CAPO V.
Il processo cosciente del delitto.
Stadio di formazione.
1. Formazione naturale della psiche.—2. I germi malefici del delitto nei primordi della vita. 3. La genesi di forze antagoniste nella vita di relazione.—4. Il periodo primordiale di tendenze criminose nel fanciullo.— 5. Il secondo periodo formativo della personalità individua del delinquente.—6. La legge di imitazione nell’infanzia del delinquente.—7. La selezione organica degli elementi integrativi del delitto.—8. Il fenomeno della simpatia e le sue leggi—9. Influenza dell’ambiente di famiglia e del fattore economico sul delitto; la educazione ed i pervertimenti ereditarî. —10. Influenza delle necessità sociali.—11. Effetto degenerativo dell’azione suggestiva criminosa.—12. Influenza dei motivi sentimentali che agiscono sulla immaginazione.
1.—La nostra vita psichica non è che un alternarsi di stati di coscienza. Dalla sensazione alla ideazione, dalla volizione all’azione il processo integrativo dell’io si risolve in atti successivi che o si collegano o si elidono o si fondono insieme. La consapevolezza della vita psichica comincia dal momento che lo stimolo, coefficiente dinamico, agendo sulle nostre tendenze ereditarie od acquisite, entra nel campo visivo della coscienza e ne muta la superficie.
Da siffatto momento ha principio la vita psichica con equivalenti paralleli alle funzioni organiche. Da siffatto momento comincia il processo di formazione della coscienza e nel singolo individuo si rendono percepibili le prime distinzioni di qualità destinate ad ulteriori progressi nel tempo.
Chi desideri formarsi esatti giudizî sul perchè di tendenze spiccate ad azioni virtuose o meno, deve, fin da questo primo periodo, dirò embrionale, della psiche, non tralasciare di notare tutti i modi onde l’organismo psicofisico si va formando, e le leggi che ne regolano lo sviluppo.
Avanti ci occupammo della delinquenza nella età dell’infanzia e ne rassegnammo le somiglianze con la natura dell’uomo selvaggio. Simile analogia ontogenetica e filogenetica, in gran parte, ha la origine in germi ereditarî non per anco differenziati per l’adattamento dell’ambiente sociale; ciò che, con l’opera del tempo, molto facilmente potrà avvenire.
Volendo, frattanto, conoscere come, fin dall’indicato periodo, l’anima del delinquente a poco a poco si venga plasmando, egli è d’uopo rifarci alquanto indietro e, ripigliando la trattazione dei motivi o dei determinanti al delitto, vedere quale efficacia essi giuochino in concorso a tutti gli altri coefficienti, esterni ed interni, nel dare il primo contenuto organico alla coscienza.
2.—La forma indistinta delle tendenze ereditarie ci apprende, che nei primordi della vita i germi malefici del delitto siano involuti in centri di energie di natura siffatta da non sottostare necessariamente alla immanenza di speciale differenziazione. La ereditarietà, tuttochè sia la principale scaturigine del bene o del male operato dall’individuo, non è a concepirsi sotto l’aspetto di causa fatale; chè, così dicendo, si trascurerebbero tutti gli elementi di ambiente e di adattamento, i quali concorrono, simultaneamente o successivamente, alla formazione dell’organismo psicofisico. Invece egli sembra più esatto il pensare, che i germi ereditarî o, meglio, le energie costituenti l’organismo dell’individuo, nella loro forma involuta primigenia, diano luogo all’apparire di caratteri che facilmente si confondono insieme ed agevolmente sono convertibili negli atti esteriori.