La seconda teorica, propugnata da Lange e da James, segue il processo inverso. Essa sostiene, che le modificazioni fisiche conseguono direttamente alla percezione del fatto eccitante, e che il senso nostro di quelle modificazioni, mentre avvengono, costituisce l’emozione. James spiega: «Il senso comune dice: Noi perdiamo la nostra fortuna, siamo tristi, piangiamo; incontriamo un orso, siamo spaventati e scappiamo; veniamo insultati da un rivale, siamo arrabbiati e reagiamo. L’ipotesi, che qui difenderemo, afferma che tale ordine di seguenza è scorretto, che l’uno stato mentale non è indotto immediatamente dall’altro, ma che vi si debbano dapprima frapporre le modificazioni organiche, e che l’affermazione più razionale è, che noi siamo tristi perchè piangiamo, siamo spaventati perchè tremiamo, arrabbiati perchè reagiamo, e non che piangiamo, tremiamo, reagiamo perchè siamo tristi, spaventati, arrabbiati, secondo i casi. Se le modificazioni organiche non tenessero dietro immediatamente alla percezione, quest’ultima sarebbe soltanto cognitiva, pallida, fredda, destituita di colore emotivo. Potremmo in tal caso vedere l’orso e giudicare che fosse meglio fuggire; ricevere un insulto e decidere di reagire, ma non sapremmo sentirci effettivamente spaventati o arrabbiati»[36].

A meglio dilucidare le sue idee, James ricorda i seguenti fatti: che gli oggetti eccitano modificazioni organiche mediante un meccanismo preorganizzato, oppure che le modificazioni sono così indefinitamente numerose e sottili, che l’intero organismo può venir chiamato un risonatore che ogni modificazione della coscienza, per quanto lieve, può porre in vibrazione; che ogni manifestazione organica, qualunque essa sia, è sentita, acutamente od oscuramente, appena si produce. «Se ci immaginiamo qualche emozione forte, quindi cerchiamo di astrarre, dalla coscienza che di essa abbiamo, tutte le sensazioni dei suoi sintomi fisici, troviamo che non ci resta alcun residuo, nessuna sostanza mentale onde possa constare l’emozione, ma che non ci resta che uno stato freddo e indifferente di percezione intellettuale. Vero è che, sebbene molte persone interrogate dicano che la loro introspezione verifica questa asserzione, altre persistono nel negare. Molti ancora non arrivano ad intendere la questione..... Un’emozione umana incorporea è una non-entità. Non dico già che essa sia una contraddizione nella natura delle cose, o che i puri spiriti siano condannati ad una fredda vita intellettuale; ma dico che, per noi, è inconcepibile l’emozione dissociata da ogni sensazione organica. Quanto più intimamente io indago i miei stati d’animo, e più mi persuado che tutte le condizioni, gli affetti, le passioni che io ho sono veramente costituite da quelle modificazioni organiche che ordinariamente diciamo essere la loro espressione o la loro conseguenza; e, più, mi sembra che, se mi accadesse di diventare anestesico in tutto il corpo, verrei ad essere escluso dalla vita degli affetti, aspri o teneri, per menare una vita puramente conoscitiva e intellettiva. Una simile esistenza, se anche è apparsa come una vita ideale a certi antichi saggi, è troppo apatica per essere desiderata da coloro che sono nati da qualche generazione, dopo che la sensibilità è tornata in grazia»[37].

6.—Per bene apprezzare la esposta teoria, sostenuta anche dal Ribot, dal Sergi e dall’alienista francese G. Dumas, è d’uopo rifarci alquanto indietro e svolgere l’essenza unitaria, di cui già facemmo parola, dell’evento psichico, dalla più bassa forma monistica alla più complessa manifestazione del pensiero.

