2.—Dalla lenta o accelerata lotta antagonista tra i sentimenti e le idee del delinquente, improntate ad un fondo di egoismo, manifestantisi in atti di squilibrio psichico, ed i freni imposti dalla sanzione naturale e sociale in correlazione alle umane azioni, si viene assodando e sviluppando il carattere individuale. La fisonomia del criminale si rende meglio delineata; spuntano i segni della specie a cui egli in avvenire apparterrà: la coscienza criminosa si fa più salda, più sicura; l’io personale, bene organizzato, può dire oramai di essere una individualità a sè, non confondibile, per chi sappia bene osservarla, con le rimanenti individualità in comunione.

La psicologia criminale dell’infanzia dovrebbe aver di mira, segnatamente, questo periodo di sviluppo del delinquente; periodo fecondo di utilissime osservazioni, perchè l’io criminoso, non trovando peranco la via unica d’incanalamento (mi si passi la frase) della propria energia, la via del delitto, è proteiforme e si lascia sorprendere senza difficoltà nelle attinenze con la vita esteriore. Si vedrà, per esempio, subito il futuro sanguinario, nel fanciullo, alquanto adulto, che compie, senza mostrare di impressionarsi, atti di crudeltà sulle bestie; che, ribelle o impulsivo, corre là dove lo chiamano le compagnie dei peggiori; che ha posa di prepotente, si accende ad ira per la minima offesa, per un benevolo richiamo; serba odio, cova la vendetta, si sente felice di sacrificare l’altrui benessere ad un momento solo di felicità. Egli ha mobilità di atti, ha scatti felini; esuberante, alle volte, nell’affetto, non sa nascondere il fondo egoistico: la passione lo accieca; lo alletta, lo trascina l’idea di sè, l’umiliazione del debole, dell’oppresso.

3.—È da osservare con Wundt, che «la coscienza individuale soggiace alle stesse condizioni esterne che tutto l’insieme dei fatti psichici, del quale essa è soltanto una espressione diversa, che serve specialmente a mettere in luce le relazioni reciproche delle parti onde esso è costituito. Come sostrato delle manifestazioni di una coscienza individuale ci si offre dappertutto un individuale organismo animale; nell’uomo e negli animali a lui somiglianti l’organo principale della coscienza è la corteccia del cervello, nei cui tessuti cellulari e fibrosi sono rappresentati tutti gli organi che stanno in relazione coi processi psichici. Noi possiamo considerare la connessione generale degli elementi corticali del cervello come l’espressione fisiologica della connessione dei processi psichici data nella coscienza; e la divisione di funzioni nelle diverse regioni corticali, come il correlativo fisiologico delle varietà numerose dei singoli processi di coscienza. Ma, certamente, in quel centralissimo organo del nostro corpo la divisione di funzioni è pur sempre soltanto relativa; ogni formazione psichica composta presuppone sempre la cooperazione di numerosi elementi e di molte regioni centrali»[34].

Ugualmente, nella coscienza del delinquente, si organizzano e si unificano tutti i germi degenerativi che si accumulano per le forme atipiche delle funzioni a lui proprie. L’antropologia vi dirà in che consistano i caratteri differenziali tra il fondo permanente del delinquente e quello dell’uomo normale; la fisiologia descriverà il funzionamento anormale dell’organismo fisico, onde gli atti psichici hanno il primo materiale avariato; la psicologia, prevalendosi dei lumi tolti alle discipline affini, dirà come e perchè il delitto sia il prodotto naturale di condizioni psichiche, il cui esponente causale è nello squilibrio di stati di coscienza.

