4.—In conclusione di quanto si è esposto raccogliamo i seguenti postulati: a) La energia del motivo ritrae dell’azione o reazione degli stati di coscienza similari coesistenti e successivi; ne aumenta o diminuisce il grado secondo lo adattamento individuale alle circostanze favorevoli o sfavorevoli; b) I motivi criminosi appartengono segnatamente allo stadio evolutivo degli stati rappresentativi od ideali; la loro energia è in ragione della complessità degli elementi con i quali sono in rapporto di causalità e di successione.

Il primo postulato è abbastanza chiaro da non richiedere ulteriore spiegazione. Non così il secondo. Esso s’intenderà bene quando si pensi, che per stadio evolutivo vogliamo significare il processo dinamico integrativo o disintegrativo di coscienza, quel periodo, breve o lungo che sia, durante il quale avviene il cambiamento di stati interni con moto equivalente all’impulso iniziale, trasformato, del motivo. Il cambiamento o il moto si determina tra stati rappresentativi ed ideali. Finchè il motivo fosse presente, senza uscire dalla sfera della sensibilità o dell’affettività, non produrrebbe reazione se non istintiva od automatica. Noi istintivamente allontaniamo la mano dalla fiamma che ci scotta, ci avviciniamo al cibo quando siamo tormentati dalla fame. Se, in simili operazioni, alla mente non si affaccia o ripresenta l’idea, che la fiamma bruci, che il cibo sia il mezzo per soddisfare il bisogno della fame, non si hanno azioni coscienti di cui si possa esser chiamato a rispondere. Il processo psichico evolutivo comincia dal momento che la energia del motivo passa la soglia della coscienza e si prospetta all’attenzione con fisonomia propria, sia trasformandosi in immagine, più o meno vivace e colorita, del fatto esteriore, sia destando sentimento di piacere o di dolore in precedenza non provato. Si ha la prima ipotesi allorchè la mente ha avuto agio di riprodurre, o per ricordo o per istantanea rappresentazione, il fatto nella totalità delle circostanze determinanti il cambiamento, integrativo o disintegrativo, di coscienza; il che succede quando l’individuo ha qualità atte ad imporsi una certa calma, mediante l’uso, anco momentaneo, dei poteri inibitorî di arresto. Il cambiamento, che ne segue, o integra la coscienza, procurandole nuovo stato che con i precedenti si accordi e si armonizzi, dando luogo ad equilibrio più stabile; ovvero la disintegra, causando un turbamento, il cui effetto si compie esternamente con azione criminosa. Chi ne desideri la dimostrazione ricordi due esempî. Per fortunate circostanze della vita versiamo in istato di contentezza; inopinatamente ci si annunzia qualche notizia apportatrice di grande consolazione. La notizia è appresa e ripresentata alla mente con i caratteri piacevoli, ond’è accompagnata; essa influisce ad accrescere lo stato interno di felicità, ossia integra, rafforzandolo, il precedente stato di equilibrio di coscienza.

Suppongasi, all’opposto, che ci venga riferita qualche notizia dolorosa; essa mette subito in agitazione l’animo e finisce con lo squilibrare, disintegrandolo, il precedente stato di coscienza.

Ognuno vede che nella rappresentazione, o riproduzione immaginaria, del fatto esterno, si accompagna un senso di piacere o di dolore. Allorchè tale senso, attesa la intensità, è fenomeno secondario o semplicemente conseguenziale della rappresentazione ideale del fatto, obbietto del motivo, il cambiamento di coscienza segue il processo più normale, con serie di trasformazioni interne percepibili; ma, avvenendo il contrario, nella ipotesi che la impressione piacevole o dolorosa predomini con potere irresistibile, qualunque reazione di arresto si indebolisce o sparisce, e ne succede il repentino scoppio dell’azione.

5.—A meglio chiarire gli enunciati principî, racchiudenti la teoria fondamentale della dinamica dei motivi in genere, e dei criminosi in ispecie, sentiamo il dovere di ritornare sulle idee avanti espresse intorno alla importanza da accordarsi alla dottrina della inibizione, base, senza dubbio, della genesi dinamica degli atti di coscienza più interessanti allo studio del delinquente.

