La inclinazione al mal fare, all’altruismo, alla carità, alla beneficenza sono qualità che in pratica possono effettuarsi in maniere svariate. Mal fa l’egoista, l’ambizioso, il delinquente; eppure non si dirà che l’uno equivalga gli altri. In breve, è verità incontrastabile che la ricerca del male, o etico o giuridico, debba eseguirsi non già in sè o nella essenza organica germinativa, bensì nei primi atti esteriori con note differenziali.

Proponiamoci, dunque, il dovere di vedere perchè ordinariamente nel fanciullo si riscontrino le qualità dell’uomo selvaggio; vale a dire perchè nei primordi della nostra esistenza il delitto rimugghi dal fondo dell’anima e desti l’allarme in chi n’è spettatore.

3.—Il sentimento primo fondamentale della nostra vita è il sentimento di esistenza. Esistere non significa soltanto essere o vivere, ma avere il senso immanente della potenzialità ad agire ed a mettersi a contatto col mondo esterno. Insieme a questo sentimento un altro ne sorge: il sentimento della difficoltà nell’esplicarsi, ossia il senso di ostacoli frapposti al proprio funzionamento organico. È dal contrasto dei due sentimenti suddetti che sorge la prima forma di forze antagoniste nella vita di relazione; è dalle successive vittorie, effettuate dalla potenzialità sugli ostacoli funzionali, che il progresso personale si concreta con gradi vieppiù ascendenti.

Dagli atti riflessi dei primi mesi di vita, del fanciullo, alle azioni reattive contro qualunque ostacolo si frapponga alla soddisfazione dei più vivi suoi desideri, vi sono esempî d’una coscienza automatica ed istintiva ad affermare vieppiù la prevalenza di energia del tutto personale, base della vita incipiente della psiche e della identità dell’io in mezzo alla varietà incessante dei fenomeni. Fra le relazioni interne, o delle funzioni interne, e le relazioni esterne si stabilisce un rapporto sempreppiù costante: più l’ambiente addiviene complesso e più l’individuo, differenziandosi, si organizza, fino a che egli, in mezzo a’ simili, assume fisonomia personale stabile.

4.—Or, considerate il fanciullo nel descritto periodo primordiale di vita di relazione, e vi accorgerete, di leggieri, che, se germi malefici egli ha ereditati, questi faranno la loro prima comparsa nell’accentuare la energia reattiva personale verso intenti per nulla altruisti, con la scelta di mezzi meno adatti all’ambiente civile. In somma, a dir breve, la genesi psicofisica del delitto, mentre biologicamente non si allontana dalle leggi dell’ontogenesi e della filogenesi, leggi comuni a tutte le specie degli organismi viventi, si ricongiunge al principio generale di perenne lotta per l’esistenza, con la prevalenza degli organismi più adatti all’ambiente. Il senso di delitto, a certe azioni eticamente condannabili e legalmente reprimibili, trova la spiegazione giuridica nella necessità dell’ordine sociale: la sua origine naturale deve attingersi direttamente alle leggi della vita ed alle condizioni ond’essa si accompagna pel progresso dell’organismo umano. Data la lotta tra l’energia individuale e le energie antagoniste, si ha contrasto tra stimoli e controstimoli, e l’aumento di potenzialità è a detrimento della possibilità ad essere indirizzati dalla forza degli agenti esterni che, o naturalmente o artificialmente, hanno effetto su noi.

La prima ed elementare differenza avvertita dal fanciullo, nell’apprezzare l’entità d’un’azione, è improntata dall’attrattiva di sentimento piacevole o doloroso. L’ostacolo, un impedimento alle nostre funzioni, reca dispiacere; l’azione istintiva è di allontanarlo. Il contrario avviene con obbietti piacevoli, i quali ci attraggono a contendercene il possesso.

Il sacrificio di astenersi da ciò che piaccia è ben raro che si esperimenti nel bambino. La ragione è perchè esso si connette ad un processo di arresto, che nei primi anni della vita manca in noi. Nel bambino la sensazione del piacere è seguìta immediatamente da impulsione esterna: mancando l’ideazione dell’atto, il fenomeno è semplicemente riflesso ed istintivo.

5.—Formatosi il primo abbozzo della personalità individua, i dati della coscienza si vanno gradatamente aumentando e spunta la prima volta la distinzione in principio semplicemente intuita poi imposta dalla necessità di adattamento tra le azioni lecite e le non lecite o, meglio, tra ciò che è conseguibile e ciò che dev’essere rispettato. Le impulsioni verso oggetti o atti piacevoli sono frenate dal contrasto dei controstimoli, di cui si comincia a percepire la esistenza; il mondo esterno, durante la lotta, è rappresentato con più precise modalità e confini; fino a che, nel ritmo di azioni e reazioni crescenti, non cominci ad apparire la prima forma di equilibrio o di squilibrio.

Il fanciullo, proiettando al di fuori la sua personalità, assorbe dalle personalità altrui le energie similari alle ereditarie o, accidentalmente, acquisite per sopravvenute modificazioni organiche. Di qui i due potenti coefficienti della evoluzione o dissoluzione personale, la imitazione e la simpatia.

6.—Nessuno scrittore, che io mi sappia, ha dato al adeguata importanza alla imitazione quale coefficiente genetico del delitto, anzi quale mezzo principale di organizzazione spontanea della coscienza del delinquente.