—Sto guardando—mi rispose concitatamente—questa prova che ho qui sotto gli occhi del fatto, che in natura non vi sono specie. Vedete qui; osservate, di questa dozzina di forme, la prima e l'ultima; vi paion ben differenti l'una dall'altra; tanto che non vi viene in mente, se mettete le due sole accosto, di dire che appartengono alla medesima specie: ma guardate quelle che stanno in mezzo, guardatele l'una dopo l'altra nell'ordine in cui sono disposte: la prima è talmente affine alla seconda che voi non credete di poterla separare specificamente; ma questa seconda si lega nello stesso modo alla terza, la terza alla quarta, e così via. La prima è della schietta pianura, la seconda delle falde del monte, le altre del monte stesso a mano a mano sempre a un'altezza maggiore. Le specie si modificano salendo, e ciò non solo negli insetti, ma in generale negli animali e nelle piante.—
Queste parole io le ascoltava dal Ghiliani, due anni prima che venisse fuori con uno scoppio, che doveva echeggiare per tutto il mondo, il volume intorno all'origine della specie, di Carlo Darwin.
Nessuno più di Vittore Ghiliani era in condizioni di comprendere quel volume, e invero egli sommamente se ne compiacque e nella sua immensa ricchezza di cognizioni entomologiche trovò poi pel rimanente della sua vita argomenti suoi in appoggio di questa dottrina.
XII
Il moltiplicarsi di una data specie di viventi in una data località è sovente in rapporto colla esistenza di altri viventi, talora assai lontani e diversi dai primi e tali che non si crederebbe mai, quando la cosa non fosse dimostrata dalla osservazione, che possano gli uni giovare o nuocere agli altri.
Una sorta di gambero marino chiamato Paguro dai naturalisti, comune lungo le spiagge italiane, e notissimo ai pescatori che lo cercano per inescarne i loro ami, presenta questa singolare conformazione, che quella parte che volgarmente nel gambero si chiama la coda, ma che invero è il ventre, invece di avere la copertura di scaglie che hanno gli altri gamberi, si trova in esso al tutto nuda e con una pellicina sottile. Con un ventre di tal fatta allo scoperto il paguro non potrebbe vivere; oltrechè la pellicina sottile si lacererebbe contro gli spigoli delle pietruzze e delle arene, ogni sorta di pesciolini di scoglio la morderebbero e ne farebbero pasto. Singolare forma questa del paguro, che mentre ha il capo e il petto saldati insieme e protetti da una salda corazza, ha il ventre molle e indifeso. A ogni costo bisogna che il paguro faccia una difesa a quel suo ventre nudo; la fa in singolarissimo modo. Dove esso vive fra gli scogli, sulle ghiaie e nelle fanghiglie sottomarine lungo la spiaggia, vivono parecchie sorta di chiocciole di mare, le quali siccome vivono muoiono. La parte molle dell'animale si disfà tutta dopo la morte e rimane la conchiglia vuota. Il paguro prende questa conchiglia e ci alloga dentro il suo molle ventre e se la trascina dietro camminando. Se le conchiglie vuote son molte e i paguri pochi, tutto va bene; ma se i paguri son molti e poche le conchiglie vuote, tutto va male. Seguono fra i paguri fiere battaglie pel possesso di una conchiglia. Avviene talora che un paguro, annoiato di trascinarsi sempre la conchiglia dietro, la lascia per darsi un po' di sollazzo e fare una passeggiatina. Un altro paguro subito se ne impadronisce e quando ritorna il primo proprietario se ne trova espropriato. I combattimenti fra i paguri pel possesso delle conchiglie sono tanto frequenti che quegli animaletti si son fatto un certo abito del combattere e quando due s'incontrano s'azzuffano per tenersi in esercizio. Qui adunque si ha un crostaceo di cui la vita dipende dalla vita, o piuttosto dalla morte, di un mollusco; ma lo scarseggiare o lo abbondare del mollusco è in rapporto colla quantità dei suoi varii predatori, colla quantità e colla qualità delle alghe di cui esso si pasce, le quali sono in rapporto colla qualità della roccia, colla condizione di movimento e di purezza dell'acqua, e via dicendo.
In alcune vallate presso Genova, dice il professore Arturo Issel (Varietà di Storia naturale, Milano, Treves, 1866) scarseggiano le chiocciole, perchè esse sono avidamente divorate dai topi, che quivi molto abbondano; una sola specie vi è comunissima (Helix cespitum) e, a quanto pare, essa sfugge alla regola, perchè vive sul cespite dei cardi spinosi, i quali coi loro pungenti aculei le fanno schermo contro gli attacchi dei suoi nemici.
Una mosca, chiamata dai naturalisti cecidomia, depone le uova sugli stami di una scrofularia, e secerne un veleno producente una galla, di cui si nutre la larva; un altro insetto, chiamato misocampo, depone le uova entro quella galla nel corpo stesso della larva della mosca, e così si nutre della sua preda vivente. Ne risulta che un imenottero dipende da un dittero, il quale dipende a sua volta dalla proprietà che possiede di produrre una secrezione mostruosa in un organo particolare di una certa pianta.