— Ma le jene non sono anche paurose per gli uomini vivi?

— Qui non sono: esse fuggono dall'uomo. Un capo ameno di questo villaggio fece una volta scommessa di uccidere una jena senz'armi, strozzandola colle mani; si sdraiò la notte in campagna, facendo il morto, e una jena si avvicinò sino a fiutargli i piedi; egli allora sorse in un tratto, e le si slanciò sopra; ma essa non gli diede tempo, e fuggì. Se un giorno andrete in Algeria, vedrete come là pure, sì dagli Arabi come dai Francesi, sia poco temuta la jena.

— Sentite! V'ho detto che voglio fare una caccia a modo mio, e che anzi l'ho già descritta quale deve avvenire: ma vorrei pure mettere nel mio libro qualche cosa di nuovo, di interessante intorno alla jena.

— Di nuovo anche pei naturalisti?

— Sì, se fosse possibile.

— Mettete i brani genuini di Plinio e di Aristotele, ove questi autori parlano della jena.

— E questo sarà nuovo pei naturalisti?

— Novissimo: ecco qui Plinio colle aggiunte zoologiche di Cuvier: ecco Aristotele; non ho la traduzione francese di Camus, ma questa edizione col testo greco da una parte e la traduzione latina dall'altra.

— La cosa più strana che direi nel mio libro, sarebbe quella d'aver letto Plinio e Aristotele a Khankah: ma senza costringermi a sentire questi brani, ditemene voi in succinto il contenuto.

— Plinio dice molte stranezze credute ai suoi tempi, ed è citato da tutti gli autori moderni: parla dell'ermafrodismo della jena, della sua imitazione del vomito e della voce umana, dice che ha la colonna vertebrale tutta d'un pezzo, che la sua ombra fa muti i cani, che ogni animale cui abbia girato intorno tre volte diventa immobile, e che colla leonessa fa un prodotto spurio chiamato corocotta, strana bestia, chè fra le altre singolarità avrebbe, senza gengive, invece di denti un osso in cerchio. E non s'accorge di aver dato prima lo stesso nome di corocotta ad un altro animale, non meno strano, che egli dice venuto dal cane e dal lupo. Aristotele parla della jena quattro volte nelle sue opere: nella storia degli animali ne parla due volte, e una nei libri della generazione degli animali; fa vedere il motivo per cui si crede falsamente questo animale ermafrodito, e dà della jena una descrizione assai esatta. Egli dice che si prendono molto più jene maschi che non femmine, dacchè un cacciatore gli ha narrato d'aver trovato, in undici di questi animali, una femmina sola. In un altro libro, assai men letto, e che non è certo che sia suo, ove il grande filosofo non la fa più da osservatore, ma parla delle mirabili cose che si sentono dire, narra la storiella dell'azione dell'ombra della jena.