Psichicamente avvisata, la risultante ultima della funzione cerebrale corrisponde ai due atti più complessi, il mentale e l’affettivo, la intelligenza e la volontà. La intelligenza, unificando il prodotto psichico delle rappresentazioni, è alla sua volta un composto decomponibile negli elementi di idee e di appercezioni; la volontà, assommando il cumulo delle energie attuali di motivi e di sentimenti, segna la linea discendente della curva descritta dall’integrarsi della psiche, poichè essa corrisponde al momento dinamico in cui l’io tende a proiettarsi al di fuori ed a completarsi nell’azione esteriore. In questo ascendere o discendere continuo, in questa organizzazione vicendevole del tutto insieme e delle parti, in questa relazione statica (o di sola sussistenza) e dinamica (o di sola operazione) tra i centri funzionali cerebrali, o tra i composti psichici, è tutta la vita dell’io, è la origine degli stati di coscienza, della evoluzione e della dissoluzione della personalità; evoluzione quando si ascende, dissoluzione quando si discende.
La coscienza si rende più complessa, più stabile a seconda che meglio si organizzi; i suoi piani, o strati, si consolidano come più le rappresentazioni acquistano maggiore compattezza.
L’ultimo composto psichico formatosi è il primo a dissolversi nella disintegrazione della personalità; le emozioni disinteressate, cioè che attingono la più alta cima della vita affettiva, sono le prime, secondo Ribot, a scomparire nella discesa morale. L’importante a ricordare è però questo, che la esaminata dissoluzione è modificata dal duplice ordine di vita di relazione, l’ordine di tempo o della seguenza degli stati di coscienza, e l’ordine di coesistenza o del simultaneo concorso di energie convergenti.
Chi voglia formarsi l’idea approssimativa di ciò che sia la coscienza nello stato normale e nello stato di alterazione, immagini un piano liquido, sotto limpido cielo, attorniato da verdeggianti alberi, rispecchiante i molti oggetti cosparsi sulla riva.
Il cielo, gli alberi si riflettono col colore, con le forme naturali. Anche a non rivolgere gli occhi attorno, basterà fissarli sulla superficie dell’acqua per vedere e riconoscere la realtà di esistenti sopra ed in giro, da vicino e da lontano.
Le onde, che appena si increspano, fan fluttuare le immagini, rendendole, talfiata, poco visibili; altra volta confuse, ondeggianti, di forme alterate: ma, purchè si porga un po’ d’attenzione, purchè si fissi meglio l’occhio, è facile accorgersi dell’errore di senso, ed avere la percezione esatta degli oggetti riflessi.—Suppongasi che qualcuno gitti nell’acqua un grosso sasso. Al rumore del tonfo, subito vi accorgete che succede gran turbamento. La luce più non espande il suo riflesso; le immagini degli oggetti spariscono, le correnti si intorbidano e confondono. Se attendete alcun poco, permettendo che ritorni alquanto la calma, vi accorgete subito che attorno al punto dell’urto, là dove il tonfo è avvenuto, cominciano a descriversi dei cerchi concentrici, con movimenti repulsivi e con ritmo decrescente.
Il piano liquido è la coscienza allo stato normale: essa rispecchia il mondo esterno con naturalezza di forme e di colorito; l’osservazione introspettiva, l’occhio della mente, che si riflette sul suo campo visivo, ne percepisce la realtà; la più perfetta armonia esiste tra il mondo esterno e l’interno, tra le immagini, o le rappresentazioni, e gli stati oscillanti ed instabili, ma contenuti in ritmo di equilibrio. Alla scossa d’un’idea, che viene dal di fuori o insorge repentina dal fondo dell’anima; al furioso assalto di un sentimento, che mette il tutto in subbuglio, succede lo scompiglio della coscienza e scompare la serenità e la calma. Passa alcun tempo, l’ordine si ristabilisce alquanto, ma dal punto, ove la scossa è avvenuta, si seguono continue impulsioni, le quali, con moto centrifugo, sprigionano, con seguenza di scariche, la energia accumulata in grado esuberante.
Suppongasi ancora che, invece dell’urto del sasso (della scossa d’una idea), senza che altra causa di turbamento vi si aggiunga, l’acqua sia messa in moto da tempestose correnti che ne alterino profondamente la superficie e ne sconvolgano il fondo: ov’è più l’agio di veder riflessi gli oggetti esterni, ov’è il flusso e riflusso delle onde, l’avvicendarsi tranquillo di tenui movimenti? Ed ugualmente, se la coscienza sia profondamente turbata, gli stati psichici sovrapposti si infrangono, le energie accumulate ed omogenee si confondono, vengono, con moto incomposto, furiosamente a galla e si espandono; le tendenze, che ad esse sono unite, di impulsività egoistiche, riprendono il sopravvento a detrimento di nuove energie sovrapposte; il fondo rimugghia e distrugge, col sollevarsi, l’ultimo piano, il meno differenziato, ma il più perfetto nella selezione organica della coscienza.