La scala psicologica evolutiva, dal psicoplasma (o sostanza psichica nel senso monistico) agli atti volitivi, percorre degli stadî che sono altrettanti gradi integrativi organici differenziati. A prescindere dagli strati più bassi, arriviamo a comprendere che, rispetto alla vita psichica dell’uomo, il fenomeno fondamentale sia la rappresentazione (Herbart). Il gruppo importante delle attività psichiche emotive interessa specialmente perchè dimostra immediatamente il nesso diretto delle percezioni cerebrali con altre percezioni fisiologiche (impulso cardiaco, attività dei sensi, contrazione muscolare); perciò diventa chiaro quanto c’è di non naturale e di insostenibile in quella filosofia, che vuole separare fondamentalmente la psicologia dalla fisiologia (Haeckel). Il principale problema, al quale si attese da chi volle sorprendere il mistero della vita psicofisica, fu posto, innanzi tutto, nella ricerca dell’equivalente meccanico, chimico o fisico, e fisiologico degli stati di coscienza; indi fu allargato alle forme primigenie dell’attività psichica. Il primo aspetto del problema, però, è un residuo, o non confessato o inconsapevole, del vecchio dualismo, che distingueva la forza vitale dalle altre forze naturali; peggio ancora, l’anima dei bruti da quella dell’uomo.—Senonchè «il pensiero, la coscienza, non è altro che il lato subbiettivo dei fenomeni vitali, e però non può differenziarsi da questi, meno che mai può mettersi di fronte ad essi in una specie di antagonismo, come in fin dei conti avviene del lavoro meccanico di fronte al calore, di guisa che l’uno abbia finito di essere quando l’altro incomincia ad essere. Il fenomeno coscienza accompagna i mutamenti interni trofici e metagenetici del cervello, non li anticipa nè li sussegue; perciò malamente si capisce come entro allo stesso cervello debbano prodursi altri mutamenti o assimilativi o dissimilativi, di cui il pensiero sarebbe la manifestazione subbiettiva. Si dovrebbe perciò supporre (cosa assurda e antibiologica) che i centri nervosi sieno sede di due diverse specie di metabolismo!»[38].

Il principio unitario dell’evento psichico (Mili, Lewes, Spencer, Lotze, Horwicz, Lippe, Haeckel, Morselli, ecc.) si riassume nel ritenere, con Ardigò, che quelle, che i metafisici chiamano facoltà attive e passive, interne ed esterne, animali e razionali, rappresentative affettive e volutive, e così via, non sono infine che combinazioni variate dei medesimi elementi, come altrettante parole, di suono e di significato diverso, formate colle medesime lettere dello stesso alfabeto[39].

7.—Dopo aver ciò premesso, sarà agevole inferire in che consista l’equivoco del James, del Lange e dei loro seguaci. Si è voluto spezzare l’unità psicofisica del fenomeno interno della emozione; si è voluto credere che ciò che per mera opportunità metodica gnoseologica poteva essere avvisato in due momenti differenti (il momento fisico ed il momento psichico) fosse davvero il prodotto di due fatti separati con seguenza necessaria. La verità è, che i due momenti, in apparenza analoghi a fatti diversi, non sono che due lati di unico fenomeno, il cui sostrato dinamico ha l’equivalente nella energia trasformata del motivo esterno od interno. Il Lange e James, separando il contenuto della percezione dal tono sentimentale della emozione, credono di aver trovata la possibilità di uno stato di freddezza e di indifferenza intellettuale; l’argomento, cioè, che la emozione non sia concepibile se non quale effetto di modificazioni organiche. Essi non si avvedono che la fatta ipotesi poggia sull’errore di credere che davvero possa ricorrere una percezione intellettuale fredda ed indifferente, e che sia a noi concesso di astrarre, dalla emozione, tutti i sintomi fisici, senza che di essa non si muti sostanzialmente l’intima essenza. Ogni percezione non è mai disgiunta da un grado di equivalente dinamico: se alla emozione si sottraggono i concomitanti fisici, sopprimendosene fin il ricordo, essa si trasforma in idea; dal campo affettivo passa nel campo intellettivo. A che, dunque, parlare di precedenza o di seguenza, se nella continuità degli stati di coscienza la singola unità d’un fenomeno per tanto serba la fisonomia di processo differenziato per quanto si concepisce quale somma o composto di elementi constitutivi? I fenomeni intellettivi e gli affettivi son due rami del medesimo tronco, le cui radici si profondano nel suolo sottostante delle funzioni riflesse, automatiche ed istintive: la psicologia comparata ci sospinge ancora oltre, e ci induce a concludere con Haeckel, che una catena ininterrotta di tutti i gradi di passaggio possibili riunisca gli stati originarî primitivi del sentimento nel psicoplasma dei protisti unicellulari con queste altissime forme evolutive della passione nell’uomo, che hanno la loro sede nelle cellule gangliari della corteccia cerebrale.

8.—Passando a trattare delle emozioni criminose, non possiamo che ripetere ciò che altrove[40] scrivemmo.

Poichè, come osserva il Sergi, sono varie le vie di attività, varie le condizioni dell’ambiente e di diverso carattere i bisogni animali e umani, varî gruppi di percezioni e di stati psichici, che si riferiscono a dolori e a piaceri associati organicamente, devono essersi formati; i quali gruppi sono come tanti centri psicorganici di emozioni diverse e secondo le condizioni speciali e la composizione degli elementi psichici e degli organici tutti insieme e delle cause esterne determinatrici dei medesimi stati coscienti[41].