Chi abbia l’agio di osservare l’amicizia di individui dediti al delitto, vedrà che tra gli stessi ogni divergenza di opinioni o di abitudini tace allorchè trattasi di stringersi nella vicendevole fiducia di sentirsi adatti a commettere date azioni, e nel suggestionarsi, con sforzi reciproci, a non temere la minaccia della legge o le difficoltà che ostacolano la perpetrazione del reo disegno. La forza di simpatia duplica in ciascuno la spinta al delitto, come smorza o attenua l’opera della controspinta; oltre che fa sorgere un senso di compiacimento per l’opera propria, purchè questa riesca gradevole altrui.
Una terza legge, che nelle osservazioni pratiche potrà tanto giovare, è la seguente: La simpatia, in quanto influisce ad organizzare la coscienza criminosa, distinguesi in individuale o collettiva, diretta od indiretta; la prima attiene alle persone con cui si abbia uniformità; la seconda dipende dalla inclinazione a voler commuovere favorevolmente la pubblica opinione.—L’influsso della pubblica opinione sull’animo del delinquente è di estrema considerazione. Consistendo, d’ordinario, il delitto in prevalenza di forza o di astuzia, porta seco la lusinghiera persuasione del compiacimento di coloro da cui amiamo essere ammirati e dell’ammirazione della generalità degli uomini.
9.—La prima fonte di morale degenerazione è la mal costituita famiglia; il primo rimarchevole fattore è l’economico.
Anche a non accettare le estreme conclusioni del materialismo storico, che coordina tutti i fenomeni sociali al sottosuolo dei rapporti economici e pretende che dall’espandersi delle energie produttive sieno determinati gli incessanti contrasti, cause di cambiamenti nella vita pubblica o privata, egli è ragionevole ritenere che la mancanza o la deficienza dei mezzi necessarî alla esistenza ed alla disciplina delle personali facoltà debba molto concorrere all’arresto d’incremento progressivo dell’organismo fisico e morale. Il problema, tuttochè complesso negli elementi, è di facilissima soluzione a chi attenda a quanto avviene tuttodì sotto gli stessi suoi occhi. La miseria è baratro scavato ai più nobili sentimenti morali, alle migliori iniziative dell’esistenza: è tenebra in cui il lume della intelligenza poco a poco si spegne; è causa di sconforto e di esaurimento per le volontà più robuste e meglio agguerrite. A contatto forzato con genitori scioperati, bevoni, dediti al vizio, al delitto; in mezzo a gente non guidata che da motivi di egoismo; privi di controstimoli o di esempî di virtù; col microbo latente e costituzionale del delitto, chi vorrà pretendere atti onesti da uomini sì sventurati? Aggiungasi l’opera incessante, potente dei pregiudizî, il falso convincimento d’una morale fittizia esclusivista, e si avrà il dato giusto del come e perchè la famiglia sia, nei bassi fondi sociali, la vera scuola della demoralizzazione e degli istinti perversi.—Dimandato F. B., un giovanetto di 17 anni, da me difeso pel reato di omicidio, dopo altre due condanne per ferimenti, perchè mai, senza sufficiente motivo, in tenera età si fosse reso colpevole di delitto sì grave, rispondendomi, mi raccontò una lunga istoria di reati in famiglia, dei quali uno di assassinio commesso dal padre morto in carcere, e concluse: «Che cosa potevo far io se non uccidere il primo che mi avesse offeso?». Difesi, in tempi diversi, sei individui della famiglia D. F., tutti per delitti di sangue: l’ultimo rivoltosi al mio patrocinio, perchè responsabile di ferimento, essendo stato richiamato sui precedenti dei congiunti, mi rispose: «Non è a meravigliarsi; è malattia di famiglia!...».
