Abbiamo detto che lo stato psichico di equilibrio è ereditario ed acquisito: il funzionamento principale, su cui poggia, è posto da natura, poichè è regola imprescindibile psicologica, che qualunque atto interno emotivo o volitivo abbia la genesi spontanea nel processo organico individuale.—Tostochè negli stati di coscienza comincia a mancare il ritmo, all’azione di qualche stimolo non corrisponde la reciproca reazione; vien meno, perciò, l’attitudine, sia anche passeggiera, al processo integrativo; le correnti di energia funzionale si turbano; le tendenze impulsive vincono l’azione reattiva delle facoltà di arresto; la efficacia dell’impulso non comporta più resistenza; spariscono i confini del campo visivo della coscienza ed all’ottenebramento dell’intelletto succede lo scoppio della passione. Il fenomeno qui descritto, ristretto propriamente al fatto del delitto, c’impone, innanzi tutto, lo studio dei motivi o degli impulsi dell’azione interna ed esterna della energia criminosa.
L’equivoco che in generale si vuole ingenerare, nella dinamica, tra la idea di forza e l’idea di movimento, assumendosi la prima per una potenzialità astratta ed il secondo per qualche cosa che non inerisca alla materia, ma di questa sia modalità accidentale, si riscontra tuttodì tra l’idea di motivo o di impulso e quella d’azione. Si confonde il motivo con la causa; non riflettendo che il primo è in realtà ciò che la seconda è, in astrazione o nei rapporti logici, con l’idea di effetto.
Ora, a chi ben guardi apparirà che il motivo o l’impulso, dinamicamente, si confonde con l’azione; ne è l’essenza e la realtà concreta.
La energia psichica, con funzionamento normale o anomalo, è sempre in attività: appena si effettua l’azione di qualche impulso, il precedente stato di coscienza subisce cambiamento; comincia così un effetto che percorre i gradi di svolgimenti conformi alla intensità impulsiva, e o si esaurisce, perchè arrestato, nel dominio interno, ovvero si riversa nel mondo esterno e si completa in analogo atto di condotta. L’atto esterno è l’equivalente di quello interno, il che spiega la ragione del moto causale dell’impulso, la continuità della energia psicofisica dal momento iniziale di sentimento o di idea fino al termine dell’azione, ed in ultimo il perchè si connetta l’imputabilità fisica dei nostri atti ad analoga imputabilità morale.
6.—Ciò che chiamiamo impulso non è che una scossa, un primo movimento, il quale, rientrando nel campo visivo della coscienza, o influisce a creare un novello stato, ovvero, per identità di natura, riproduce stati precedenti passati nel dominio dell’inconscio o assopiti da non destare più alcun interesse. Per quanto facile, ad intendersi, sembri l’asserto, esso racchiude il problema fondamentale della vita. Che è mai, in fatti, la vita, se non, al dire di De Blainville, il duplice movimento interno di composizione e decomposizione, a un tempo generale e continuo? ovvero, secondo lo Spencer, la coordinazione delle azioni? Nè movimento interno è verificabile, nè coordinazione senza che vi sia un fenomeno chimico e fisico di assimilazione e di trasformazione della energia dello stimolo, senza che l’organo del senso non vi si presti a trasmettere ai centri il cambiamento dinamico subìto.
Migliore definizione della vita, nel senso qui appresa, è quella suggerita da G. H. Lewes, che cioè essa sia una serie di cambiamenti definiti e successivi, tanto di struttura quanto di composizione, che hanno luogo entro un individuo senza distruggere la sua identità.—La psicologia monistica, considerando la concezione naturale della vita psichica quale somma di fenomeni vitali che, come tutti gli altri, sono legati a determinato substrato materiale, detto psicoplasma (Haeckel), rapporta i fenomeni dell’anima alla legge della sostanza, vale a dire al duplice principio della conservazione della materia e della energia; e però ne deriva la conclusione, che all’assimilazione dell’energia trasformata, dello stimolo, segua la funzione delle cellule mediante la irritabilità, la sensibilità ed il movimento. Io accetto pienamente la dottrina di Haeckel, che così si esprime: Il problema neurologico della coscienza è soltanto un caso speciale del problema cosmologico che abbraccia in sè tutti gli altri, il problema della sostanza. Se noi avessimo compreso l’essenza della materia e della forza, si potrebbe anche comprendere come la sostanza, che ne è il fondamento, possa, sotto determinate condizioni, sentire, desiderare e pensare. La coscienza è, come la sensazione e la volontà degli animali superiori, un lavoro meccanico delle cellule gangliari, e si deve, come tale, ricondurre a processi fisici e chimici che avvengono nel plasma di queste. Inoltre, applicando i metodi genetici e comparativi, arriviamo alla convinzione che la coscienza—ed insieme anche la ragione—non è affatto una funzione esclusiva dell’uomo; al contrario questa si riscontra anche in molti animali superiori, non solo vertebrati ma anche articolati. La coscienza dell’uomo è diversa solo a gradi, per uno sviluppo maggiore, da quella degli animali più perfetti, e lo stesso vale per le altre attività spirituali dell’uomo[11].
7.—Data la permanenza di rapporti tra l’azione esterna degli stimoli e gli stati susseguenti sensoriali, Fechner fondò la novella scienza che chiamò Psico-fisica. Egli, però, si arrestò alla misura delle sensazioni; altri, discepoli più diretti di Weber, estesero la misura alla sensibilità in genere; altri arrivarono fino alla misura della durata degli atti psichici, ed ai nostri dì, con maggiore precisione, all’analisi quantitativa delle percezioni. Il Fechner, per mezzo di operazioni matematiche, dedusse la sua «legge psicofisica fondamentale», secondo la quale «le intensità delle sensazioni crescono in proporzione aritmetica, mentre quelle degli stimoli crescono in progressione geometrica»[12].
Checchè altri ne pensi in contrario, noi riteniamo, e ne daremo la prova, che la psicofisica abbia grande valore, specialmente in fenomeni di squilibrio psichico, per comprendere i dati sensibili ed emotivi della conoscenza, i quali contribuiscono alla formazione della percezione, e per misurare i fenomeni psichici attraverso i fenomeni fisici.
Di già appariscono i primi prodotti, abbastanza plausibili, nelle perizie psichiatriche: la psicologia criminale si varrà di siffatti studi in più larga copia, non sfuggendo ai suoi cultori il rilievo di norme sperimentali che, quantunque spesso ipotetiche, tendono a raggiungere la esattezza matematica.