— Innocentissimo! non v'è casa nel villaggio che non abbia il suo serpe familiare, tenuto di buon augurio, come le rondini dai contadini nel villaggio mio. Questo povero animale prediligeva la mia stanza di studio, e sovente mi veniva strisciando amorevolmente intorno ai piedi, mentre io me ne stava a tavolino. Il solo difetto ch'io gli abbia dovuto rimproverare, fu quello d'esser ghiotto dei teneri piccioni e delle uova di questi uccelli: mandava giù tutto, i piccioncini colle piume.
— E digeriva?
— A meraviglia; ma imparai a tenerlo lontano dalla piccionaia, spargendo sul suolo la lavatura delle pipe; d'allora in poi fu pago della caccia dei topi e degli uccelletti nei nidi sulle acacie del giardino. Ora non lo posso neppur mettere nell'alcool od in pelle, tanto l'avete disfatto col vostro colpo.
— Quando è così, mi dispiace di averlo ucciso; ma davvero è una singolar compagnia!
— Buon per me che non avete veduto quel camaleonte che è sull'alto della finestra, e due lucertoloni del deserto che mi sono carissimi, e per fortuna han passato questa notte in un'altra stanza.
— Ma voi avete in casa l'arca di Noè!
Feci portar via il serpente, e portare il caffè al mio ospite.
— Ditemi, proseguì egli centellando, non temete che coi serpi innocui scivoli talora qualche serpe velenoso in casa vostra?
— Nelle case vengono solo, e son reale pericolo, gli scorpioni. Eccone uno che non vi farà più paura, nell'alcool: se avete veduto così fatti animali nel vostro paese, ove si trovano nelle parti più meridionali ed orientali, troverete che questo è foggiato sullo stesso stampo, ma più grosso: la sua puntura è dolorosissima, ma non tanto pericolosa quanto si dice.
— Avete trovato talvolta scorpioni in questa casa?