4.—I germi criminosi, fermentando, componendosi, organizzandosi, con processo parallelo psicofisico, vengono gradatamente trasformandosi da forme omogenee ed indistinte in eterogenee e definite. Dapprima le tendenze egoistiche non sono che l’indice generale di stato funzionale di squilibrio: i segni esteriori, in età, in ambienti diversi del delinquente, lasciano appena intravedere l’essere futuro; il nucleo, dirò, centrale di ciascuna formazione psichica, il colorito dei sentimenti, gl’intenti prossimi o remoti della vita di relazione, il tutto insieme dei processi di affettività, di attività addimostrano il fondo di incoerenza, di insensibilità, di immoralità: il vizio ed il delitto, nei primi stadî di sviluppo dell’anima del criminale, si confondono e si unificano. Ma, se le forze ambienti non giungono a modificare le correnti malefiche dei germi in fermentazione, verrà giorno in cui queste prenderanno direzioni distinte, e l’io del criminale, organizzandosi, si unificherà e rafforzerà, mercè l’assorbimento e la fusione, con la propria energia, di tutte le energie similari coerenti alla inclinazione verso data specie di delitto. Avviene, allora, che tutto intero l’organismo psichico subisca novella trasformazione, e, seguendo un’altra fase di processo disintegrativo ed integrativo, abbandonerà, per legge di selezione organica, gli elementi difformi alla specie di delitto in prevalenza e si rafforzerà a percorrere la discesa fatale su cui si è messo. Le idee morali, i sentimenti, l’intero corredo dei pregiudizî, il cumulo delle impulsioni sociali, fin i convincimenti religiosi avranno modificazioni appariscenti: un nuovo mondo si va enucleando, con leggi e con moto proprio.

Il sanguinario, l’uomo dall’abitudine alla violenza, attingerà coraggio all’offesa, alla vendetta da idee strane, ma sistemate, di falsi pretesti protettivi dell’onore e della dignità personale; da sentimenti morbosi di alterigia di supremazia; da passioni dissolute al giuoco, all’alcoolismo, ai piaceri sessuali; dalla frequenza del delirio di persecuzione; da credenze religiose inchinevoli piuttosto al feticismo, che alla concezione di sanzione dell’ordine etico. Egli, assorbito dall’io egoistico primeggiante, sdegnerà di attentare alla proprietà, di commettere furti; rifuggirà dall’abusare dell’altrui buona fede, dal commettere frodi o falsità; anzi, la esagerata coscienza di sè, gli imporrà l’obbligo di prestare, financo, aiuto a chi sia caduto vittima dell’altrui ingordigia e raggiri. Quante volte, dimandando ad un omicida se in precedenza abbia riportate altre condanne, sentirete rispondere: per ferimenti, per oltraggi; ma giammai per furto! Ogni specie di delinquente ha la sua morale: pel sanguinario è obbligo imprescindibile di non macchiarsi di reati di furto: il rispetto verso i simili si limita alla proprietà, non alla persona!

Ben altrimenti accade per i truffatori ed i ladri. Il fondo comune è sempre lo stato di squilibrio degenerativo. Tra i primi, giusta le osservazioni del Marro, prevalgono le anomalie patologiche; nelle atipiche essi eguagliano i normali, e solo li superano d’alquanto nelle ataviche: l’alcoolismo assume forme più gravi che non nei feritori, in grazia del più propizio terreno naturale che trova in essi; non rare manifestansi le alienazioni mentali; loro tratto caratteristico è la diffidenza, che in nessun’altra classe di delinquenti trovasi così spiccata e generale; avvi frequente propensione al giuoco, l’avidità e la cupidigia del guadagno[35].—I ladri, nel significato generico, sono anch’essi alcoolisti, pieni di pregiudizî religiosi, deficienti di mente, ma astuti e cauti; per lo più timidi; soggetti a forme tipiche di manie impulsive; con scarsezza di sentimenti etici, anzi questi, per loro, messi in ostentazione, servono quali motivi di scuse, quali mezzi onde sfuggire la responsabilità: dediti all’ozio, il lavoro è pretesto di disgusto d’una condotta retta; l’allettamento suggestivo della riuscita della impresa li solletica, li anima, li conquide.

5.—A questo stadio cosciente del delitto appartiene l’esame delle emozioni criminose.

Le percezioni e le rappresentazioni, oltre ad avere un contenuto ideale permanente, sono accompagnate da tono sentimentale di piacere e di dolore. Abbiamo visto che il piacere ed il dolore non sieno che stati integrativi o disintegrativi di coscienza, seguìti da aumento o diminuzione di energia personale. Le emozioni sono stati interni, i quali alterano il senso generale cenestetico e tendono ad impedire il corso naturale di correnti della vita ideale ed affettiva. Circa la loro origine vi sono differenti teoriche. La prima, desunta dalla comune esperienza, ammette che gli stati emotivi sieno di origine centrale ed affatto interna: una rappresentazione, una percezione, una idea destano sentimento piacevole o doloroso che si diffonde e si ripercuote sull’organismo producendo espressioni somatiche. L’ira, l’odio, l’amore sono il prodotto dell’energia di analoghi motivi: il loro equivalente fisico è rappresentato da concomitanti fenomeni vaso-motori.