Il bue, il cavallo, il cane, non sono ritornati allo stato selvaggio nel Paraguay, mentre ciò avvenne di questi animali un po' più al nord e un po' più al sud di quella contrada. Due naturalisti benemeriti pel grande studio che hanno fatto della zoologia dell'America meridionale, Azara e Rengger, hanno trovato la ragione di questo fatto. È comune al Paraguay una sorta di mosca, la quale depone le sue uova nell'ombellico dei cani, dei buoi e dei cavalli appena nati, e li fa morire. Questa mosca ha per nemici gli uccelli insettivori e i suoi parassiti, e il più o il meno di questi viene così ad operare sui bovi, sui cavalli e sui cani.

Giova riferire le seguenti parole del Darwin:

«....La visita delle farfalle è assolutamente necessaria a molte nostre orchidee per spandere il loro polline e fecondarle. Abbiamo esperienze che ci convincono che i pecchioni sono quasi indispensabili alla fecondazione della viola del pensiero (viola tricolor), perchè le altre api non vi si arrestano. Ho anche scoperto che parecchie specie di trifoglio richieggono la visita delle api per divenire feconde: per esempio 20 capi di trifoglio olandese (trifolium repens) diedero 2290 semi, mentre 20 altri individui di questa specie, inaccessibili alle api, non ne diedero uno solo. Così 100 piante di trifoglio rosso (trifolium pratense) produssero 2700 semi, ma altrettante pianticelle difese dalle api non diedero semente di sorta. I soli pecchioni visitano il trifoglio rosso; le altre api non ne possono suggere il nettare. Si è sostenuta l'idea che le falene potessero cooperare alla fecondazione dei trifogli; ma io dubito che ciò sia possibile pel trifoglio rosso, giacchè il loro peso non basta a deprimere i petali della corolla. D'onde può inferirsi che se l'intero genere dei pecchioni divenisse molto raro o si estinguesse in Inghilterra, probabilmente la viola del pensiero ed il trifoglio rosso diminuirebbero assai o scomparirebbero interamente.

«Il numero dei pecchioni in qualsiasi regione dipende in gran parte dal numero dei topi campagnuoli che distruggono i loro favi e i loro nidi; e M. H. Newman, che osservò lungamente le abitudini dei pecchioni, crede che «più di due terzi di questi sono così distrutti in Inghilterra.» Ora, il numero dei topi dipende principalmente, come tutti sanno, dal numero dei gatti; e il signor Newman dice che presso i villaggi e le borgate egli ha trovato i nidi dei pecchioni in maggior copia che altrove, il che egli attribuisce al gran numero dei gatti che distruggono i topi campagnuoli. È dunque credibilissimo che la presenza di un gran numero di animali felini in un distretto, determini, mediante l'intervento dei sorci e delle api, la quantità di certi fiori nel distretto stesso.

«La moltiplicazione di ogni specie è dunque sempre inceppata da diverse cause, che agiscono in varii periodi della vita e nelle differenti stagioni dell'anno; alcune sono più efficaci, ma tutte concorrono a determinare il numero medio degli individui od anche l'esistenza delle specie. In alcuni casi si può dimostrare che in diverse regioni agiscono cause diverse sopra le medesime specie. Quando si considerano le piante e gli arbusti che coprono un terreno incolto, siamo indotti ad attribuire il loro numero proporzionale e le loro specie a ciò che chiamiamo il caso. Ma quanto falsa è questa opinione! Quando si atterra una foresta americana sappiamo che sorge una vegetazione diversissima; pure si è notato che le antiche rovine indiane del mezzogiorno degli Stati Uniti, che un tempo erano state spogliate dei loro alberi, spiegano al presente la medesima meravigliosa diversità e proporzione di razze, quale è quella delle vergini boscaglie vicine. Quale tenzone deve essersi continuata per lunghi secoli fra le differenti specie di alberi, quando ciascuna spande annualmente i proprii semi a migliaia! Quale guerra degli insetti contro gl'insetti; degli insetti, lumache e altri animali contro gli uccelli e gli animali rapaci! Tutti sforzandosi di moltiplicare e tutti nutrendosi gli uni degli altri o cibandosi a spese degli alberi, dei loro semi, dei loro pollini o d'altre piante che prima coprivano la terra e impedivano conseguentemente lo sviluppo degli alberi! Che si getti in aria un pugno di penne e ognuna ricadrà al suolo secondo leggi definite; ma quanto è semplice il problema della loro caduta in confronto di quello delle azioni e reazioni delle piante ed animali innumerevoli che nel corso dei secoli determinarono i numeri proporzionali e le specie degli alberi, che ora crescono sulle rovine indiane!» (Sulla origine delle specie, traduzione di Giovanni Canestrini. Torino, Unione tipografica editrice, 1875).

Questo grande principio della scelta naturale è come un sole splendido e fiammeggiante che illumina e rende in ogni parte riconoscibili una infinità di fatti intorno ai quali prima era buio. Non tutto a ogni modo, nel regno dei viventi, si spiega con questo principio. Non si spiega, o almeno non si spiega sempre la differenza, talora molto grande, che si scorge negli animali fra le femmine e i maschi.

Dico che nella scelta naturale non si spiega sempre la differenza fra le femmine e i maschi, perchè in qualche caso veramente si può spiegare. I fagiani presentano grandissime differenze nei due sessi, come tutti sanno. I maschi hanno un piumaggio bellissimo variopinto, mentre le femmine hanno un modesto colorito uniforme; ma le femmine dei fagiani covano sul suolo, non protette da fronde o fogliame od altro, e quando avessero vivacemente colorito il piumaggio, facilmente sarebbero scorte dagli uccelli rapaci e predate. Il modesto piumaggio in armonia col colore circostante protegge queste femmine dei fagiani; si può adunque credere che qui si sia fatta una scelta naturale sopravvivendo le femmine più brune e soccombendo quelle meglio colorite, e che questo carattere ereditariamente si sia andato trasmettendo sempre alle femmine di generazione in generazione tanto da diventare costante.

Ma questa spiegazione che sta pel fagiano non sta nella maggioranza dei casi, che sono numerosissimi, di differenze fra i maschi e le femmine in tante sorta di animali.

Generalmente il maschio è quello che si modifica di più e varia di più nelle sue modificazioni. Il maschio ha maggior bellezza, maggior vigore, indole più battagliera, organi dei sensi più fini, maestria di canto, ghiandole odorose, certi caratteri qualche volta che non gli servono nella vita ordinaria e non si possono intendere che come ornamenti fatti per meglio piacere alle femmine. Talora il maschio si fa bello al tempo degli amori e si tramuta per modo da non essere più riconoscibile e sfoggia la nuova bellezza e fa strani atti ed inconsueti davanti alla femmina, e combatte furiosamente e uccide i rivali.