Intanto la cantatrice cantò un maual, che fece rivolgere a noi gli occhi di tutta l'assemblea. Il francese mi domandò che cosa ciò significasse, ed io gli dissi che il senso del maual era il seguente:

«Il mio diletto copre il suo capo con un cappello. Il suo calzone è adorno di nodi e di cappi. Io lo volli abbracciare, ed egli mi disse in italiano: Aspetta.

«Abbracciami adunque, gli risposi; abbracciami, o tu dalla dolcissima favella — Allah mi guardi da colui che ha gli occhi di gazzella! Ah! quanto è dolce la sua favella italiana!»

— Ma questo, sclamò egli, è un complimento a brûle-pourpoint fatto a voi.

— È un complimento fatto ad entrambi; la canzone parla d'amante italiano, perchè la lingua italiana è più popolare di ogni altra in Levante, anche oggidì; la cantatrice sa che siam qui, e ci ha voluto ringraziare prima di riposarsi, come fa ora.

Un suono improvviso s'intese dalla parte del cortile opposta a quella dove era la cantatrice, e tutti si rivolsero con lieto susurro da quella parte: un uomo soffiava in una sorta di cornamusa, un altro accompagnava battendo la tarabukah.

— Che cosa vuol dir ciò? mi domandò il francese.

— Vedrete.

Una donna giovane e bella, scoperto il viso, impudicamente vestita all'orientale, sbucò di colpo di là d'onde veniva il suono e, scotendo fra le mani un tamburello coi sonagli, si precipitò come un turbine in mezzo all'assemblea, e ristette immobile.

Signora, una ballerina araba non è descrivibile. Tutto quello che vi posso dire si è che il suo ballo è fatto d'una serie d'atteggiamenti e di movenze, or lente e languidamente molli, ora vibrate e turbinose, secondate dallo scoppiettìo delle nacchere, e che essa si mette davanti ad uno degli spettatori, balla un tratto, poi abbandona quello, e va a ballare da un altro. Da ciò è nato fra gli Arabi un grazioso proverbio, a significare la mutabilità delle sorti umane.