente incessante e la lotta è «madre di ogni cosa.»
Empedocle di Agrigento afferma il mutare incessante dei fenomeni, e riconosce siccome fondamento e causa della continua lotta universale due opposti principii in azione, il principio dell'odio e quello dell'amore, che sono appunto ciò che i fisici moderni chiamano attrazione e ripulsione. Così l'unione dei corpi è prodotta dall'amore e la loro separazione dall'odio. Questi due grandi principii operanti hanno pure prodotto i corpi organici. Dalla lotta dei due principii vennero fuori vittoriosamente quelle forme che vivono ora, e si trovarono preparate alla battaglia e atte a reggersi nella vita.
Così queste, che noi chiamiamo teorie moderne, hanno la bella età di venticinque secoli.
Ma perchè, esclamerà qui il lettore, se queste idee hanno venticinque secoli, ci vieni qui tu ora a far perdere il tempo con Carlo Darwin? Se in venticinque secoli queste teorie hanno fatto così poca strada da essere state dimenticate tanto che ora si riprendono per nuove, non è questo un troppo forte argomento contro di esse?
Questa domanda non si può fare che da un lettore ignorante; ma appunto io credo il mio lettore ignorantissimo.
I dotti non badano a me.
Dunque rispondo al mio lettore ignorante, che altro è avere la intuizione di una verità ed esprimerla, altro è avvalorare la propria asserzione con argomenti, i quali, se non ne danno una dimostrazione, valgono almeno a farla considerare come una ipotesi ragionevole, o meglio come una buona teoria.
La sfericità della terra, la circolazione del sangue, la pressione atmosferica, la costituzione dell'aria e dell'acqua, la stessa grande attrazione universale, ebbero accenni più o meno remoti da questo o da quel filosofo, e talora tanto espliciti da riempirci ora di meraviglia. Ciò non toglie che siano state accolte universalmente o come verità dimostrate o come teorie razionali solo quando venne chi, comprendendo tutta l'importanza della cosa e applicandovisi con tutte le forze, addusse argomenti persuasivi in favore della sua asserzione.