— Che vita!

— Caro signore, io credo che chi non ha nulla da fare passi la sua giornata male in ogni parte della terra.

— Ah! de la morale!... Ditemi un poco, per parlar d'altro, perchè avete messo una rete ad ogni vostra finestra, ed una alla porta?

— Ciò feci per tener fuori le mosche.

— Come! le mosche non passano attraverso la rete? Ma le maglie di queste vostre reti sono tali, che tre mosche ad ali aperte v'entrerebbero insieme!

— Sì, e ciò non ostante non entrano, purchè non siano due finestre o la porta e la finestra aperta l'una in faccia all'altra; quest'uso è qui antichissimo, e ve lo trovò già Erodoto.

— Per esempio, ciò solletica tutta la mia curiosità, e sarà bella novità del mio libro.

— In Francia ne parlerete primo, e un anno fa ne avreste parlato primo in tutta Europa; ora sarete stato preceduto in Inghilterra dal dottor Spence, che da poco ne lesse una memoria alla Società entomologica di Londra, dicendo di aver imparato questo metodo da un signore fiorentino che gli raccontò averlo veduto in atto in un convento presso Firenze, e averlo inteso lodato da un pittore romano, che con esso avea il doppio vantaggio di lavorare colle finestre aperte senza la molestia delle mosche e di non aver guasti i suoi quadri da questi importuni insetti. Dopo la lettura del dottor Spence, il dottor Stanley fece una serie di sperimenti con varie sorta di reti, e trovò che anche quando i fili son sottilissimi, le mosche pur non passano. Egli cercò di darsi ragione di questo fatto, e pensò che le mosche si spaventino delle reti scambiandole per tele di ragno.

— Mi pare che se le mosche avessero tanta paura delle tele di ragno, non c'incapperebbero così sovente.

— Quest'è quel che disse il dottor Spence, il quale considera la avversione delle mosche per le reti siccome dipendente dalla struttura particolare dell'occhio della mosca, che le farebbe vedere in ogni filo una successione d'ostacoli aumentati e moltiplicati dalla rapidità del volo.