La educazione può molto modificare i pervertimenti ereditarî, ed aiutare lo sviluppo dei buoni semi: ma per educazione, osserva Lombroso, intendiamo non le semplici istruzioni teoriche che di raro giovano, anche agli adulti, per cui vediamo sì poco approdare la letteratura, i discorsi, le arti dette moralizzatrici, e meno ancora le violenze con cui al più si ingenerano degl’ipocriti, si trasforma non il vizio in virtù, ma il vizio in un altro vizio; bensì una serie di impulsioni, moti riflessi sostituiti lentamente a quegli altri che furono cause dirette o almeno favorevoli al mantenimento delle prave tendenze, e ciò col mezzo dell’imitazione, delle abitudini gradualmente introdotte colla convivenza in mezzo a persone oneste e con precauzioni sapienti per evitare che sorga in terreno adatto a proliferarsi l’idea fissa che vedemmo divenire sì fatale nell’infanzia»[23].
10.—La seconda fonte più abbondante e più probabile di morale degenerazione e di preparazione al delitto è l’ambiente di necessità sociali analogo alla classe a cui ciascun di noi appartiene.
I fattori dell’umano progresso, generalmente intesi sotto il nome comune di civiltà, in quanto sono elementi differenziati di maggiori attitudini nella lotta per la vita portano la conseguenza di accrescere la incapacità di adattarsi alle risorse di cui si contentavano i nostri avi. Indi è che, come bene osserva Féré, la consumazione di alimenti, di eccitanti, di materie d’ogni specie da soddisfarsi si accresce di giorno in giorno.
«Per soddisfare i suoi bisogni incessantemente moltiplicati, l’uomo si esaurisce nella lotta contro gli elementi; ed è per compensare gli effetti di questo esaurimento ch’egli si sforza di chiamare in aiuto delle deboli sue braccia le risorse del suo spirito, le quali dovranno compensare con molteplici invenzioni la insufficienza delle lor proprie forze. Ma ciascun nuovo sforzo di adattazione, ciascun progresso di ciò che noi chiamiamo civilizzazione, è una nuova causa di esaurimento il quale si manifesta ognora con più intensità sugli individui maggiormente indeboliti. Questi individui divengono ben tosto incapaci di continuare la lotta, e soccombono sia a disordini generali della nutrizione, sia a degenerazioni più o meno localizzate, trasformandosi in affezioni organiche diverse o in disordini funzionali con predominio verso l’organo il più debole»[24].
Nelle attuali condizioni di lotta per l’esistenza, in particolare nelle città, è sopratutto il sistema nervoso centrale che sopporta le spese del lavoro d’adattazione; l’esaurimento può risultare tanto per sforzi fisici che psichici. «Uno dei principali effetti dell’esaurimento nervoso è l’incapacità dello sforzo continuato. È vero che per i soggetti congenitamente sani e ben conservati il lavoro eccessivo non determina che una fatica in generale facilmente riparabile; ma, se a questo lavoro eccessivo si aggiungono delle privazioni di ogni sorta, ne segue un esaurimento più profondo e più duraturo, il quale non pure favorisce la discesa individuale, ma ancora prepara le attitudini morbose della generazione seguente. È meno in ragione della fatica personale che in ragione dell’esaurimento ereditario, dello spossamento capitalizzato, che la razza subisce l’imposta progressiva della degenerazione e diviene meno capace di sforzi produttivi»[25].
11.—I moltiplici esempî di vizî e di azioni delittuose agiscono, sulla organizzazione della coscienza criminosa, con la forza di stimoli suggestivi. Nè alcuno più dubita sull’effetto degenerativo della suggestione in ambiente propizio alla germinazione di esempî viziosi. Essa altera profondamente la psiche, producendo perversioni nella sensibilità e nelle più alte funzioni cerebrali; giunge perfino a mutare interamente i caratteri della personalità ed a far sorgere inclinazioni e bisogni per lo innanzi sconosciuti. L’effetto equivale ad una stratificazione graduale di sentimenti e di idee, all’abitudine d’adattazioni coscienti o incoscienti a percepire in diverso modo la realtà, a creazione di poteri psichici difformi dai precedenti, a risultati psicofisici con relazioni ed indirizzi nuovi. Dopo alcun tempo, più o meno lungo, il candidato al delitto si trova preformato e preparato all’esperimento; non mancano che le occasioni, le quali, di certo, non si faranno guari attendere.