7.—I motivi o agiscono per efficacia attuale o per efficacia potenziale. Diciamo che la efficacia sia attuale allorchè dipende da motivo presente; diciamo che sia potenziale allorchè dipende da motivo trascorso e del quale si serbi ricordo.

L’attualità del motivo ha importanza grande nei delitti passionali o d’impeto, non così nei delitti di calcolo per i quali il materiale dinamico della determinazione consiste nella risonanza piacevole o dolorosa di svegliati ricordi.

Di qualunque genere si consideri il motivo, purchè sia causa di stato piacevole o doloroso, esso si accompagna a concomitanti somatici caratteristici. «Concomitanti somatici—scrive il Bianchi—del piacere sono: aumento della circolazione del capo senza corrispondente aumento della pressione arteriosa (secondo Meynert, il quale ammette dilatazione vasale con pressione arteriosa diminuita); dilatazione volumetrica degli organi periferici (Lehmann); elevazione del polso; acceleramento del cuore; viso raggiante (si dice gonfio dalla gioia); aumento delle sensazioni; rapidità ed energia dei movimenti; aumento della profondità dell’ispirazione, ritmo respiratorio accelerato; aumento della potenza muscolare. Il piacere è dinamogeno.—Concomitanti somatici del dolore sono: diminuzione del calibro dei vasi per contrazione delle pareti vasali; pallore della cute per ischemia; diminuzione di alcune secrezioni (la bocca secca, la scomparsa del latte) e l’aumento di alcune altre (lagrime); costrizione dei vasi polmonari donde quel senso d’oppressione che avvertono tutti quelli che sono sotto la tirannia del dolore; senso di freddo; atonia dei muscoli volontari, donde il capo curvo (curvato dalla tristezza, dice Lange), la faccia allungata; la voce fioca; gli occhi più grandi (maggiore apertura delle rime palpebrali); il dolore è paralizzante»[22].

8.—Allorchè il motivo si trasformi in equivalente ideale, dal campo affettivo passa nel campo percettivo o rappresentativo. All’azione diretta dell’efficacia determinante si sostituisce l’azione riflessa. Il fenomeno è molto complesso e formerà obbietto degli ulteriori studî sul processo formativo della coscienza criminosa. Limitandoci ora alla parte affatto determinante del motivo-idea, non ci allontaneremo dal rapporto puramente causale, che intercede tra la dinamica ideale del motivo criminoso e l’effetto di squilibrio di coscienza.

L’idea, chi lo ignora? è di per sè un composto psichico. I coefficienti sensitivi o fisiologici ne sono la base soggettiva; le presentazioni o percezioni del mondo esterno ne apprestano il materiale. La forza, dunque, integrante o disintegrante dell’idea equivale alla risultante di componenti fusi insieme in fenomeno di tensione sulla medesima linea direttiva.

Scomposta negli elementi, l’idea si risolverà in fattori fisici e psichici assimilati od unificati per coesione immediata o successiva. Ma perchè il motivo-idea pel criminale è causa di squilibrio, a differenza di quanto avviene nell’uomo normale? Perchè l’offesa è respinta sempre con pari o maggiore offesa dall’impulsivo ed è motivo di generoso perdono per l’uomo virtuoso? La risposta è contenuta nelle nozioni svolte intorno allo stato di equilibrio e di squilibrio psichico, non che nelle leggi della dinamica dei motivi criminosi, secondo le quali, nel criminale, la nota culminante dello stato psicofisico è l’anomalia. Manca, non per tanto, un altro dato ai precedenti e qui crediamo utile ricordarlo.

La legge di coesione nelle formazioni psichiche ci dà il grado e la fisonomia di ciascun nuovo composto. Essa, però, è completata dalla legge di continuità nella coesione psichica. Più coesione, più specificazione; meno coesione, meno specificazione (Ardigò). Quindi, date le attitudini del criminale a maggiormente assimilare le energie squilibranti dei motivi, ed a renderne più coerenti gli effetti, lo stato proprio che ne seguirà, di squilibrio, sarà più differenziato o specificato. Nel ritmo psichico le energie seguono la linea di minore resistenza. Il fondo degenerativo del criminale, meno ostacolando il predominio di tendenze malefiche, più ne rende agevole la specificazione; il che vale tanto per la singola formazione psichica, quanto per la continuità della intera vita psichica.