Tra le teorie svolte da Lourie, e riassunte magistralmente dall’Oddi, in un libro[15] che tutti i cultori di psicologia dovrebbero meditare, intorno alla inibizione, opino che la più esatta sia quella insegnata dal Wundt, cioè che non vi sono apparati distinti per l’inibizione, bensì esistono diversi processi, uno attivo di eccitamento, l’altro depressivo di inibizione.

È teoria fondata sulla meccanica molecolare; sul principio che l’aggregazione fisica (molecolare) e l’associazione chimica (atomica) presentano analogia completa in quanto si riferisce al lavoro molecolare. «Il sistema nervoso—riferisce l’Oddi—non entra in attività se non viene irritato da qualche stimolo. È mestieri dunque distinguere lo stato di attività e lo stato di riposo. Questo stato di riposo non è che apparente, come in tutti i casi nei quali si tratta di stati stazionarî del movimento. Gli atomi di queste combinazioni complesse eseguiscono dei movimenti continui. Essi sortono da tutti i lati, dalle sfere di azione degli atomi, ai quali essi erano legati fino a quel momento, entrano nelle sfere d’azione di altri atomi, che sono egualmente divenuti liberi. In altri termini, si hanno dissociazioni ed associazioni; e se all’esterno non apparisce nulla, gli è perchè questi due processi contrarî si compensano vicendevolmente. Lo stato di riposo, adunque, è uno stato di equilibrio. Il lavoro molecolare interno resta press’a poco costante, il lavoro esterno press’a poco nullo. Nel nervo, durante il processo di eccitamento, quando, cioè, ad esso viene applicato uno stimolo, due effetti opposti si manifestano: un effetto stimolante, che apparisce sotto forma di contrazione muscolare, secrezione, sensazione, ecc.; un altro inibitore, che tende a sopprimere il movimento, a sospendere la secrezione, a ricondurre il nervo allo stato primitivo di equilibrio. Questi due effetti cominciano nel nervo contemporaneamente: sul principio predominano gli effetti di arresto; quando lo stimolo è molto debole, questi possono essere la sola manifestazione dell’irritazione, poichè gli effetti opposti non arrivano ad estrinsecarsi; se invece lo stimolo è forte, gli effetti d’arresto, che crescono molto più lentamente che non quelli di eccitamento, vengono tosto superati da questi ultimi. L’effetto finale, il risultato esterno, è una contrazione muscolare o un equivalente. Riferendoci ai dati meccanici sopra esposti, ciò vuol dire che per l’influenza dello stimolo irritante si rompe nel nervo lo stato di equilibrio: le molecole e gli atomi subiscono una specie d’urto che li spinge ad entrare in nuove combinazioni. E la spinta è doppia, poichè doppî sono gli effetti; e si ha contemporaneamente lavoro positivo e lavoro negativo, con prevalenza del primo.—In ultima analisi ed in modo riassuntivo, si può dire che per Wundt il processo di eccitamento rappresenta l’effetto della disintegrazione del tessuto nervoso, quello dell’inibizione è l’espressione della sua integrazione»[16].

6.—La efficacia criminosa del motivo non si comprende bene se, dopo essersene conosciuta la genesi, non se ne conoscano i modi di adattamento nella coscienza individuale o collettiva.

Il processo integrativo psichico della energia dei motivi avviene: a) o per assimilazione; b) o per fusione; c) o per addizione o sovrapposizione sulle energie dei precedenti stati di coscienza.

L’assimilazione del motivo criminoso va intesa nel senso che le qualità ereditarie individuali si prestino ad identificare, con la propria natura essenziale, la efficacia dinamica del novello coefficiente entrato nel campo della coscienza; il che importa adattamento, dell’elemento accidentale, all’ambiente morale predisposto dalla natura ereditaria dell’individuo. L’adattamento avviene in modo spontaneo quando tra il novello coefficiente ed i vecchi siavi identità assoluta; mentre, poi, occorre un certo sforzo di interna tensione allorachè tra essi siavi sola uniformità. La proclività, o facilità, e la repugnanza ad assimilare dati sentimenti o date idee non sono che effetti di quanto è detto: noi crediamo che ciò dipenda da libera scelta, ma non è guari difficile accorgerci di essere soggetti ad un’illusione, facilmente spiegabile se si rifletta allo sforzo, qualche volta inutile, per vincere la tendenza o la resistenza di stati di animo in contrasto con impulsi che ne variano l’atteggiamento.