Era la notte splendida di stelle, e stavamo sdraiati, fumando la pipa, sotto il palmeto: la pecora legata al palo, poco discosto da noi, si divincolava mandando gridi lamentevoli.
— Sentite, dissi al signor Oscar, io mi voglio sdraiare sulla stoia, e addormentarmi, come già hanno fatto il vostro interprete e il beduino: voi guardate le stelle, fate un'ode, se vi riesce, e quando vedete la jena svegliatemi. Buona notte.
Il lamento della povera pecora mi suonò negli orecchi finchè m'addormentai.
Non s'era ancor desta l'alba quando mi svegliai e volsi gli occhi intorno a me. Il signor Oscar Verdier dormiva, Mohammed-effendi dormiva, il beduino dormiva.
Guardai dalla parte dove avevamo legato la povera pecora, che mi aveva tanto impietosito.
La pecora dormiva.
Il signor Oscar Verdier morì un mese dopo, assassinato una notte in Alessandria da due Greci, che lo trassero in trappola, promettendogli d'introdurlo in un harem. Il console generale di Francia andò in furia. Il bascià promise una splendida riparazione, e disse al capo della polizia che se prima di mezzogiorno giustizia non fosse fatta, egli avrebbe fatto mozzare a lui la testa. Il capo della polizia mandò a prendere un fellah, e lo fece impiccare immediatamente.
Il console di Francia si dichiarò soddisfatto.
Nota del Trascrittore