Se due correnti di due diversi fiumi si incontrano in un punto e scorrono sul medesimo declivio, si mescoleranno senza difficoltà e continueranno il loro percorso: ma, se le correnti sono di opposta direzione, prima che si uniscano e perdano l’apparenza di direzione diversa, è d’uopo che tra loro succeda un contrasto, un gorgoglio, e che insieme si rimescolino a seconda la prevalenza di spinta o di più agevole piano su cui ciascuna scorre.
7.—Nel processo di assimilazione, dei motivi, si tien conto dell’adattamento alla natura ereditaria individuale; in quello di fusione l’attenzione cade specialmente sulle relazioni intercedenti tra la energia del coefficiente psichico rappresentato dal motivo e l’energia di coefficienti acquisiti ed assimilati in precedenza. Nella fusione dei motivi le correnti psichiche impulsive al delitto sono tante forze concorrenti la cui risultante consiste nella loro somma organizzata ed unificata dalla tempra del carattere individuale. La convergenza delle correnti si verifica per l’attrazione di qualità ereditarie o acquisite; la differenza, tra esse, sparisce subito che il moto potenziale addiviene attuale e si ristabilisce l’equilibrio relativo.
8.—L’addizione o la sovrapposizione del processo integrativo psichico dei motivi si origina, per lo più, in un periodo statico dell’io criminoso.
O che questo periodo sia precedente all’altro di preparazione e di esecuzione del delitto, o che interceda tra atti intermedî, certo è che esso è contrassegnato da maggior calma interna e comporta il potere di controllo della riflessione. Insomma, nell’addizione dei motivi, alla mente appariscono chiari i termini che debbono sommarsi o sovrapporsi. La educazione e le mal contratte abitudini molto influiscono a sovrapporre, al carattere primigenio e spontaneo personale, delle tendenze o inclinazioni le quali finiscono per avere il sopravvento ed alterare l’equilibrio interno; di guisa che, data la occasione propizia, lo stato di coscienza si turba e subisce la trasformazione che ad esso imprime qualche motivo accidentale sopravvenuto.
Non essendo avvenuta la fusione delle correnti di energie sovrapposte, sarà agevole, mediante l’uso di potere inibitorio, di sceverare, nell’addizione, i termini a sommarsi, e di paralizzare quei motivi che, estranei all’indole ed al carattere individuale, riescirebbero altrimenti a turbare l’equilibrio ed a spingerci al delitto: il che avviene quando, con mezzi preventivi, si allontanano le occasioni propizie all’insorgere di sentimenti e di passioni incomposte, oppure al formarsi di idee di egoistici intenti prevalenti.
9.—Il lato emotivo del motivo criminoso attiene al sentimento. Dipendendo l’azione del motivo dalla serie di atti ripetuti in tempi successivi, il sentimento dapprima è di disgusto, di repulsione ed ha pochissima presa nel campo della coscienza. Basta che correnti piacevoli o dolorose attraversino l’animo perchè il velo dell’oblio si estenda sulla triste impressione provata. Ma, ammesso che il motivo si ripeta e la riflessione ci avverta che possa ulteriormente rinnovarsi, al disgusto succede l’impulso rapido ed alquanto intenso che, rafforzandosi pel ricordo del precedente atto repulsivo, si trasforma in sentimento di odio. Comincia dal fondo della coscienza a venire a galla il primo conato reattivo; però ben tosto è represso per la speranza che l’atto non abbia a ripetersi e per l’influenza dei controstimoli emotivi interni. Durando l’azione del motivo, con graduale attenuazione si indebolisce in noi il potere spontaneo inibitorio e si crea un ambiente psichico più adatto alla germinazione di sentimenti e passioni di cui per lo innanzi non si aveva l’esempio.
Lo stato interno, che vieppiù si va specializzando, è qualificato da un senso di costrizione o di depressione; l’io si avvede di esser sotto l’incubo di potere estraneo e, per quanto si sforzi a liberarsene, comprende che riesce vano. Ne succede lo stato di sconforto: la vittima è consapevole che la forza di resistenza comincia a venir meno, e si addolora al pensiero dell’abisso che si scava nell’animo ed in cui potrebbero precipitare tutte le buone intenzioni, i naturali istinti di rettitudine. Durando tuttavia il motivo, di tratto in tratto il campo visivo della coscienza si restringe, si abbuia: l’inconscio piglia il predominio e l’animo è maggiormente oppresso da ricordi di precedenti stati di felicità, da idee frammentarie che passano con rapido corso innanzi alla mente, mostrando appena da lontano un lembo luminoso od oscuro di loro esistenza, la visione crepuscolare di avvenire incerto, alterato dalla fantasia, con aspetto reso pauroso dall’incertezza e dal mistero. L’epilogo di questo dramma psichico si compie o con irresistibile reazione, per la scarica di energia scoppiata con atti rapidi ed irrefrenabili, ovvero, allorchè l’azione del motivo sia perdurata, con indebolimento totale dei controstimoli e con l’insorgenza di poteri reattivi di disordine.
La emotività del motivo è ben altra cosa dalla serie di emozioni speciali che, in tempo più o meno prossimo alla prima spinta al delitto, destansi nell’animo. Inoltre, lo stadio criminoso della emotività, per chi voglia comprenderne a fondo lo sviluppo, dev’essere esaminato, non solo nel corso ordinario di genesi e di progresso, ma, in singolar guisa, per rispetto alle categorie di delitti ed alla diversità dei motivi capaci ad esercitare un’azione sui medesimi. La emotività, nei delitti di scoppio repentino e tumultuoso di passioni di ira, di odio, di vendetta, non sorpassa la sfera del sentimento; mentre, nei delitti di calcolo e di riflessione, si estende fin nel campo della ideazione. Si prenda in esame il delitto di furto. Il ladro, nel concertare il piano della sua azione, è animato dalla idea di arricchire, la quale idea, alla sua volta, si converte in iscopo o intento del delitto. Chi ben rifletta sul contenuto dinamico dei motivi del furto, si accorgerà di leggieri che questi sono scevri della vivace impulsità passionale propria dei reati d’impeto, causati da odio o da vendetta. Il lato emotivo rilevante, nel furto, è affatto ideale, nel significato d’intento calcolato alla stregua di mero interesse. Ciò costituisce il peculiare stato psichico che io chiamo stato emotivo ideale criminoso, dipendente da bisogni insoddisfatti, da desideri vivi, da speranze o lusinghe di miglioramento di benessere personale.