Lo avete voi mai osservato quel fanciullo che, poco amante di un’ordinata e costante occupazione, ama spesso sfuggire all’autorità paterna e si abbandona al vagabondaggio; buona parte della giornata, di niente altro preoccupato che di provar gusto nel giuoco, nei piccoli vizî, negli atti di sopraffazione, nell’uso di audace astuzia pel conseguimento di qualche intento, con imprevidenza dell’avvenire, con trascuratezza di ogni atto meritevole di lode? Seguitelo nei susseguenti anni della vita. Egli un bel giorno si ribellerà all’autorità dei genitori; ne schernirà i consigli, acquisterà di sè la coscienza autonoma d’una energia disordinata, in lotta con i freni sociali, con chiunque gli apparisca di ostacolo alla soddisfazione di bisogni resi urgenti dalla eccezionalità di vita. Lo sforzo di vincere le difficoltà, nella lotta impegnata, si traduce in un aumento di pericoli di soccombere, da un istante all’altro, sia sotto la sanzione repressiva della legge, sia sotto la reazione altrui; finisce, però, sempre o con l’esaurire la energia, causando qualche forma di degenerazione, ovvero col trasformare fisicamente e psichicamente il soggetto e spingerlo irremissibilmente nel baratro del delitto. È la storia uniforme di quasi tutti i frequentatori della prigione: dalla vita di disordine si passa al vizio; dal vizio al delitto.

12.—Non poca influenza deve attribuirsi a tutti i motivi sentimentali che agiscono direttamente sulla immaginazione. È incredibile dire quanta forza suggestiva sulla pubblica opinione e sui singoli animi possano esercitar delle credenze artificiosamente o morbosamente ridestate; dei sentimenti di malintesa pietà, di falso entusiasmo, di un’attesa ansiosa, di un volere imposto fin con la costrizione di morale supremazia. Dapprima quello che è impossibile fin anche a pensarsi, appare possibile, ma sotto condizioni eccezionali; poi si rende plausibile con le date circostanze di fatti; indi si ritiene per sicuro, anzi certo, e finisce con l’impossessarsi degli animi e col trascinarli fatalmente là dove la ragione non avrebbe giammai permesso che si arrivasse.

La immaginazione, massimamente se ravvivata dal sentimento, è la facoltà magica che tutto trasforma e colorisce, alcuna volta in bene, quasi sempre in male. Chi potrà mai calcolare l’effetto dinamico, sulla immaginazione di poveri degenerati o deboli di mente, prodotto per la teatralità di drammi giudiziarî dai colori i più foschi, dalle scene le più atroci? Chi è abituato, avvocato o magistrato, nelle aule dei Tribunali e della Corte di assise, ha dovuto, oh! quante volte, accorgersi che di fronte alla figura audace, feroce d’un imputato od accusato, il pubblico minuto di persone indifferenti, di donne, di ragazzi, restava estasiato, ammirato. In quelle ore di pubblico spettacolo, in quel periodo di ansie, di godimento morboso, la coscienza degli spettatori è così suggestionata, è così scossa che, quando si arriva all’epilogo o della condanna o dell’assoluzione, molti buoni sentimenti si saranno affievoliti, correnti passionali han preso possesso della coscienza, germi deleterî di pervertimenti futuri han messo radice: e dire che tutto questo succede perchè la giustizia funzioni!


CAPO VI.

Le norme fondamentali della psicologia criminale.

1. Si riassumono le principali verità in precedenza svolte.—2. Norma che guidar deve la conoscenza dei rapporti interni con i fenomeni esterni; legge principale di anomalia del delitto.—3. L’ordine morale ed il processo di arresto inibitorio.—4. L’autosuggestione motrice; legge della risultante impulsiva al delitto.—5. Rapporti dinamici e logici tra i motivi.—6. Processo organico ed accidentale dei motivi criminosi.—7. Conservazione e sviluppo dei fattori psicofisici del delitto.—8. Legge di atipicità; tipo antropologico del criminale.—9. Disintegrazione dell’anima del criminale; dissoluzione della funzionalità psicofisica organica.—10. In che, psicologicamente, consiste tale dissoluzione.—11. La teoria degenerativa del delitto.—12. La fenomenologia clinica di dissoluzione della personalità.—13. Norma per constatare la ipotesi del processo evolutivo della energia criminosa e la ipotesi d’intervento di qualche affezione patologica; differenza tra anomalia ed infermità; importanza psicologica del criterio della pena.—14. Inefficacia scientifica e pratica delle perizie psichiatriche.—15. Disposizioni dell’articolo 46 e 47 del Codice penale; quali sieno le norme dei periti perchè riescano a constatare le condizioni di integrità psichica necessaria alla imputabilità penale.—16. Necessità, pel perito, di una seria coltura psicologica.—17. In che consistano il metodo di esperimento e quello di osservazione; l’indirizzo sperimentale nei fenomeni psicologici; come debbano servirsene i periti psichiatri.—18. Ragioni di antagonismo tra periti e magistrati: dovere del perito psichiatra; dovere del psicologo e del giurista.

1.—Pervenuti a questo punto sentiamo il bisogno di riassumere le verità che sono la base di ciò che in prosieguo verrà svolto.

Abbiamo detto che il delitto sia un prodotto di attività psicofisica effettuata nell’azione antigiuridica esteriore. Questa attività è sottoposta alla continuità; il suo processo, nel tempo, ha un principio ed una serie di atti consecutivi i quali cessano con la violazione della legge penale. La detta attività, soggettivamente presa, tende alla formazione della coscienza criminosa; gli atti psichici corrispondenti si risolvono nell’associazione di fatti elementari organizzati ed unificati secondo leggi statiche e dinamiche. I fatti psichici criminosi non sarebbero possibili senza il fondo di degenerazione ereditaria o acquisita, senza la divergenza o l’allontanamento dell’attività psichica dalla comune linea di condotta sociale. L’attività soggettiva del delinquente è causata pel funzionamento di un’energia criminosa specializzatasi nella trasformazione, dell’azione esterna o interna dei motivi, in impulsi al delitto; oggettivamente essa consiste nella serie dei fattori fisici e sociali che predispongono l’azione esterna in antagonismo con l’interno processo di arresto inibitorio e con i controstimoli reattivi.