Il professore Nicolaus Kleinenberg, della Università di Messina, invitato dai suoi scolari, appena il Darwin fu morto, ne fece una commemorazione, che veniva pubblicata col titolo: Carlo Darwin e l'opera sua. È una delle più belle cose che io mi abbia letto nella mia vita; son trenta pagine, trenta perle in un filo d'oro.

Visitiamo, col Kleinenberg, Carlo Darwin a Down:

«Aprite il cancello e vi ricevono le fresche ombre di esculi altissimi e folti. Un po' in là c'è la casa, una di quelle solide costruzioni del secolo passato, tanto caratteristiche per la campagna inglese, non molto bella, nè grande, ma spaziosa e comoda; poi il giardino con delle stufe per la coltivazione di piante esotiche, abbastanza vasto per un privato; e poi entrate nel parco, nella silenziosa campagna; estesi prati di quella freschezza, di quella verzura smagliante, che il mezzodì non conosce, alberi così sani e così alti, qua e là piccoli gruppi di bei cavalli e di vacche che quando passate alzano lentamente la testa a guardare il forestiero coi loro occhi limpidi e scuri, e poi tornano tranquilli a pascere; e nell'aria quella leggiera vaporosità, che ammorbidisce ogni contorno del paesaggio, come un velo sul volto di una donna. Nella casa quel comfort che a noi pare lusso, mentre in Inghilterra non significa se non che un uomo colto si trova in regolate condizioni finanziarie; un'amabilissima famiglia; libri, strumenti, ecco l'insieme pacifico dal fondo di cui staccasi l'alta e serena figura di Darwin. Soltanto chi ha avuto la fortuna di conoscerlo personalmente può intendere il fascino che esalava la sua anima pura e semplice. C'era qualche cosa della gentilezza e dell'ingenuità di un fanciullo in quell'uomo forte, che gli dava una grazia inesprimibile. Intorno a lui era un'atmosfera piena di rispetto e di simpatia.

«Darwin era liberale, non solamente nel significato abbastanza meschino a cui l'uso politico ha ridotto questa parola, ma era liberale in quel magnifico senso che intendevano i trecentisti: un uomo largo di mente, largo di cuore e largo di mano.

«La vita pubblica gli ripugnava; non ha bramato nè accettato alcun posto nel governo dello Stato. Lesse parecchi suoi scritti nella Società Reale e nella Società Linneana, ma non parlava pubblicamente, e rare volte scrisse sui giornali. Ma quando sentiva il dovere di pronunziare la sua opinione, allora la disse, modesto sì, ma franco e fermo, senza badare nè alla persona degli avversari, nè alla propria popolarità. Insomma, l'uomo più grande dei nostri tempi era un semplice gentiluomo di campagna.

«E da quella pacifica casa di campagna partì l'impulso che propagavasi con velocità inaudita attraverso l'intero mondo intellettuale, scuotendolo nelle sue fondamenta più salde. Qual contrasto tra la vita privata di Darwin e la gigantesca lotta sostenuta dai suoi libri! Per certo Darwin non era un agitatore, non era affatto nelle sue intenzioni il commuovere le masse, ma il pensiero, si sa, una volta sprigionato dal cervello, ha vita propria e non bada nè punto nè poco ai desiderii del suo creatore.»

Il pensiero di Carlo Darwin, appena egli ebbe posto definitivamente dimora in Down, il suo pensiero dominante, fu lo studio del grande argomento della variabilità della specie. Ma tuttavia, mentre incominciava le sue ricerche intorno a questo argomento, dava pure opera ad altri lavori, di cui alcuni erano in rapporto col viaggio fatto, altri si riferivano a ricerche originali. Tra i primi conviene menzionare il volume intorno alle isole del corallo di cui ho parlato sopra, e altre pubblicazioni geologiche relative al viaggio, e anche di geologia delle isole britanniche. Qui pure prende posto il volume nel quale egli racconta il suo viaggio, quello intorno a cui mi son tanto dilungato in principio. Fra i lavori zoologici originali del Darwin, pubblicati in quel tratto di tempo, ha un grande valore la sua Monografia dei Cirripedi. Sono due volumi di un migliaio di pagine, con quaranta tavole. Molti fatti nuovi si vennero a rivelare per quel lavoro, e di grande importanza. Differenze sessuali enormi, l'unisessualismo, l'ermafrodismo, la condizione complementare di alcuni maschi, tutto nella medesima specie, onde il Darwin stesso diceva non trovarsi nulla di somigliante a ciò che egli era venuto riconoscendo in tutto il resto del regno animale, ma trovarsi bensì in alcune piante; e conchiudeva soggiungendo, che nella serie dei fatti che egli era venuto investigando, appariva una singolare illustrazione di più di una cosa da lungo tempo nota, che la natura, cioè, muta gradatamente da una condizione all'altra, e nel caso di cui egli stava parlando, dalla bisessualità alla unisessualità....

Per tutte le vie il Darwin si trovava ad arrivare alla stessa conclusione; la verità di cui si era consacrato alla ricerca lo veniva stringendo da tutte le parti.