Tali gruppi psicorganici, centri emozionali derivati o istintivi, considerati riguardo al delitto, sono la base reale delle tendenze criminose; quindi il vero criterio per una differenziazione scientifica di tipi di delinquenti. La emozione è la scaturigine, prossima o remota, dell’umana attività; ad essa si ricongiungono tutte le nostre azioni. Data, dunque, la ipotesi di centri emotivi differenziati, per lunga azione integrativa di coefficienti d’ambiente o di cause contingenti, l’attività individuale si indirizzerà a fini analoghi alla natura degli impulsi che ne sono la manifestazione, e di qui i caratteri distintivi di tipi criminali.
9.—Questi centri emotivi obbediscono, non che alle leggi statiche e dinamiche, eziandio a dei modi che possono raccogliersi sotto gl’infrascritti termini: reazione, periodicità, antagonismo.
Nel mondo psichico, similmente che nel mondo esterno della materia, è dominante la legge della inerzia, per la quale non sarebbe possibile la produzione di un fenomeno di movimento senza che in precedenza non fosse impresso l’impulso che valga a determinarlo; nè, determinato che sia, si avrebbe la cessazione se il moto non fosse arrestato da ostacoli o da contrario impulso. La coscienza, prodotto di processi accumulatisi, resterebbe in condizione invariata se non sopravvenissero continui motivi, che ne producono i cambiamenti e ne alterano il contenuto. Di qui l’azione di questi motivi, alla quale corrisponde eguale reazione.
10.—La periodicità delle emozioni rientra nella gran legge del ritmo del moto.—La prova della periodicità di emozioni criminose noi la troviamo nella influenza delle età, dello stato sociale, delle meteore, degli elementi etnici sulla produzione di taluni crimini in aumento o in diminuzione con costante processo statistico. Che se da considerazioni generali scendiamo all’analisi di singole emozioni, vedremo che la legge ha riscontro indefettibile e che ci serve, alle volte, per elevarci a dei criterî logici preziosi di cui ci avvaliamo nella prova della successione degli atti incriminabili e della entità di ciascuno.
Consideriamo, ad esempio, la collera, che, ridestata dall’idea di offesa ricevuta, è emozione caratteristica la quale accompagna i reati d’impeto. L’individuo, che n’è affetto, dapprima è come travolto da tempesta, che gli toglie il discernimento e lo spinge ad atti incomposti di violenza. Poco a poco, dopo che sia avvenuta, mediante una mimica concitata di reazione, la scarica della energia accumulata, subentra lo stato di calma apparente; l’individuo resta oppresso sotto l’incubo della idea che ne ha invasa la coscienza: nell’oscillazione tra il passato ed il presente, il pensiero ed il sentimento ora attingono il grado di esplosione, ora si abbassano fino allo stato di abbattimento, di umiliazione: basterà che qualunque circostanza aggiunga o tolga peso al motivo di offesa perchè o si precipiti difilato all’azione reattiva, o ritorni la calma e si ristabilisca l’equilibrio.
11.—Intendo per antagonismo delle emozioni criminose la concorrenza, simultanea o successiva, di correnti di attività ridestatesi nella coscienza del delinquente, a séguito del motivo interno, per conseguire lo scopo del delitto. Queste correnti sono energie attuali, che partono dal medesimo fondo degenerativo e che, ad un punto del campo della coscienza, insorgono e tendono a prevalere, ciascuna per la sua direzione; alcuna volta fondendosi insieme, altra volta sforzandosi o di elidersi o di sovrapporsi con vicendevole moto, per opposte impulsioni. Nella ipotesi di fusione, la energia emotiva si rafforza in ragione delle coefficienze di correnti; nella ipotesi di contrasto, si hanno i seguenti stati interni: turbamento generale del soggetto, che dapprima tentenna a quale fine indirizzarsi, indi a quali mezzi di scelta appigliarsi; indebolimento dell’eccitamento emotivo iniziale; equilibrio instabile di condizioni associative o appercettive; esaurimento di eccitazione o prevalenza d’una corrente sulle altre ed impulsione unica all’azione.
12.—Parlando della dissoluzione psicofisica del delinquente, ci fermammo segnatamente ad osservarne la forma morbosa o patologica. Dobbiamo completare la trattazione restringendoci, con maggiore attenzione, alla sfera della affettività e della ideazione, in istato non patologico, ma fisiologico; vale a dire durante il processo disintegrativo ordinario della psiche del delinquente, senza che vi intervenga l’influsso deleterio di qualche specie di malattia.
Il Ribot scrive: «La legge di dissoluzione, in psicologia, consiste in una regressione continua che discende dal di sopra al disotto, dal complesso al semplice, dall’instabile allo stabile, dal meno organizzato al meglio organizzato: in altri termini, le manifestazioni, che sono le ultime in data nella evoluzione, spariscono le prime; quelle che sono apparse le prime spariscono le ultime. L’evoluzione e la dissoluzione seguono un ordine inverso»[42].
Il Janet, al Congresso di psicologia di Roma, ha svolto un tema sulle oscillazioni del livello mentale, dimostrando che il progresso e il regresso del livello mentale non sono costanti; che grandi fluttuazioni di questo livello sono state osservate da lungo tempo negli isterici, ma sarebbe un errore il credere che gli individui normali ne vadano esenti. Questo abbassamento del livello mentale è costituito da grande depressione psichica, da un senso di depressione, di diminuzione di sè, di amnesie e da amnesie retrograde. L’ultima cosa appresa è la prima ad essere distrutta nell’abbassamento del livello mentale; ed è perciò che quello che vi è di più nuovo, di più recente, cioè il momento attuale, è ciò appunto che per primo viene a perdere il suo interesse quando lo spirito s’indebolisce; e il primo sintomo dell’indebolimento mentale è appunto l’inseguire fantasticamente oggetti o idee lontane od inutili, perdendo di vista la necessità e l’attività del presente[43].
Rifacendoci alquanto indietro, diamo la teorica più probabile da adottare. Le sensazioni, le rappresentazioni, le idee, i sentimenti, serbando il doppio ritmo di coesistenza e di successione, si fondono, si organizzano, si unificano in composti psichici separati, che tra loro sono in relazioni di affinità o di identità. Il funzionamento psichico, in generale, ha l’equivalenza in analoga funzione cerebrale, che non ammette energie singole ristrette, con attività chimico-fisica, in centri qualitativamente differenziati, nè ammette la localizzazione di facoltà in senso materiale ed assoluto. La localizzazione cerebrale funzionale deve intendersi nel senso di maggiore attitudine di alcuni centri, rispetto agli altri, nel ridestare la efficacia di data energia, o, meglio, nel far sì che l’attività dell’io, fisica o psichica, prenda una direzione o un’altra, si manifesti in modo speciale. Il solo vero interessante è di sapere, che la funzione del cervello sia l’attività risultante di tante energie componenti, e che «una mentalità sia una specialità di onda cerebrale, più o meno estendentesi nella trama craniale, più o meno composta di varie concorrenti, più o meno normalmente spiegantesi, più o meno alterantesi, per le condizioni diversificate del cervello»[44].